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Antico EgittoPillole di storia

Pillole di Storia Antica, ma ci lavavamo i denti?

Curiosità dalla Storia

Isotta Franci 1 mese fa Commenta! 7
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Ci lavavamo i denti? Nell’antichità ci si lavava i denti spesso con metodi sorprendenti. Egizi, Greci e Romani usavano bastoncini da masticare, polveri abrasive (ossa bruciate, conchiglie) e persino urina per l’ammoniaca. L’igiene era considerata, ma nel Medioevo ebbe un cambiamento, per poi evolvere verso spazzolini con setole.

Antico egitto, come si lavavano i denti

Antico Egitto e Mesopotamia per lavarsi i denti utilizzavano bastoncini aromatici (simili al siwac) per pulire e masticavano erbe per l’alito. Si creavano dentifrici con ingredienti come pietra pomice polverizzata, verderame e incenso. Anche nell’antica Grecia e Roma c’era un’attenta cura per i denti, Ippocrate raccomandava di lavare denti e gengive. I Romani usavano stuzzicadenti (dentiscalpium) in osso, legno o metallo prezioso. Per sbiancarli utilizzavano polveri di ossa e corna bruciate, o addirittura urina importata (apprezzata per l’ammoniaca), una pratica nota per rendere i denti molto lucidi.

Il Medioevo, tra il 500 e il 1500 d.C. (che non è già più Medioevo), l’igiene orale in Europa cambiò notevolmente, per alcuni storici diminuì. La pulizia era limitata all’uso di panni o stuzzicadenti. Il mal di denti era curato con rimedi che noi, a oggi, troveremo assurdi. L’evoluzione dello spazzolino da denti, vediamo in Cina, sviluppò il primo spazzolino con setole naturali (di cinghiale). Lo spazzolino che conosciamo noi si è poi diffuso in Europa solo dal XVIII secolo.

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Ci lavavamo i denti?

I dentifrici antichi, le polveri dentifrice venivano create mescolando ingredienti abrasivi e profumati, dove gli iIngredienti comuni erano cenere, ossa di animali frantumate, gusci d’uovo bruciati, pomice e gusci di lumaca macinati. Per l’alito i Greci e gli Egizi aggiungevano menta, mirra, incenso, miele e fiori come il croco per mascherare i cattivi odori.

Pratiche insolite e collutori come l’uso dell’urina, può sembrare incredibile, ma i Romani utilizzavano l’urina come collutorio per sbiancare i denti. L’ammoniaca contenuta in essa agiva effettivamente come agente sbiancante.
Oppure l’aceto e il vino: infatti altre civiltà preferivano risciacqui con aceto, vino o soluzioni a base di allume e sale minerale per disinfettare la bocca. Nel Rinascimento l’igiene dentale subì un forte declino in Europa. I nobili, che consumavano molti più zuccheri, avevano spesso denti neri o mancanti, che cercavano di nascondere con ventagli.

Nell’antichità la pulizia dei denti era una pratica comune, anche se molto diversa dalla nostra. Già migliaia di anni fa, civiltà come quella egizia e babilonese utilizzavano i cosiddetti bastoncini da masticare, ovvero rametti di piante specifiche sfilacciati a un’estremità per strofinare la superficie dentale. In Cina, invece, si deve l’invenzione del primo vero spazzolino con setole di peli di cinghiale montate su manici di osso.

Per quanto riguarda i prodotti usati come dentifricio, le persone creavano polveri abrasive mescolando ingredienti che oggi considereremmo drastici, come gusci d’uovo tritati, ossa bruciate, cenere o polvere di pomice. Queste miscele venivano spesso arricchite con mirra o fiori per rinfrescare l’alito. I Romani portarono l’igiene orale a un estremo particolare, come abbiamo già scritto, utilizzando l’urina come collutorio perché l’ammoniaca in essa contenuta aiutava effettivamente a sbiancare i denti, mentre i greci preferivano sfregare il lino sui denti per rimuovere la placca.

Col passare dei secoli, specialmente nel Medioevo europeo, la cura costante dei denti diminuì drasticamente tra le classi popolari, mentre i nobili continuavano a usare panni imbevuti di vino o aceto. Solo con l’aumento del consumo di zucchero nel Settecento e Ottocento l’igiene orale tornò a essere una necessità medica prioritaria, portando gradualmente alla nascita dei moderni strumenti che usiamo oggi.

Il Cinquecento e il Seicento rappresentano un periodo paradossale per l’igiene orale, poiché proprio mentre si cercava di mantenere i denti bianchi con polveri abrasive, l’arrivo massiccio dello zucchero dalle colonie causò una vera epidemia di carie, soprattutto perché quello che noi ora chiamiamo dentifricio veniva addolcito proprio con lo zucchero.

Il caso della Regina Elisabetta I è emblematico: la sovrana amava così tanto i dolci che e l’uso di queste paste per pulire i denti zuccherate, con l’avanzare dell’età, i suoi denti divennero completamente neri e molti dovettero essere estratti. Per evitare che il viso apparisse svuotato a causa della mancanza di denti, la regina arrivava a riempire le guance con piccoli rotoli di cotone durante le apparizioni pubbliche.

In quell’epoca i denti neri erano talmente comuni tra l’aristocrazia che divennero quasi un simbolo di ricchezza, dato che solo i più abbienti potevano permettersi il costosissimo zucchero. Tuttavia, chi cercava ancora di curare il sorriso utilizzava panni di lino imbevuti di miscele di acqua di rose, miele e aceto. Si strofinavano i denti anche con polveri molto aggressive a base di pietra pomice, corallo frantumato o mattoni polverizzati, che però finivano per consumare lo smalto rendendo i denti ancora più vulnerabili.

Ortodonzia nell’ottocento

Nel Seicento si iniziò a prestare più attenzione all’alito e alla disinfezione, usando risciacqui a base di allume o infusi di erbe come la salvia e la menta. Nonostante questi sforzi, la figura del dentista non esisteva ancora come la intendiamo oggi; ci si rivolgeva ai barbieri-chirurghi che si limitavano a estrarre i denti malati senza alcuna anestesia. Fu proprio lo stato disastroso della bocca di molti nobili di questo periodo a spingere la medicina verso le prime vere innovazioni dell’odontoiatria moderna nel secolo successivo.


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