Peppino Di Capri è morto l’11 luglio 2026 nella sua Capri, dopo una lunga malattia. Il cantante e pianista, nato il 27 luglio 1939, aveva 86 anni e avrebbe compiuto 87 anni pochi giorni dopo. Con lui scompare una voce centrale della musica italiana, capace di unire canzone napoletana, rock’n’roll, twist e melodia popolare.
La notizia della morte di Peppino Di Capri è stata rilanciata nelle prime ore della mattina. L’artista si trovava sull’isola alla quale aveva legato il nome d’arte, la vita privata e gran parte della propria immagine pubblica. Al momento non sono stati comunicati ufficialmente luogo e data dei funerali.
Peppino Di Capri morto a 86 anni nella sua isola
Peppino Di Capri si è spento a Capri dopo una lunga malattia. Nato il 27 luglio 1939, aveva 86 anni e avrebbe compiuto 87 anni sedici giorni dopo. La notizia chiude una carriera iniziata nel 1958 e durata più di sei decenni, tra dischi, televisione e concerti.
Il suo vero nome era Giuseppe Faiella. La biografia ufficiale di Peppino Di Capri racconta che iniziò a suonare il pianoforte a quattro anni, esibendosi per le truppe americane presenti a Capri durante la guerra. Quell’ascolto precoce della musica statunitense avrebbe segnato la sua formazione, affiancandosi allo studio classico e alla tradizione melodica napoletana.
Da Capri al rock’n’roll: come cambiò la canzone napoletana

Nel 1958 arrivò il primo grande successo con Malatia. Con i Rockers costruì un suono diverso da quello dominante nella canzone italiana del periodo: pianoforte, ritmo, arrangiamenti moderni e una voce trattenuta, riconoscibile senza bisogno di virtuosismi. Brani come Nun è peccato, Luna caprese e Voce ‘e notte mostrarono come il repertorio napoletano potesse dialogare con linguaggi più internazionali.
Nel 1965 aprì le tappe italiane dei Beatles, un passaggio che sintetizza bene il ruolo avuto nella modernizzazione della musica leggera. Peppino Di Capri non rinnegò la tradizione, ma la spostò dentro i nuovi consumi culturali del dopoguerra: i 45 giri, i night club, la televisione, il turismo e una generazione attratta dai ritmi arrivati dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.
Sanremo, Champagne e l’eredità lasciata alla musica italiana

La carriera di Peppino Di Capri attraversò quindici partecipazioni al Festival di Sanremo. Vinse nel 1973 con Un grande amore e niente più e nel 1976 con Non lo faccio più. Nel 1991 rappresentò inoltre l’Italia all’Eurovision Song Contest con Comm’è ddoce ‘o mare, chiudendo la finale al settimo posto.
Il brano più legato al suo nome resta Champagne. La canzone usa l’immagine di un brindisi per raccontare un addio sentimentale, con un equilibrio tra eleganza e malinconia che ha resistito al passare delle mode. Accanto a Champagne, Roberta, St. Tropez Twist, Let’s Twist Again, E mo e mo e Il sognatore definiscono un repertorio molto più ampio della sola canzone romantica.
Il rapporto con Capri rimase costante fino agli ultimi anni. Nel marzo 2025 ricevette le chiavi della città e Rai 1 trasmise Champagne – Peppino Di Capri, il film televisivo diretto da Cinzia TH Torrini. Nell’estate dello stesso anno tornò a cantare in pubblico durante una serata a lui dedicata, accompagnato dai Capri Rockers guidati dal figlio Edoardo.
La sua eredità riguarda anche il modo in cui la cultura napoletana è stata portata fuori dai confini regionali. Peppino Di Capri rese familiare un’immagine di Napoli e dell’isola fondata su musica, eleganza e contaminazione, senza trasformare il repertorio locale in una cartolina immobile. I suoi arrangiamenti permisero a molte canzoni del passato di tornare nel circuito discografico e televisivo.
La morte apre ora la fase degli omaggi pubblici, delle ristampe e della rilettura critica della sua produzione. Il passaggio più concreto sarà capire come verranno conservati registrazioni, spartiti, fotografie e materiali legati a oltre sessant’anni di attività. Per Capri e per la storia della canzone italiana, quel patrimonio rappresenta una memoria artistica che richiede archivi accessibili e una cura continuativa.