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ArteArte giapponese

Il mobile di 300 anni fatto con un armadio giapponese smontato

Il Getty studia una commode del 1737 costruita con pannelli di lacca giapponese e tre secoli di restauri sovrapposti.

Elisa 5 minuti fa Commenta! 6
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Un mobile francese del Settecento può contenere, letteralmente, frammenti di un altro oggetto nato in Giappone. È il caso di una commode rococò conservata al Getty, realizzata attorno al 1737 da Bernard II van Risenburgh e oggi al centro di un intervento di conservazione che sta costringendo i restauratori a rispondere a una domanda meno semplice di quanto sembri: fino a che punto bisogna riportare un’opera al suo stato originario?

Contenuti
Un mobile francese costruito con frammenti di un altro oggettoRaggi X e fluorescenza XRF per leggere gli strati invisibiliIl vero problema del restauro: cosa togliere e cosa lasciarePerché la lacca rende tutto più delicatoUn oggetto che racconta tre secoli di trasformazioni

La particolarità del mobile sta nei pannelli di lacca giapponese inseriti sulla struttura francese. Non furono creati per quella commode: provenivano dalle porte di un mobile precedente, smontato, assottigliato e adattato alla curvatura del nuovo arredo. Il risultato è un oggetto ibrido, nato dall’incontro fra artigianato europeo e decorazione asiatica.

Un mobile francese costruito con frammenti di un altro oggetto

Nella Francia del XVIII secolo i mercanti importavano dall’Asia paraventi, armadi e oggetti laccati molto ricercati. Alcuni di questi venivano poi smontati per riutilizzarne le superfici decorative all’interno di mobili destinati al mercato europeo di lusso.

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La commode del Getty appartiene proprio a questa tradizione. I pannelli centrali sono in lacca giapponese nera decorata con paesaggi realizzati con la tecnica maki-e, mentre le parti che li circondano furono realizzate in Francia con una lacca d’imitazione nota come Vernis Martin. Il mobile venne poi completato con montature in bronzo dorato.

Questo rende l’opera interessante non solo dal punto di vista estetico. Dentro un solo oggetto convivono materiali, tecniche e intenzioni appartenenti a contesti culturali differenti. Per chi studia oggi la conservazione, significa anche dover distinguere con precisione ciò che è giapponese da ciò che è europeo e ciò che è stato aggiunto in restauri successivi.

Raggi X e fluorescenza XRF per leggere gli strati invisibili

Per ricostruire la storia materiale della commode, il team del Getty ha utilizzato luce ultravioletta, radiografie e scansioni XRF, cioè analisi a fluorescenza a raggi X. Questi strumenti permettono di osservare differenze che a occhio nudo possono essere quasi impossibili da separare.

Le mappe XRF hanno mostrato, per esempio, che nelle decorazioni della lacca giapponese compaiono oro e argento, mentre nelle imitazioni europee sono stati identificati rame e ottone. Le analisi hanno inoltre evidenziato interventi europei eseguiti sopra le superfici originali giapponesi.

È qui che il lavoro scientifico diventa anche una scelta interpretativa. Identificare uno strato non significa automaticamente decidere di rimuoverlo. Un’aggiunta può essere un restauro recente e invasivo, ma può anche essere una modifica storica di qualità, parte del percorso dell’oggetto nel corso dei secoli.

Il vero problema del restauro: cosa togliere e cosa lasciare

La difficoltà principale riguarda proprio i numerosi interventi accumulati nel tempo. Vernici protettive applicate in epoche diverse si sono scurite e hanno ridotto il contrasto originale delle decorazioni. I restauratori stanno quindi lavorando per recuperare parte della luminosità del mobile, ma senza cancellarne indiscriminatamente la storia.

Secondo il Getty, alcune delle aggiunte possono essere molto antiche e di grande qualità. In altri casi, ciò che oggi sembra un restauro potrebbe essere collegato alla trasformazione iniziale dei pannelli giapponesi, quando furono tagliati e adattati alla struttura francese. Separare con certezza questi momenti è quindi essenziale prima di intervenire.

Il punto è importante anche fuori da questo singolo caso. Un restauro non è sempre un ritorno a una presunta “versione zero” dell’opera. Spesso significa scegliere quali tracce del tempo conservare, soprattutto quando quelle tracce documentano secoli di uso, trasformazioni e cambiamenti di gusto.

Perché la lacca rende tutto più delicato

La lacca asiatica è un materiale estremamente resistente quando è ben conservata, ma può essere sensibile a interventi aggressivi, luce e alterazioni chimiche. Nelle opere decorate con oro, argento e motivi legati alla tradizione giapponese, la superficie non è soltanto un rivestimento: è parte integrante dell’immagine.

Nel caso della commode del Getty, questa fragilità è amplificata dal fatto che i pannelli originali furono assottigliati e adattati a una forma diversa da quella per cui erano stati creati. Il supporto francese, le imitazioni europee e le numerose campagne di restauro aggiungono ulteriori livelli di complessità.

Per ridurre le vernici scurite, i conservatori stanno testando gel pensati per agire sulle superfici decorative sensibili in modo controllato. Il progetto coinvolge anche specialisti esterni provenienti dalla Francia e dal Giappone.

Un oggetto che racconta tre secoli di trasformazioni

La storia di questa commode rende evidente perché alcuni restauri siano molto più vicini a un’indagine che a una semplice “pulitura”. Il mobile non è soltanto un pezzo di arredamento francese del 1737: contiene frammenti di un precedente mobile giapponese, reinterpretazioni europee delle tecniche asiatiche e una lunga sequenza di restauri.

Eliminare ogni intervento successivo significherebbe forse ottenere una superficie più vicina a quella originaria, ma potrebbe anche cancellare informazioni preziose sulla vita dell’oggetto. Conservare tutto, al contrario, rischierebbe di lasciare le alterazioni che oggi ne impediscono una corretta lettura.

È proprio questo equilibrio a rendere il caso interessante: il restauro diventa un modo per decidere quale storia dell’opera rendere visibile, senza ridurre tre secoli di trasformazioni a un unico momento.

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