Andrea Spinelli ricevette nel 2013 una diagnosi di tumore al pancreas inoperabile e continuò a vivere per quasi dieci anni, trasformando il cammino, la fotografia e la scrittura nel racconto pubblico della propria malattia. Morì il 30 marzo 2023, a 50 anni, all’Hospice Via di Natale di Aviano, in provincia di Pordenone.
Originario di Catania e trasferito da tempo in Friuli Venezia Giulia, Spinelli era stato fotoreporter e giornalista nell’ambito dell’informazione visiva. Dopo la diagnosi iniziò a percorrere sentieri e vie di pellegrinaggio, documentando gli spostamenti sul proprio blog e nei libri. La strada divenne così un linguaggio autobiografico, usato per parlare di paura, cure, dolore e quotidianità.
Chi era Andrea Spinelli e perché iniziò a camminare

Andrea Spinelli iniziò a camminare dopo la diagnosi perché il movimento gli restituiva una misura concreta delle giornate. Negli anni trasformò questa abitudine in una pratica costante, arrivando a percorrere decine di migliaia di chilometri. Non presentò mai la strada come una terapia capace di sostituire oncologi, farmaci o controlli specialistici.
Sul sito personale di Andrea Spinelli è riportato un bilancio di 39.363.631 passi e circa 27.600 chilometri percorsi tra il 2017 e il 31 dicembre 2022. I suoi itinerari attraversarono l’Italia e diversi territori europei, seguendo in alcuni casi le grandi vie dei pellegrini e il Cammino di Santiago.
La definizione di “Forrest Gump contro il cancro”, ripresa spesso dai media, sintetizzava la parte più visibile della vicenda ma rischiava di ridurre una storia articolata a un’immagine motivazionale. Spinelli raccontava anche ricoveri, chemioterapia, stanchezza e difficoltà economiche. Camminare non cancellava la malattia: gli permetteva di darle uno spazio dentro la propria identità senza farla coincidere con tutta la vita.
I libri di Andrea Spinelli tra malattia e letteratura di viaggio
La storia di Andrea Spinelli è entrata anche nella letteratura contemporanea del cammino. Nel 2018 pubblicò con Ediciclo Se cammino vivo. Se di cancro si muore pur si vive, un libro nel quale la strada diventa il punto da cui osservare la diagnosi e le relazioni con gli altri. Nel 2020 arrivò Il caminante. Camminatore, pellegrino e viandante.
A questi volumi si aggiunse Andamento lento. Un camper come tana, casa, rifugio errante, dedicato alla scelta di lasciare l’abitazione tradizionale e vivere in un camper con la moglie e il cane Lucky. Le schede pubblicate da Ediciclo Editore mostrano come il progetto editoriale fosse costruito attorno a memoria personale, viaggio e consapevolezza della malattia.
Spinelli aveva chiamato il camper Tano il Gabbiano. La decisione maturò durante la pandemia, quando le restrizioni limitarono gli spostamenti e lo costrinsero a fermarsi a Claut, in Valcellina. La casa mobile diventò una soluzione pratica e insieme una continuazione del suo racconto: ridurre gli oggetti, cambiare luogo e conservare la possibilità di muoversi.
La sua produzione si colloca in una tradizione narrativa nella quale il paesaggio non funziona da semplice sfondo. Sentieri, boschi, strade e soste modificano il modo in cui l’autore interpreta il tempo. Nel caso di Spinelli, ogni tratto percorso rappresentava anche una risposta all’incertezza della prognosi e alla perdita di controllo causata dalle terapie.
Il caso clinico e il confine tra testimonianza e medicina
Nel 2019 la vicenda clinica di Spinelli fu descritta nel Journal of Cancer Metastasis and Treatment in un case report dedicato all’attività fisica in un paziente con tumore pancreatico localmente avanzato. Un caso clinico, però, documenta il percorso di una singola persona e non dimostra che la stessa esperienza possa essere replicata in altri pazienti.
Spinelli stesso affrontò apertamente questo limite. Nel proprio sito scrisse che camminare non cura il cancro e invitò chi riceve una diagnosi a rivolgersi a centri specializzati. È una precisazione decisiva, perché separa il valore umano e psicologico dell’attività fisica dalla promessa infondata di una guarigione ottenuta attraverso la forza di volontà.
Nell’ottobre 2022 gli venne diagnosticato anche un adenocarcinoma polmonare, descritto nel suo diario come una nuova neoplasia e non come una metastasi del tumore pancreatico. Seguirono immunoterapia, tentativi di radioterapia, ricoveri e complicazioni. Nel febbraio 2023 entrò all’Hospice Via di Natale di Aviano, dove continuò ad aggiornare i lettori fino alle ultime settimane.
Il lascito di Andrea Spinelli resta dunque legato a un equilibrio difficile: raccontare la speranza senza trasformarla in una prescrizione medica. I suoi libri e il suo archivio digitale mostrano come la narrazione autobiografica possa restituire dignità al tempo della malattia, lasciando aperta una domanda concreta: come si può parlare di resistenza personale senza scaricare sul paziente la responsabilità della guarigione?