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Sette anni dopo la promessa di Macron, cresce la frustrazione per la restituzione del patrimonio africano

Macron e la promessa di restituzione del patrimonio africano

Patrimonio africano | macron
patrimonio africano | Macron
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Sono trascorsi sette anni dalla storica dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron a Ouagadougou, in Burkina Faso, nel novembre 2017, in cui affermò che il patrimonio africano “non può restare solo nelle collezioni private e nei musei europei”. Questa promessa ha acceso il dibattito globale sulla restituzione dei beni coloniali, ma i progressi sono stati lenti, suscitando crescente insoddisfazione tra i paesi africani.

Tra leggi approvate e mancate azioni

Nel gennaio 2022, il Senato francese approvò un disegno di legge che proponeva l’istituzione di una commissione nazionale di esperti per supervisionare i casi di restituzione di manufatti non europei e resti umani. Mentre la legge sulla restituzione degli oggetti sottratti durante l’era nazista è stata adottata, la terza parte del disegno di legge, dedicata ai beni coloniali, rimane bloccata in Parlamento.

Secondo il senatore Pierre Ouzoulias, il processo è stato interrotto da turbolenze politiche, tra cui le elezioni anticipate indette da Macron. “La dissoluzione [del governo] ha interrotto il programma,” spiega Ouzoulias, sottolineando come l’entusiasmo iniziale per la restituzione sembri essersi affievolito.

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Il caso del tamburo Djidji Ayôkwé: un progresso parziale

Questo mese, la Francia ha trasferito il tamburo Djidji Ayôkwé, un oggetto storico sottratto nel 1916 alla comunità Ébrié della Costa d’Avorio. Il tamburo, usato per avvertire di pericoli, faceva parte di una lista di 148 opere ufficialmente richieste per la restituzione dalla Costa d’Avorio nel 2018.

Il trasferimento è avvenuto tramite un accordo di deposito, una misura amministrativa temporanea che non richiede l’approvazione parlamentare. La ministra della cultura ivoriana, Françoise Remarck, ha definito il trasferimento un “giorno storico per la Costa d’Avorio”. Tuttavia, i critici sostengono che questo approccio frammentario rifletta una riluttanza della Francia a impegnarsi pienamente nella restituzione.

Patrimonio africano

Ouzoulias sottolinea che la commissione cultura del Senato aveva chiesto una legge specifica per garantire la piena proprietà del tamburo alla Costa d’Avorio, ma il ministero ha optato per l’accordo di deposito, posticipando una restituzione formale e definitiva.

Un approccio frammentario legato agli interessi diplomatici

La ministra della cultura francese, Rachida Dati, ha dichiarato:

“Le restituzioni sono state a lungo un tabù. È un tema su cui non dobbiamo arrenderci. Per accelerare il processo, ho preferito adottare una soluzione in due fasi: prima un accordo di deposito, poi una legge sulla cessione della proprietà.”

Tuttavia, un giornalista francese esperto di restituzioni sottolinea che questa strategia riflette una politica di restituzioni “a piccoli passi”, spesso subordinata agli interessi diplomatici della Francia. “Macron aveva promesso di restituire il tamburo già nel 2021, ma siamo ancora in attesa di una legge che organizzi queste restituzioni in modo organico,” spiega il giornalista.

Ouzoulias conclude criticando la mancanza di slancio dell’attuale ministra della cultura: “La pressione diplomatica esercitata da diversi stati africani ha costretto il ministero ad agire, ma l’entusiasmo iniziale sembra essersi perso.”

Conclusione

Nonostante alcune restituzioni simboliche, come il tamburo Djidji Ayôkwé e altri oggetti restituiti a Senegal, Benin e Madagascar, il processo di restituzione del patrimonio africano rimane frammentato e lento. La mancanza di una legislazione organica continua a rappresentare un ostacolo per un reale cambiamento.

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