Un disegno a gesso rosso rimasto fuori dagli studi su Édouard Manet per decenni è riemerso in una collezione privata dell’Italia settentrionale. Emily A. Beeny e Francesco Baccanelli lo attribuiscono ora al pittore francese e lo datano circa 1858-1860. L’attribuzione si basa su stile, provenienza, una griglia di trasferimento e un timbro di atelier reso leggibile dalle analisi ultraviolette.
Il caso va però raccontato con precisione: si tratta di un’opera attribuita a Manet dagli studiosi che l’hanno esaminata, non ancora di un foglio formalmente incluso nel nuovo catalogo ragionato dell’artista.
Come è riemerso il disegno
Francesco Baccanelli ha notato il foglio durante lo studio di una piccola collezione privata dell’Italia settentrionale. Il proprietario conservava già un’indicazione che lo collegava a Manet, ma l’opera non era entrata nella letteratura specialistica.
Baccanelli ha coinvolto Emily A. Beeny, specialista di pittura e grafica francese e chief curator alla Legion of Honor dei Fine Arts Museums of San Francisco. I due studiosi hanno approfondito il foglio e presentato l’attribuzione in uno studio legato al numero di ottobre 2026 di The Burlington Magazine. La notizia è stata ripresa il 28 settembre da The Guardian e da Artnet News.
Cosa raffigura il foglio
Il disegno misura circa 20,5 per 17,5 centimetri e mostra un bambino accovacciato. È eseguito a gesso rosso, con alcuni interventi più sottili. Sul foglio compare una griglia a grafite: un dettaglio che suggerisce l’intenzione di trasferire o ingrandire la figura in una composizione pittorica.
Non esiste però, almeno per ora, un dipinto noto di Manet che corrisponda esattamente a questa figura. Potrebbe essere uno studio preparatorio per un’opera mai completata o per una composizione poi modificata.
Il timbro visibile agli ultravioletti
Uno degli elementi materiali più interessanti è un debole marchio con le iniziali dell’artista nell’angolo inferiore destro, visibile grazie alla luce ultravioletta. Secondo gli studiosi, forma, dimensioni e colore sono compatibili con il timbro d’atelier presente su numerosi fogli provenienti dallo studio di Manet.
Il timbro non basta da solo a provare l’autografia: deve essere coerente con tecnica, stile, carta, provenienza e confronti con opere certe.
Perché lo stile ricorda Manet
Beeny e Baccanelli hanno confrontato il foglio con gli studi di figura a gesso rosso realizzati da Manet tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta dell’Ottocento. In quel periodo l’artista guardava molto al disegno rinascimentale italiano.
Tra gli indizi segnalati ci sono passaggi bruschi tra luce e ombra, zone di carta lasciate scoperte, la costruzione delle dita e una linea molto sottile usata per definire alcuni dettagli dei capelli.
Il tema della grafica di Manet è già presente sul sito nel nostro approfondimento su Beyond Impressionism.
Il legame con The Old Musician
Il volto e la posa sono stati messi in relazione con alcuni giovani personaggi delle opere di Manet di quegli anni, in particolare con The Old Musician del 1862. Il dipinto è oggi alla National Gallery of Art di Washington.
L’identità del modello resta aperta. È stato considerato anche Alexandre, giovane assistente che lavorò nello studio di Manet e posò occasionalmente per lui, ma il foglio sembra raffigurare una bambina molto giovane.
La provenienza
Le ricerche ricostruiscono almeno una parte della storia novecentesca del foglio: sarebbe passato sul mercato in Germania e poi in Svizzera negli anni Trenta, mentre l’attuale proprietario lo avrebbe acquistato nel 1996 da una collezione di Brescia.
Resta invece poco chiaro ciò che accadde prima. È uno dei punti che la ricerca dovrà ancora chiarire.
L’attribuzione è definitiva?
No, non ancora. L’attribuzione è argomentata e sostenuta da confronti stilistici e analisi tecniche, ma il foglio non risulta ancora formalmente incluso nel nuovo catalogo ragionato di Manet. Il Wildenstein Plattner Institute non risulta aver ancora espresso un giudizio formale.
Questa distinzione evita di trasformare una proposta attributiva seria in una certezza prematura.
Perché questa riscoperta conta
Se l’attribuzione verrà confermata, il foglio aggiungerà un tassello alla conoscenza del modo in cui Manet costruiva le figure e trasformava gli studi dal vero in immagini destinate alla pittura. Il caso mostra anche quanto materiale possa ancora emergere da collezioni private poco studiate.
Per inquadrare Manet nella nascita della modernità pittorica puoi leggere anche Impressionisti, l’alba della modernità.
La risposta in breve
Un disegno a gesso rosso raffigurante un bambino accovacciato, conservato in una collezione privata dell’Italia settentrionale, è stato attribuito a Édouard Manet da Emily A. Beeny e Francesco Baccanelli. Il foglio presenta caratteristiche stilistiche compatibili con i disegni dell’artista, una griglia per il trasferimento e un timbro d’atelier visibile agli ultravioletti. L’attribuzione è seria e documentata, ma non ancora definitiva.