Il 6 agosto 1005 rappresenta la data più identitaria, gloriosa e infine drammatica dell’intera storia di Pisa, tanto da essere celebrata ancora oggi sotto il nome di Lo Die di Santo Sisto. Nel corso del Medioevo, questa specifica giornata, dedicata alla memoria di San Sisto II, era considerata dai pisani un momento magico e benedetto dalla fortuna, poiché vi si concentrarono le più straordinarie vittorie militari ed espansioni commerciali della Repubblica Marinara.

Lo Die di Santo Sisto
Tra queste si ricordano l’espugnazione di Reggio Calabria nel 1005, la presa della città tunisina di Bona nel 1034, la conquista di Pantelleria nel 1087 e, soprattutto, la grandiosa spedizione nelle Isole Baleari tra il 1113 e il 1115, che inferse un colpo durissimo alla presenza saracena nel Mediterraneo occidentale. Per ringraziare il santo di questa incredibile catena di successi, i pisani edificarono nel cuore della città la suggestiva Chiesa di San Sisto in Cortevecchia, dove ancora oggi si conservano le epigrafi e le bandiere che celebrano la grandezza marittima della città.

Il destino della Repubblica volle però che lo stesso giorno si trasformasse, per una tragica ironia della sorte, nel momento della sua definitiva resa geopolitica. Il 6 agosto del 1284, nello specchio di mare di fronte a Livorno, si consumò la Battaglia della Meloria, il più grande scontro navale del Medioevo che vide contrapposte la flotta pisana e quella della rivale Genova.
Nonostante l’ardore dei combattenti e la convinzione che la data avrebbe portato fortuna, Pisa subì una sconfitta totale e devastante per mano dei genovesi, guidati da Oberto Doria e Benedetto Zaccaria, i quali riuscirono a sorprendere le navi pisane con una flotta di riserva rimasta nascosta. La Repubblica perse gran parte delle sue imbarcazioni e circa novemila cittadini pisani vennero catturati e condotti come prigionieri a Genova, un numero talmente elevato da far nascere il celebre e amaro detto toscano Se vuoi veder Pisa, vai a Genova.

Questa drammatica prigionia di massa generò tuttavia un risvolto culturale di portata mondiale. Tra i prigionieri rinchiusi nelle carceri genovesi si trovava infatti Rustichello da Pisa, un noto scrittore di romanzi cavallereschi dell’epoca. Qualche anno dopo la battaglia, venne recluso nella stessa prigione il navigatore veneziano Marco Polo, catturato anch’egli dai genovesi. Durante la comune prigionia, Marco Polo dettò a Rustichello le memorie dei suoi straordinari viaggi in Oriente, e il letterato pisano le mise per iscritto in lingua d’oil, dando vita a Il Milione, una delle opere letterarie e geografiche più famose e tradotte di tutti i tempi.
Oggi il 6 agosto ha perso ogni antica rivalità per trasformarsi in una solenne giornata di memoria e riconciliazione. Ogni anno il Comune di Pisa organizza un imponente corteo storico in costume d’epoca che attraversa le vie cittadine fino alla chiesa di San Sisto, dove si tiene una messa in onore dei caduti. Contemporaneamente, una delegazione ufficiale del comune, accompagnata dai rappresentanti istituzionali della città di Genova, si imbarca per raggiungere le Secche della Meloria, il luogo esatto dell’antico scontro, per lanciare insieme una corona d’alloro tra le onde, suggellando una pace e un legame culturale che unisce le due storiche città oltre il tempo.
La storia del letterato
La prigionia dei novemila soldati e marinai pisani a Genova, seguita alla disastrosa disfatta del 6 agosto 1284, si trasformò negli anni in un evento di incredibile fermento culturale a causa delle difficili condizioni di detenzione che costringevano i prigionieri a una forzata e prolungata convivenza. Tra le mura delle carceri genovesi, note come quelle di Palazzo San Giorgio, si trovava Rustichello da Pisa, un uomo di lettere già stimato nelle corti europee per la sua abilità nel comporre e tradurre romanzi cavallereschi del ciclo arturiano in lingua d’oil, il francese medievale dei dotti.
La sua permanenza in cella prese una piega del tutto inaspettata quattordici anni dopo la battaglia della Meloria, nel 1298, quando i genovesi catturarono durante la battaglia di Curzola un mercante e navigatore veneziano di nome Marco Polo. Destinati a condividere lo stesso spazio, i due trovarono un’armonia perfetta tra la strabiliante memoria visiva del veneziano, che aveva trascorso diciassette anni in Asia alla corte di Kublai Khan, e la raffinata penna del letterato pisano.
Marco Polo iniziò a raccontare i dettagli dei suoi viaggi, descrivendo città d’oro, usanze esotiche e geografie fino ad allora sconosciute all’Occidente, mentre Rustichello, utilizzando la struttura tipica dei romanzi d’avventura dell’epoca, diede forma scritta a quelle parole. Il risultato fu il celeberrimo testo intitolato originariamente Le Divisament dou Monde, divenuto immortale con il nome di Il Milione, un’opera che nacque quindi dall’incontro tra un grande esploratore veneziano e un colto prigioniero pisano all’interno di una prigione genovese.
Oggi, il teatro di quella lontana tragedia che cambiò la storia d’Italia e della letteratura si presenta come un luogo di straordinario fascino ambientale e storico, situato a circa sette chilometri dalla costa livornese. Le Secche della Meloria sono un’area marina protetta caratterizzata da fondali bassi e insidiosi, che storicamente hanno causato tragici naufragi e che oggi custodiscono una biodiversità ricchissima, amata dai subacquei di tutto il mondo per la presenza di praterie di posidonia e reperti archeologici sottomarini.
Nel cuore di queste secche si erge la suggestiva Torre della Meloria, una struttura settecentesca in pietra formata da quattro pilastri uniti da archi gotici che sorreggono il corpo superiore della torre, costruita per volere del Granduca di Toscana per sostituire una precedente torre medievale distrutta dai genovesi. Questo isolotto artificiale, pur non essendo stabilmente aperto al pubblico per visite interne a causa della sua natura monumentale e isolata, è raggiungibile via mare tramite imbarcazioni private o escursioni guidate che partono dai porti di Livorno e Pisa.
Navigare attorno alla torre, specialmente durante la giornata del 6 agosto, permette di percepire il contrasto tra la quiete millenaria del mare e la violenza dello scontro che vi si consumò, offrendo ai visitatori un viaggio a ritroso nel tempo, dove il silenzio delle onde odierne custodisce il ricordo della nascita della moderna identità toscana e della prima grande enciclopedia geografica del mondo.