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Perché John Baldessari bruciò i suoi quadri? La storia del Cremation Project

Nel 1970 fece incenerire anni della propria produzione e trasformò ceneri, fotografie e perfino biscotti in una nuova opera: il gesto che cambiò la sua carriera.

Massimo 9 ore fa Commenta! 12
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Nel 1970 John Baldessari fece bruciare gran parte dei dipinti che aveva realizzato tra il 1953 e il 1966 e che erano ancora in suo possesso. Non si trattò di un incendio accidentale né di una semplice provocazione contro la pittura: Baldessari voleva segnare una rottura con la propria produzione precedente. Ma invece di limitarsi a distruggere quelle opere, trasformò l’incendio, le ceneri e la documentazione del gesto in una nuova opera: il Cremation Project.

Contenuti
Perché Baldessari bruciò i suoi quadri?Quali quadri distrusse Baldessari?Cosa accadde il 24 luglio 1970?Che cos’è il Cremation Project?Baldessari fece davvero dei biscotti con le ceneri dei quadri?Ma qualcuno mangiò quei biscotti?Cosa significa il Cremation Project?Baldessari stava dichiarando la morte della pittura?Perché il Cremation Project è importante nell’arte concettuale?I Will Not Make Any More Boring Art: cosa succede dopo l’incendioL’artista deve realizzare materialmente la propria opera?Perché la storia torna attuale nel 2026?

È uno degli episodi più radicali dell’arte concettuale del Novecento. E contiene un paradosso perfettamente baldessariano: distruggere un’opera poteva essere un modo per crearne un’altra.

Perché Baldessari bruciò i suoi quadri?

Perché john baldessari bruciò i suoi quadri? La storia del cremation project

La risposta più precisa è che Baldessari non si riconosceva più nel tipo di pittura che aveva prodotto negli anni precedenti.

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Durante gli anni Sessanta il suo lavoro stava cambiando. Aveva cominciato a mettere in discussione l’idea tradizionale secondo cui un’opera dovesse dipendere principalmente dalla manualità dell’artista, dalla composizione pittorica o dall’unicità dell’oggetto.

Testi e fotografie stavano assumendo un’importanza crescente.

Il Pérez Art Museum Miami descrive il Cremation Project come una separazione simbolica dalla sua prima produzione e un gesto di reinvenzione radicale.

Il MoMA ricorda inoltre che Baldessari era diventato profondamente insoddisfatto della pittura degli anni Sessanta e aveva già iniziato a sostituire le convenzioni pittoriche con fotografie, parole e idee.

Il 1970 fu quindi un punto di non ritorno.

Non voleva semplicemente iniziare qualcosa di nuovo.

Voleva anche decidere cosa fare del passato.

Quali quadri distrusse Baldessari?

Qui serve una precisazione importante.

Si legge spesso che John Baldessari “bruciò tutti i suoi quadri”.

È una formula efficace ma imprecisa.

Il 24 luglio 1970 fece incenerire le opere realizzate tra maggio 1953 e marzo 1966 che erano ancora in suo possesso.

Questo significa che alcune opere precedenti erano già state vendute, donate o erano comunque fuori dal suo controllo e quindi sopravvissero.

Il MACBA di Barcellona sottolinea proprio questo dettaglio, spiegando che Baldessari distrusse i lavori precedenti al 1966 rimasti nella propria collezione.

DomandaRisposta
Quando avvenne il Cremation Project?24 luglio 1970
Quali opere furono distrutte?I lavori 1953-1966 ancora in possesso dell’artista
Furono distrutti tutti i quadri di quel periodo?No, alcuni erano già fuori dal suo possesso
Perché li bruciò?Per rompere simbolicamente con la propria pratica precedente
Cosa fece delle ceneri?Le trasformò in parte integrante di una nuova opera

Cosa accadde il 24 luglio 1970?

Perché john baldessari bruciò i suoi quadri? La storia del cremation project

Baldessari organizzò la distruzione come un vero progetto artistico.

Non si limitò a gettare alcuni dipinti nel fuoco.

L’evento venne documentato fotograficamente, accompagnato da documenti, annunci e successivamente da una targa commemorativa.

Secondo il Moderna Museet, Baldessari pubblicò anche un annuncio sul giornale locale dichiarando che il 24 luglio 1970 aveva fatto cremare tutte le opere in suo possesso prodotte tra maggio 1953 e marzo 1966.

Le ceneri vennero raccolte.

A quel punto il “corpo di lavoro” precedente assumeva quasi letteralmente la forma delle spoglie di qualcosa che aveva cessato di esistere.

L’analogia con un funerale non era casuale.

Baldessari utilizzava volutamente parole come cremazione, urna e date di nascita e morte delle opere.

Ma ciò che nasceva dalle ceneri non era semplicemente il ricordo della vecchia pittura.

Era un’opera nuova.

Che cos’è il Cremation Project?

Il Cremation Project del 1970 è l’opera concettuale costruita intorno alla distruzione della precedente produzione di Baldessari.

A seconda della versione e dell’allestimento comprende elementi come:

  • fotografie della cremazione;
  • documentazione legale;
  • un annuncio pubblicato sul giornale;
  • una targa commemorativa;
  • un’urna contenente le ceneri;
  • biscotti realizzati utilizzando parte di quelle ceneri.

Il punto fondamentale è questo: i dipinti distrutti cessano di essere opere autonome, ma i loro resti diventano materiale per una nuova opera.

Questo spostamento aiuta anche a comprendere che cosa significhi arte concettuale, dove l’idea può assumere un ruolo più importante dell’oggetto tradizionale.

Nel Cremation Project la domanda non è più soltanto “come è dipinto questo quadro?”.

Diventa:

può la decisione di distruggere un quadro essere essa stessa un’opera d’arte?

Baldessari fece davvero dei biscotti con le ceneri dei quadri?

Perché john baldessari bruciò i suoi quadri? La storia del cremation project

Sì.

Non è una leggenda costruita successivamente intorno all’artista.

Lo Smithsonian Institution conserva una versione dell’opera chiamata Cremation Project with Corpus Wafers (Version 2).

La scheda museale elenca esplicitamente un contenitore con biscotti contenenti ceneri, la ricetta utilizzata per prepararli, l’annuncio della cremazione, documenti e sei fotografie dell’evento.

Le ceneri diventavano quindi letteralmente un ingrediente.

I biscotti sono conosciuti come Corpus Wafers.

Il gioco concettuale è molto più sofisticato della semplice stranezza.

Il termine “corpus” può indicare contemporaneamente un corpo e un insieme di opere.

Baldessari aveva già definito i propri dipinti come un body of work, un corpo di lavoro.

Quel corpo veniva cremato e successivamente trasformato.

Ma qualcuno mangiò quei biscotti?

È una domanda comprensibile, ma non è il punto essenziale dell’opera.

Ciò che è documentato con certezza è che parte delle ceneri fu utilizzata per preparare i Corpus Wafers e che esemplari di questi biscotti costituiscono materialmente versioni dell’installazione conservate in museo.

Non è necessario trasformare il Cremation Project nella storia sensazionalistica dell’“artista che fece mangiare i propri quadri”.

Il vero interesse risiede nel procedimento.

Un dipinto viene distrutto.

Diventa cenere.

La cenere diventa ingrediente.

L’ingrediente diventa nuovamente oggetto artistico.

La distruzione produce quindi una nuova forma.

Cosa significa il Cremation Project?

L’interpretazione più convincente parte dall’idea di rottura e rigenerazione.

Baldessari voleva liberarsi fisicamente di una produzione nella quale non si riconosceva più, ma decise di farlo attraverso un processo che trasformasse quel rifiuto in arte.

Il Moderna Museet cita una sua riflessione molto significativa: Baldessari si chiedeva se, perdendo quella parte della propria vita, avrebbe potuto salvarla e se dalle ceneri sarebbe potuta nascere una nuova Fenice.

Non conosceva necessariamente la risposta.

Ma il concetto di rinascita era evidente.

C’è inoltre un altro elemento centrale: il valore artistico non risiedeva più necessariamente nell’oggetto originale.

La pittura poteva scomparire e l’idea sopravvivere.

In questo senso il Cremation Project appartiene pienamente a quella trasformazione dell’arte contemporanea nella quale l’opera può coincidere con un’azione, una scelta, una procedura o una domanda.

È lo stesso confine problematico affrontato anche nel nostro approfondimento su quando una provocazione o un oggetto quotidiano diventano arte contemporanea.

Baldessari stava dichiarando la morte della pittura?

Perché john baldessari bruciò i suoi quadri? La storia del cremation project

No. Questa lettura è troppo assoluta.

Il Cremation Project rappresenta soprattutto il rifiuto della sua produzione precedente, non una dichiarazione secondo cui nessun artista avrebbe più dovuto dipingere.

Baldessari non stava organizzando il funerale universale della pittura.

Stava organizzando il funerale di una fase della propria carriera.

È una differenza importante.

Il suo interesse si era spostato verso un modo di lavorare nel quale fotografia, linguaggio, immagini trovate, istruzioni e idee potevano convivere.

Ma la sua ricerca successiva continuò a includere superfici, immagini e interventi pittorici.

Quindi la formula “Baldessari bruciò i quadri perché pensava che la pittura fosse morta” semplifica troppo il progetto.

Perché il Cremation Project è importante nell’arte concettuale?

Perché mette in crisi almeno tre idee tradizionali.

La prima riguarda la permanenza dell’opera.

Un artista normalmente dovrebbe proteggere ciò che ha creato.

Baldessari fa l’opposto.

La seconda riguarda la materialità.

Il quadro originale scompare, ma il progetto artistico continua a esistere attraverso fotografie, documentazione, ceneri e narrazione.

La terza riguarda l’autorialità.

Se ciò che conta è la decisione dell’artista, quanto deve essere materialmente eseguito dall’artista stesso?

Questa domanda diventerà ancora più evidente l’anno successivo.

I Will Not Make Any More Boring Art: cosa succede dopo l’incendio

Nel 1971 Baldessari sviluppò una delle opere più famose della propria carriera: I Will Not Make Any More Boring Art.

La frase significa “non farò più arte noiosa”.

Ma la modalità di realizzazione è importante quanto il testo.

Baldessari avrebbe dovuto partecipare a una mostra al Nova Scotia College of Art and Design in Canada, ma non c’erano abbastanza fondi per pagargli il viaggio.

Propose quindi agli studenti di scrivere ripetutamente la frase sulle pareti della galleria come se fosse una punizione scolastica.

Gli studenti riempirono lo spazio.

Baldessari non era presente.

Il Museum of Modern Art sottolinea proprio questo elemento: l’artista fornì istruzioni minime da migliaia di chilometri di distanza e non supervisionò personalmente la realizzazione.

La domanda diventava inevitabile:

se Baldessari ha avuto l’idea ma altri hanno eseguito l’opera, chi è l’autore?

L’artista deve realizzare materialmente la propria opera?

Per Baldessari, sempre meno.

Il Cremation Project e I Will Not Make Any More Boring Art segnano due momenti consecutivi dello stesso spostamento.

Nel primo caso distrugge fisicamente il proprio passato pittorico.

Nel secondo dimostra che un’opera può essere realizzata anche attraverso un’istruzione.

L’artista diventa quindi meno simile all’artigiano che produce personalmente un oggetto e più vicino a qualcuno che costruisce regole, idee e situazioni.

Questa concezione avrebbe avuto una grande influenza sulle generazioni successive.

Baldessari divenne infatti anche un insegnante decisivo al California Institute of the Arts, dove il suo corso “Post-Studio” mise esplicitamente in discussione l’idea che un artista dovesse necessariamente lavorare all’interno di uno studio tradizionale e produrre oggetti tradizionali.

Perché la storia torna attuale nel 2026?

Dal 20 agosto 2026 al 9 maggio 2027, il Pérez Art Museum Miami ospita John Baldessari: The End of the Line, la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata all’artista nel sud della Florida.

La mostra riunisce circa quaranta lavori attraverso cinque decenni e identifica proprio l’incenerimento dei primi dipinti come uno dei passaggi fondamentali della sua carriera.

Non è difficile capire perché.

Senza il Cremation Project, Baldessari avrebbe comunque potuto cambiare linguaggio.

Ma scegliendo di trasformare la rottura con il proprio passato in un’opera fece qualcosa di molto più radicale.

Non si limitò a smettere di dipingere come prima. Trasformò il momento in cui smetteva in arte.

Ed è questo che rende ancora oggi il Cremation Project molto più interessante della semplice storia dell’artista che bruciò i propri quadri.

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