William Smithers è morto il 26 maggio 2026 a Santa Barbara, in California. Aveva 98 anni e una carriera lunga più di mezzo secolo, costruita tra Broadway, televisione americana e cinema. Per molti spettatori resterà Jeremy Wendell, il potente rivale di J.R. Ewing in Dallas.
La notizia è stata riportata dall’obituary del Santa Barbara Independent, che indica la data di nascita, il 10 luglio 1927, e quella della morte. La causa del decesso non è stata comunicata. Smithers apparteneva a quella generazione di caratteristi capaci di passare dal palcoscenico alla tv senza perdere precisione scenica.
William Smithers morto a 98 anni: il ruolo in Dallas

William Smithers è ricordato soprattutto per Dallas, dove interpretò Jeremy Wendell nel 1981 e poi dal 1984 al 1989. Il suo personaggio era un magnate del petrolio duro e manipolatore, costruito come avversario diretto di J.R. Ewing, il volto più spietato della saga familiare con Larry Hagman.
Il dato interessante è proprio questo: in una serie già dominata da intrighi, eredità e guerre industriali, Wendell riusciva a funzionare come minaccia credibile. Non era un semplice antagonista di passaggio, ma una figura che spostava il peso del conflitto sul terreno economico, quello in cui Dallas aveva costruito gran parte della propria forza popolare.
La sua carriera televisiva comprende anche Peyton Place, Mission: Impossible, Mannix, Gli invasori, Hawaii Five-O e Star Trek, dove apparve nell’episodio Pane e circo. Per chi segue le grandi firme della musica e del cinema, il nome può creare un curioso cortocircuito con John Williams su Disney+, ma qui siamo davanti a un percorso attoriale diverso, meno celebrato e molto radicato nella tv classica americana.
Da Broadway a Papillon: la carriera di William Smithers
Prima della televisione, Smithers aveva lavorato a teatro. Nato a Richmond, in Virginia, debuttò a Broadway nel 1951 come Tebaldo in Romeo e Giulietta, accanto a Olivia de Havilland. Nel 1952 entrò nell’Actors Studio e nel 1957 ottenne un Obie Award per Il gabbiano di Anton Čechov.
La sua scheda nel database ufficiale di Broadway conferma un percorso solido anche sulle scene, con titoli come End as a Man, The Square Root of Wonderful e Man and Boy. Questa formazione teatrale spiega parte della sua presenza sullo schermo: ruoli spesso severi, controllati, costruiti più sul tono che sull’eccesso.
Al cinema il titolo più ricordato resta Papillon, il film del 1973 con Steve McQueen e Dustin Hoffman, in cui Smithers interpretò un direttore carcerario. Nello stesso anno apparve anche in Scorpio, con Burt Lancaster e Alain Delon. Non fu mai una star da manifesto, ma un attore capace di rendere riconoscibile anche una presenza breve.
Perché William Smithers resta legato alla tv americana
La sua filmografia racconta un pezzo di televisione statunitense tra anni Cinquanta e Novanta: antologie, procedural, soap serali, fantascienza, spy story. È il tipo di carriera che spesso resta ai margini della memoria popolare, ma che ha dato struttura a molti titoli ancora citati dagli appassionati.
Nel panorama recente, dove i volti televisivi passano con più facilità tra piattaforme e franchise, figure come Smithers ricordano un modello diverso: attori formati sul palco, chiamati a entrare in una puntata, creare tensione e lasciare il segno. Anche il confronto con produzioni contemporanee, come Costiera con Jesse Williams, mostra quanto sia cambiato il sistema delle serie.
La morte di William Smithers chiude una carriera discreta ma densa, fatta di personaggi secondari che spesso reggevano interi conflitti narrativi. Dallas lo ha consegnato al grande pubblico, ma il suo percorso dice qualcosa di più ampio: senza caratteristi di questo livello, molte serie cult avrebbero avuto meno peso e meno memoria.