Enzo D’Alò celebra i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi con un’opera d’animazione che resta tra le più personali del cinema italiano. Il regista napoletano, noto per La gabbianella e il gatto, ha portato Pinocchio sul grande schermo nel 2012 con disegni di Lorenzo Mattotti e colonna sonora di Lucio Dalla.
Enzo D’Alò e i 200 anni di Collodi: cosa cambia nel 2026

Nel 2026 ricorrono i duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini, noto come Collodi. Firenze e tutta Italia hanno organizzato mostre, conferenze e eventi per ricordare l’autore. Enzo D’Alò partecipa a questa celebrazione con un’opera che non è una semplice trasposizione, ma una rilettura del rapporto tra padre e figlio. Il regista ha definito Pinocchio un libro vivo che continua a parlarci.
Il Pinocchio di D’Alò: disegni di Mattotti e musica di Dalla
Il film uscito nel 2012 è il risultato di un lavoro lungo. D’Alò aveva preparato un teaser già nel 2000 con i disegni di Lorenzo Mattotti. La versione finale, presentata alla Mostra di Venezia, affida i fondali all’illustratore italiano e la colonna sonora a Lucio Dalla. Il risultato è un’opera che non compete con la Disney ma offre uno sguardo europeo sul burattino. La storia parte dall’infanzia di Geppetto, un bambino che non perde la fantasia quando diventa uomo.
Carlo Collodi 200 anni dopo: perché il burattino resiste
Carlo Collodi nacque a Firenze il 24 novembre 1826. Oltre a Pinocchio, scrisse testi scolastici e collaborò a giornali politici. Il burattino di legno, nato nel 1881 sulle pagine del Giornale per bambini, è diventato il secondo libro più tradotto al mondo dopo Il Piccolo Principe. La sua forza sta nell’ambivalenza: Pinocchio è disobbediente ma desidera diventare un bambino vero. Questa tensione ha attraversato generazioni e continua a generare adattamenti.

Il cinema italiano contemporaneo offre sguardi diversi, dal film di Vincenzo Marra sulla terza età alle opere d’animazione di D’Alò. D’Alò si colloca in una tradizione di artisti partenopei che hanno attraversato il cinema italiano, da Enzo Cannavale a figure successive. La domanda è se nel 2026, tra tante celebrazioni, il pubblico troverà nel Pinocchio di D’Alò la stessa verità che Collodi nascondeva tra le righe.