Il Trattato dell’Eliseo, firmato il 22 gennaio 1963 da Charles de Gaulle e Konrad Adenauer, ha formalizzato la riconciliazione franco-tedesca e istituito una cooperazione strutturata in difesa, politica estera, cultura e istruzione, ponendo le basi per una stretta integrazione europea, culminata poi nel Trattato di Aquisgrana del 2019 con ulteriori aggiornamenti; celebrano mezzo secolo di amicizia e rafforzando l’asse franco-tedesco per il futuro dell’UE.

22 gennaio 1963, i punti chiave del trattato
Il documento ha istituito un protocollo di consultazione permanente che obbligava i rispettivi governi a incontrarsi regolarmente per coordinare le linee di politica estera, difesa e sicurezza. Oltre alla dimensione politica, il trattato aveva posto una forte enfasi sulla società civile, portando alla nascita dell’Ufficio franco-tedesco per la gioventù, un’istituzione che ha favorito lo scambio culturale tra milioni di studenti nel corso dei decenni.
In 22 gennaio 2026, il Trattato dell’Eliseo rimane un riferimento fondamentale per la stabilità del continente. La sua visione originale è stata ulteriormente consolidata nel 2019 con il Trattato di Aquisgrana, che ne ha aggiornato le ambizioni in ambiti strategici contemporanei come: l’innovazione tecnologica e la tutela del clima, confermando la centralità dell‘asse franco-tedesco nelle attuali dinamiche dell’Unione Europea.
Le conseguenze politiche del Trattato dell’Eliseo furono immediate e profonde, specialmente nei rapporti con gli Stati Uniti. L’amministrazione di John F. Kennedy guardò con forte sospetto all’accordo, interpretandolo come un tentativo di Charles de Gaulle di costruire un’Europa a guida francese indipendente dall’egemonia americana e dalla NATO. Per contrastare questa visione, gli Stati Uniti esercitarono pressioni sulla Germania Ovest affinché includesse un preambolo esplicativo al momento della ratifica nel Bundestag.

Tale aggiunta chiariva che il trattato non avrebbe compromesso i legami della Germania con gli USA, la permanenza nella NATO e l’integrazione con il Regno Unito. Questo emendamento irritò profondamente De Gaulle, il quale affermò amaramente che il trattato era diventato privo di significato, sebbene nel lungo periodo la cooperazione sociale e culturale era comunque fiorita.
Il 22 gennaio segna il 63° anniversario del trattato in un contesto di rinnovata centralità diplomatica per l’Europa. In questo gennaio 2026, le celebrazioni ufficiali a Parigi e Berlino mettono l’accento sulla sovranità europea e sulla difesa comune, temi tornati prioritari a causa delle recenti tensioni transatlantiche e della necessità di un’autonomia strategica, dove il concetto di euroncentrismo non molla mai.
Parallelamente si osserva un rafforzamento dell’asse con l’Italia, allarmando le masse con una rinnovata idea di colonialismo e di gruppi di estrema destra. il 23 gennaio 2026 è infatti previsto un vertice tra i leader di Italia e Germania per discutere l’attuazione del Piano d’Azione bilaterale, segnando un anno di intensa cooperazione diplomatica europea che si affianca all’eredità storica franco-tedesca.

Mentre il 22 gennaio del 2018 furono Emmanuel Macron e Angela Merkel a dare vita a una rinnovata partnership tra la Francia e la Germania e che doveva dare un impulso positivo a una Europa definita troppo debole, inefficiente e lenta. Oggi il Piano d’Azione italo-tedesco rappresenta il cuore della cooperazione strategica tra Roma e Berlino, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dei due Paesi nell’Unione Europea attraverso cinque pilastri fondamentali.
Nel corso del 2026, l’attuazione del piano si concentra sulla competitività economica e sull’innovazione, sempre sfociando sul capitalismo anziché sulla democrazia e l’ambiente. Promuovendo progetti comuni nei settori dell’alta tecnologia, dello spazio e del digitale per garantire l’autonomia strategica europea. Un ambito cruciale è quello dell’energia e della transizione ecologica, dove l’ossimoro economia e ambiente si incontra; dove si spera che i due governi coordinano politiche per la tutela del clima e lo sviluppo di tecnologie sostenibili, includendo il dialogo sul mix energetico futuro.

Sul fronte della sicurezza, il piano prevede una stretta integrazione delle industrie della difesa e consultazioni regolari sulla politica estera, specialmente in risposta alle sfide geopolitiche attuali. La dimensione sociale e culturale è altrettanto rilevante, con iniziative volte a migliorare la formazione professionale e la coesione del mercato del lavoro, oltre a una gestione condivisa dei flussi migratori e dell’agenda europea.
Questo percorso di collaborazione trova un momento di massima visibilità nel vertice intergovernativo previsto a Roma il 23 gennaio 2026, dove il Presidente del Consiglio italiano e il Cancelliere tedesco si incontreranno per verificare i progressi del piano e definire le prossime priorità strategiche per l’intera Unione.