LA MORTE E LA FANCIULLA di Ariel Dorfman
traduzione di Alessandra Serra
progetto Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia Elena Bucci
con la collaborazione di Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella
Luci Loredana Oddone / Max Mugnai – drammaturgia del suono e registrazioni Raffaele Bassetti / Franco Naddei –assistenza all’allestimento Nicoletta Fabbri – costumi Nomadea – collaborazione ai costumi Marta Benini – si ringrazia il Teatro Comunale di Russi.
Una produzione Centro Teatrale Bresciano, Le belle bandiere
Con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi
In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Julia Tyrrell Management
Dopo il debutto dello scorso gennaio a Russi, Milano e Brescia, lo spettacolo La morte e la fanciulla di Ariel Dorfman approda a Napoli nell’ambito del Campania Teatro Festival. La produzione del Centro Teatrale Bresciano, realizzata in collaborazione con Le belle bandiere – compagnia attiva dal 1993 e da oltre trent’anni autorevole punto di riferimento della ricerca teatrale italiana – sarà in scena il 12 luglio 2026 alle ore 19.00 alla Sala Assoli (Vico Lungo Teatro Nuovo 110).

La morte e la fanciulla, Ariel Dorfman
La regia è di Elena Bucci, con la collaborazione di Marco Sgrosso; in scena Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella. Un allestimento che si inserisce con piena coerenza nel percorso artistico della compagnia, da sempre impegnata a esplorare, attraverso la drammaturgia contemporanea, il rapporto tra memoria storica, giustizia e responsabilità civile, riaffermando il teatro come luogo privilegiato di confronto con le inquietudini del presente e restituendogli la sua funzione più profonda: interrogare il presente attraverso le ferite, i conflitti e le zone d’ombra della coscienza collettiva.

SINOSSI
Siamo in una casa isolata sul mare, in un paese che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura. Un banale incidente rivoluziona l’equilibrio apparente di tre vite. È notte. Paulina Salas aspetta il marito Gerardo Escobar, brillante avvocato in carriera dal passato sovversivo. Era lui che i militari cercavano, quando la imprigionarono e la torturarono, ma lei non rivelò mai il suo nome.
Gerardo deve confessarle di aver accettato di presiedere la commissione di indagine sui crimini della dittatura ma senza poter perseguire i criminali. Come spiegare la necessità di questo compromesso? È dedizione alla legge o ambizione? Un chiodo buca la gomma della sua auto e uno sconosciuto gentile, il dottor Roberto Miranda, lo soccorre e lo riporta a casa. Nel nuovo clima di libertà è naturale invitarlo a bere qualcosa. Paulina crede di riconoscere il medico che la violentò più volte al suono de La morte e la fanciulla di Schubert.
Si incrina la superficie della realtà, si apre un varco tra passato e presente, tra vivi e morti. Come risolvere un trauma che le impedisce di riprendere a vivere? Se lo stato non si muove, è legittimo farsi giustizia da soli? Miranda è un criminale o un pacifico padre di famiglia? O entrambe le cose? Come dovrà agire Gerardo, rigoroso custode della legge, di fronte alla determinazione allucinata di Paulina a trovare la verità? E quale è la verità? Le domande risuonano fino ad illuminare la tragica ripetizione nella storia dei crimini contro l’umanità.
NOTE DI REGIA
«L’azione si svolge ai giorni nostri, probabilmente in Cile, ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro Paese che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura» scrive Dorfman. Rivivere in scena questo testo ne rivela ancora oggi la forza e l’attualità: lo sguardo si allarga al mondo intero, dove si moltiplicano governi autoritari che faticano a dialogare tra loro e si sfalda la memoria anche dei più recenti crimini contro l’umanità.
Siamo in una casa isolata sul mare. Un banale incidente rivoluziona l’equilibrio apparente di tre vite. È notte. Paulina Salas aspetta il marito Gerardo Escobar, brillante avvocato in carriera dal passato sovversivo. Era lui che i militari cercavano, quando la imprigionarono e la torturarono, ma lei non rivelò mai il suo nome. Gerardo deve confessarle di aver accettato di presiedere la commissione di indagine sui crimini della dittatura ma senza poter perseguire i criminali.
Come spiegare la necessità di questo compromesso? È dedizione alla legge o ambizione? Un chiodo buca la gomma della sua auto e uno sconosciuto gentile, il dottor Roberto Miranda, lo soccorre e lo riporta a casa.
Nel nuovo clima di libertà e speranza è naturale invitarlo a bere qualcosa. Paulina crede di riconoscere in lui il medico che la violentò più volte al suono de La morte e la fanciulla di Schubert. Si incrina la superficie della realtà, si apre un varco tra passato e presente, tra vivi e morti nel quale si rivelano traumi irrisolti, ombre e segreti nelle relazioni e le sotterranee e impreviste ragioni che possono trasformare in vittime o carnefici, traditi o traditori.

Ariel Dorfman è nato in Argentina nel 1942. Trasferitosi in Cile, scampò all’arresto durante il regime di Pinochet e riuscì a fuggire rocambolescamente dal paese, come viene raccontato nel documentario A Promise to the Dead: The Exile Journey of Ariel Dorfman, premiato nel 2008 al Toronto Film Festival. Attualmente vive in Cile e negli Stati Uniti, dove insegna alla Duke University. La morte e la fanciulla ha avuto repliche in tutto il mondo. Roman Polanski, nel 1994, ne ha tratto l’omonimo film con Sigourney Weaver, Ben Kingsley e Stuart Wilson.
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I biglietti sono disponibili per l’acquisto tramite i canali ufficiali come Vivaticket.