Il 26 marzo 1953 rappresenta una data fondamentale nella storia della medicina: il ricercatore statunitense Jonas Salk annunciò alla radio nazionale (durante il programma CBS Evening News) di aver sviluppato con successo un vaccino contro la poliomielite (vaccino antipolio), una malattia che all’epoca paralizzava migliaia di persone, soprattutto bambini.

26 marzo 1953, primo test del vaccino antipolio
La poliomielite è una malattia virale molto contagiosa, che attacca il sistema nervoso centrale, oggi comunemente chiamata polio, è causata dal poliovirus che colpisce in genere i bambini. Il contagio avviene per via respiratoria o fecale e non presenta sintomi, quindi è molto difficile da individuare in tempo e da essere curata.
Jonas Salk venne nominato lo scienziato del popolo, un uomo che sconfisse la poliomielite e che conquistò l’amore del pubblico ma non il rispetto dei suoi pari. Negli anni a seguire il vaccino antipolio fu perfezionato e nel 2002, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dichiarò la regione europea libera dal virus della polio.
Nel 1840 il tedesco Heine descrisse per primo la malattia, poi, all’inizio del ‘900 la malattia si incominciò a diffondere e venne distinta in due categorie: quella di tipo minore e quella che attaccava il sistema nervoso centrale. Si cominciarono così a effettuare i primi studi fino a quando l’epidemiologo Jonas Salk ne sviluppò un vaccino per i tre tipi di poliomielite conosciuti. Dopo una serie di test clinici, Salk confermò l’efficacia del vaccino il 26 marzo 1953.
Jonas Salk
All’età di quarant’anni, Jonas Salk divenne lo scienziato più amato d’America. Probabilmente fu lo scienziato più amato che il mondo abbia mai conosciuto. Einstein era più famoso, ma pochissimi capirono cosa avesse fatto e l’importanza del suo genio. J. Robert Oppenheimer era famoso quanto Salk, e milioni di persone gli erano grate per ciò che aveva fatto, eppure la sua impresa lo rese anche famigerato – addirittura maligno agli occhi di molti, una malizia che cresceva man mano che la mostruosità del Giappone imperiale si allontanava dalla memoria collettiva.

Ma tutti sapevano e comprendevano cosa avesse fatto Jonas Salk con il vaccino contro la poliomielite paralitica, la quale porta il suo nome, e tutti lo amavano incondizionatamente per questo; con l’eccezione di molti altri scienziati.
Negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ’50, secondo il libro di Paul Offit The Cutter Incident , un sondaggio d’opinione pubblica mostrò che la paura della poliomielite era seconda solo alla paura di una catastrofe nucleare. Nel 1952, anno di una grande epidemia di poliomielite che uccise
oltre tremila persone, morirono dieci volte più persone per polmonite e settanta volte di cancro.
Ciononostante, c’erano validi motivi per una diffusa paura della poliomielite. In un’epoca in cui il rischio rappresentato da molte delle malattie infettive più letali, come la sifilide, la tubercolosi e la polmonite batterica, era stato radicalmente ridotto dagli antibiotici, la maggior parte delle infezioni virali, come la poliomielite, rimaneva inarrestabile. L’incidenza della poliomielite era in aumento negli anni ’40; ogni nuova estate portava un’epidemia e la maggior parte delle vittime erano bambini e adolescenti.
Diversi storici della malattia e del vaccino che contribuì a debellarla, citano i ricordi di un’infermiera anonima che lavorava al Municipal Hospital di Pittsburgh, dove il dottor Salk aveva il suo laboratorio di ricerca. Ricorda le ambulanze in fila all’esterno, fino a diciassette nuovi ricoveri al giorno, i medici che cercavano di dormire il più possibile in camice sui lettini e le infermiere che facevano fatica a tornare a casa.

Fin dalla prima infanzia, la vista della sofferenza umana colpì profondamente Jonas, lasciandogli un segno indelebile. Anni dopo, ricordava la parata del Giorno dell’Armistizio a New York nel 1918 e lo straziante spettacolo dei soldati con un braccio o una gamba amputati.
La letale pandemia influenzale di quello stesso anno gli lasciò impressi nella memoria i carri trainati da cavalli che trasportavano bare per le strade. Le conseguenze dell’epidemia di poliomielite del 1916 lo perseguitavano con i ricordi dei compagni di scuola che lottavano con le protesi alle gambe come prigionieri in catene. Il mondo era una valle di lacrime e l’incessante susseguirsi di tribolazioni umane si impadronì dell’anima di Salk, finché il soccorso ai più deboli non divenne la sua missione di vita.