Asghar Farhadi porta a Cannes 2026 una presa di posizione netta sulle morti in Iran, tra proteste, guerra ed esecuzioni. Durante la conferenza stampa di Histoires parallèles, il regista iraniano ha definito un crimine l’uccisione di civili, manifestanti e persone colpite senza una ragione che possa essere giustificata.
Asghar Farhadi a Cannes: che cosa ha detto sulle morti in Iran?
Asghar Farhadi ha collegato le morti in Iran a tre fronti: civili uccisi in guerra, manifestanti repressi ed esecuzioni. Il regista ha rifiutato ogni gerarchia del dolore, sostenendo che provare empatia per una vittima non significa negarla ad altre persone colpite dalla violenza.
Il passaggio più forte riguarda il rifiuto della selezione morale. Farhadi ha spiegato che indignarsi per i civili morti sotto le bombe non equivale a tacere sulle persone uccise durante le proteste. Allo stesso modo, ricordare i manifestanti non cancella il dolore per bambini e innocenti travolti dalla guerra.
La dichiarazione arriva mentre il regista presenta Histoires parallèles al Festival di Cannes, film in concorso nel 2026, prodotto tra Francia, Belgio e Italia. La scheda ufficiale indica una durata di 140 minuti e un cast che comprende Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel e Pierre Niney.
Histoires parallèles e il ritorno politico del cinema di Farhadi

Farhadi non è un autore di cinema apertamente militante nel senso più didascalico del termine. La sua filmografia lavora spesso su colpa, ambiguità, classe sociale e responsabilità individuale. Proprio per questo, le parole pronunciate a Cannes pesano: non sono un gesto laterale, ma si inseriscono in una poetica costruita intorno alle conseguenze morali delle azioni.
Il suo percorso internazionale lo ha reso una delle figure più riconoscibili del cinema iraniano contemporaneo. Farhadi ha vinto due Oscar al miglior film internazionale con Una separazione e Il cliente, consolidando una posizione rara: autore radicato in una cultura specifica, ma capace di parlare a un pubblico globale senza semplificare i conflitti.
Con Histoires parallèles, il regista lavora in Francia e si confronta con un cast europeo di grande visibilità. Il film racconta una scrittrice che osserva i vicini per alimentare il proprio romanzo, fino a vedere la finzione superare la realtà. Anche qui torna il tema della responsabilità: guardare gli altri non è mai un atto neutro.
Perché le parole di Asghar Farhadi pesano oltre Cannes 2026
Il Festival di Cannes resta uno dei luoghi in cui cinema e politica si toccano con maggiore evidenza. Nel 2026, la presenza di Farhadi in concorso non riguarda soltanto la competizione per la Palma d’Oro, ma anche la possibilità che un autore usi la visibilità internazionale per nominare morti che rischiano di restare statistiche.
- Evento: Festival di Cannes 2026.
- Film: Histoires parallèles, in concorso ufficiale.
- Durata indicata: 140 minuti.
- Temi della dichiarazione: guerra, proteste, esecuzioni e civili uccisi.
Il punto centrale della sua posizione è la non negoziabilità della vita civile. Farhadi non separa le vittime in categorie utili alla propaganda, ma insiste su un principio più scomodo: ogni morte senza senso produce una ferita politica e morale, qualunque sia il contesto in cui avviene.
La forza della dichiarazione sta proprio in questa ampiezza. Cannes offre il palcoscenico, ma la questione supera il festival: il cinema può ancora farsi luogo di ascolto quando le parole pubbliche sembrano divise in schieramenti rigidi? Per Asghar Farhadi, la risposta passa dal rifiuto di giustificare l’uccisione degli innocenti.