Un grande altare rinascimentale di Andrea della Robbia, composto da 66 sezioni di terracotta invetriata, è tornato visibile al Metropolitan Museum of Art dopo circa settant’anni lontano dalle sale. Il punto più sorprendente è che il Met non lo ha semplicemente rimontato: per l’esposizione del 2026 ha restaurato 33 sezioni e ricostruito digitalmente l’insieme con scansioni 3D, lasciando leggibile anche la storia materiale dell’opera.
L’opera è The Assumption of the Virgin, conosciuta anche come Marquand Altarpiece, realizzata intorno al 1485 da Andrea della Robbia e bottega. Entrò nella collezione del Met nel 1882 e fu il primo grande esempio di terracotta invetriata dei Della Robbia acquisito dal museo.
Un altare costruito come un puzzle di 66 pezzi
Il Metropolitan Museum of Art descrive l’altare come un insieme di 66 sezioni separate, modellate, cotte e invetriate per essere assemblate in una composizione monumentale alta circa tre metri. La scena raffigura l’Assunzione della Vergine, circondata da cherubini e angeli musicanti, sopra quattro santi francescani raccolti intorno al sepolcro.
Questa costruzione modulare non era un espediente moderno. Le grandi terracotte invetriate della bottega Della Robbia venivano spesso realizzate in parti distinte perché elementi troppo grandi sarebbero stati molto difficili da cuocere senza deformazioni o rotture.
Perché rimase fuori dalle sale per circa 70 anni
L’altare fu esposto al Met per decenni dopo il suo arrivo, ma dalla metà del Novecento rimase fuori dal percorso permanente. Il museo spiega che l’opera aveva subito danni importanti prima dell’acquisizione e che soltanto alcune sezioni erano state restaurate.
Per la mostra Rediscovering Della Robbia at The Met, il museo ha riportato in sala 33 sezioni appena conservate, circa metà dell’insieme originale. Non si tratta quindi di una ricostruzione fisica completa, ma di una presentazione parziale che permette di osservare direttamente le parti restaurate e, allo stesso tempo, capire come funzionava il complesso monumentale.
La ricostruzione 3D mostra come si montavano i 66 elementi
Il lavoro di conservazione è stato affiancato da una ricostruzione digitale. Il Met ha utilizzato scansioni tridimensionali a colori per mostrare come le varie sezioni combaciavano tra loro. Il risultato è una visualizzazione animata che rende comprensibile la struttura dell’altare senza forzare il rimontaggio completo dell’opera.
È un dettaglio importante perché trasforma il restauro in uno strumento di lettura. Il visitatore non vede soltanto il risultato finale, ma può capire come una grande terracotta rinascimentale veniva progettata, cotta, trasportata e assemblata.
Anche l’attribuzione è cambiata nel tempo
La storia dell’altare è interessante anche dal punto di vista attributivo. Quando entrò al Met, l’opera era collegata a Luca della Robbia. Gli studi successivi di Allan Marquand, figlio del collezionista Henry G. Marquand che aveva donato il lavoro al museo, portarono invece a riconoscere nell’insieme la mano di Andrea della Robbia e della sua bottega.
Questa revisione è un buon esempio di come le attribuzioni non siano etichette immutabili. Documenti, confronti stilistici, restauri e nuove analisi possono modificare nel tempo il modo in cui un’opera viene catalogata.
Su iCrewPlay Arte abbiamo già spiegato perché formule come “attribuito a”, “bottega di” e “cerchia di” non siano equivalenti e vadano lette con attenzione. Lo stesso problema ritorna qui: distinguere la mano diretta dell’artista dal lavoro condiviso di bottega è parte centrale dello studio dell’arte rinascimentale.
Perché i Della Robbia proteggevano tanto la loro tecnica
La bottega Della Robbia era celebre per una tecnica capace di rendere la terracotta brillante, resistente e adatta anche all’esterno. Intorno al 1440 Luca della Robbia sviluppò una formula di invetriatura che trasformava una materia relativamente economica in una superficie luminosa e durevole.
Per generazioni la famiglia custodì con grande attenzione le proprie ricette. Il risultato fu una produzione riconoscibile per i bianchi intensi, gli azzurri, i verdi e gli altri colori ottenuti tramite smalti e ossidi metallici.
Chi vuole vedere altre opere della famiglia in Italia può partire dal Museo Nazionale del Bargello, dove il nucleo dedicato ai Della Robbia permette di confrontare tecniche, formati e funzioni diverse. Anche la recente guida alla BIAF 2026 ricorda quanto scultura, provenienza e attribuzione siano centrali nella lettura delle opere rinascimentali.
Cosa cambia con questo ritorno al Met
Il ritorno del Marquand Altarpiece non è importante soltanto perché riporta alla vista un’opera rimasta a lungo nei depositi. Il progetto mostra come conservazione, ricerca e strumenti digitali possano lavorare insieme per ricostruire il significato di un oggetto frammentario senza nasconderne le lacune.
Oggi il visitatore vede metà dell’altare materialmente restaurata e l’intera struttura ricostruita digitalmente. È proprio questa doppia lettura, tra ciò che sopravvive e ciò che può essere ricostruito, a rendere il caso particolarmente interessante per capire come un museo contemporaneo lavora su un’opera del Quattrocento.





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