Tutto l’amore che resta è la nuova fiction Rai presentata in anteprima all’Italian Global Series Festival di Riccione. La serie, prodotta da Fabula Pictures e diretta da Andrea Rebuzzi, porta Raoul Bova nel ruolo del preside di un istituto scolastico inclusivo e sceglie la scuola come spazio narrativo per parlare di disabilità, neurodivergenze e adolescenza senza appoggiarsi alla compassione facile.
Il progetto è l’adattamento italiano della serie francese Lycée Toulouse-Lautrec. La versione Rai sposta il baricentro su una scuola pubblica, scelta che cambia il peso sociale del racconto: non una struttura separata dal quotidiano, ma un luogo in cui famiglie, docenti e studenti devono misurarsi con risorse, limiti e responsabilità concrete.
Tutto l’amore che resta: la fiction Rai parte dalla scuola pubblica

Tutto l’amore che resta racconta Vittoria, una diciassettenne cresciuta in un ambiente privilegiato della Capitale. La sua vita cambia quando la madre decide di iscrivere il fratello Matteo, ragazzo autistico, al Liceo Hellen Keller, istituto specializzato nel sostegno agli studenti con disabilità e neurodivergenze.
Per Vittoria l’ingresso nella nuova scuola è anche un urto culturale. All’inizio osserva quel contesto da outsider, con distanza e disagio. Il racconto la porta poi a confrontarsi con i propri pregiudizi, costruendo relazioni con compagni che vivono fragilità, desideri e conflitti non riducibili alla diagnosi o alla condizione fisica.
La serie è stata inserita nell’International Competition dell’Italian Global Series Festival, dove è stato presentato il primo episodio in anteprima mondiale. Il festival si è svolto tra Rimini e Riccione dal 3 all’11 luglio 2026, con una programmazione dedicata alla serialità italiana e internazionale.
Il contesto produttivo è quello di Rai Fiction, che nella stagione 2026-2027 punta a tenere insieme drama familiare, racconto sociale e pubblico generalista. Nella scheda ufficiale Rai delle fiction di stagione, Tutto l’amore che resta è indicata come serie drama in 8 episodi da 50 minuti, con regia di Andrea Rebuzzi e produzione Fabula Pictures.
Raoul Bova preside, Chiara Bordi docente: il cast cerca una misura diversa
Raoul Bova interpreta il preside dell’istituto, figura chiamata a tenere insieme organizzazione scolastica, ascolto delle famiglie e gestione dei conflitti. Accanto a lui ci sono Federica Pagliaroli e Chiara Bordi, entrambe centrali nel modo in cui la serie prova a raccontare l’incontro tra chi arriva da fuori e chi conosce già quel mondo.
Federica Pagliaroli interpreta Gaia, giovane insegnante al primo incarico. Il suo personaggio entra nella scuola con entusiasmo ma anche con insicurezza, perché non si sente pronta a lavorare in un ambiente così esposto sul piano umano. È una scelta narrativa utile: non mette in scena solo gli studenti, ma anche l’impreparazione degli adulti.
Chiara Bordi interpreta Barbara, insegnante di educazione fisica con disabilità. Il personaggio ha una funzione precisa nel racconto: non viene presentato come simbolo da ammirare, ma come professionista che può mediare tra alunni, docenti e nuovi arrivati. La frase affidata a Barbara, “Sii onesta, sii sincera, non devi compatirli, non devi provare pietà”, riassume il punto della serie.
Il tema si lega a un dibattito più ampio sulla rappresentazione della disabilità nella serialità televisiva. Per anni la fiction italiana ha spesso alternato retorica della sofferenza e racconto edificante. Tutto l’amore che resta prova a spostare il fuoco su relazioni, limiti quotidiani, linguaggio e convivenza, una direzione utile anche per il pubblico che segue la serialità familiare, come nel caso di Tutto per la mia Famiglia e i suoi snodi emotivi.
Disabilità in tv: perché l’adattamento italiano cambia prospettiva
La differenza più rilevante rispetto alla serie francese riguarda la natura dell’istituto. Andrea Rebuzzi ha sottolineato che l’adattamento italiano sceglie una scuola pubblica, non privata. Questo dettaglio porta nel racconto questioni pratiche: budget, sostegno, formazione del personale, rapporti con le famiglie e accesso ai servizi.
La scelta di una protagonista senza disabilità, ma con un fratello neurodivergente, evita di isolare il tema in un solo personaggio. La serie guarda anche a chi sta intorno: sorelle, compagni, insegnanti, genitori. In questo modo la disabilità non viene trattata come elemento separato dalla vita sociale, ma come parte di un sistema di relazioni.
Per la Rai, il rischio sarà trovare equilibrio tra racconto popolare e precisione. Una fiction destinata a Rai 1 deve parlare a un pubblico ampio, ma su temi come autismo, inclusione e disabilità il linguaggio conta. Una scena sbagliata può rafforzare stereotipi; una scrittura accurata può aprire conversazioni meno automatiche.
La presentazione a Riccione indica che Tutto l’amore che resta viene posizionata come titolo di stagione, non come prodotto laterale. La data di messa in onda resta da confermare, così come la distribuzione completa su RaiPlay. Il banco di prova sarà il pubblico generalista: la serie dovrà dimostrare se una storia sulla scuola inclusiva può entrare nel prime time senza ridurre la disabilità a lezione morale.