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Londinium sotto Smithfield: i sotterranei ritrovati raccontano la Londra romana

Le volte dimenticate sotto Smithfield diventano una finestra sui primi abitanti di Londra

5 min di lettura
Mire citton - fotografia di strada - londra 2020

Sotto lo storico mercato di Smithfield, a Londra, una rete di ambienti sotterranei rimasta chiusa per decenni diventerà il luogo in cui raccontare i primi abitanti della città romana. Il London Museum ha annunciato il 5 ottobre 2026 Londinium: the making of a Roman city, una mostra gratuita prevista per la primavera 2027 nelle volte riscoperte durante i lavori di trasformazione della nuova sede del museo.

Il gancio più interessante non è soltanto l’apertura di un nuovo spazio espositivo. Le volte, circa 800 metri quadrati, furono ritrovate nel 2019 quando gli operai sfondarono una parete durante il recupero del Victorian General Market. Al loro interno saranno presentati reperti della Bloomberg Collection mai esposti prima, provenienti da uno dei più importanti scavi archeologici condotti nella City.

Come sono stati ritrovati i sotterranei di Smithfield

Secondo il London Museum, gli ambienti furono riscoperti nel 2019 nel corso della lunga ristrutturazione del mercato vittoriano di Smithfield. Una squadra impegnata nei lavori aprì un passaggio attraverso una parete e trovò una rete sotterranea che non faceva parte degli spazi normalmente accessibili.

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Il museo ritiene che le volte siano state utilizzate in passato come depositi collegati al mercato e alla vicina ferrovia. Non sono quindi strutture di epoca romana. Il loro valore sta nel contrasto tra contenitore e contenuto: uno spazio sotterraneo della Londra industriale verrà usato per raccontare una città molto più antica, nata quasi duemila anni fa.

La nuova sede del London Museum aprirà al pubblico a Smithfield il 28 novembre 2026. Le volte seguiranno nella primavera 2027 e Londinium sarà la prima occasione per entrarvi.

Perché la Bloomberg Collection è così importante

Il nucleo archeologico al centro della mostra proviene dagli scavi effettuati tra il 2012 e il 2014 durante la costruzione della sede europea di Bloomberg nella City. In quell’area gli archeologi hanno recuperato oltre 14.000 reperti romani, conservati in modo eccezionale anche grazie ai terreni impregnati d’acqua lungo il corso del Walbrook, un antico fiume oggi scomparso dalla superficie.

Bloomberg Philanthropies ha donato la collezione al London Museum nel 2025. Il museo la definisce il più grande insieme di piccoli reperti proveniente da un singolo scavo archeologico londinese e il più grande archivio ricevuto in un’unica acquisizione.

Una parte dei materiali è già collegata al London Mithraeum, il sito del tempio di Mitra scoperto originariamente nel 1952 e nuovamente studiato durante gli scavi Bloomberg. La nuova mostra allargherà però il racconto alla vita quotidiana nella Londra dei primi decenni dopo la conquista romana.

Le tavolette di cera con le prime voci della Londra romana

Tra i reperti annunciati figurano esempi della più importante raccolta britannica di tavolette romane per la scrittura. Sono oggetti fragili che normalmente sopravvivono con difficoltà, ma le condizioni del terreno hanno permesso di conservarne un numero eccezionale.

Il loro valore non è soltanto materiale. Le tavolette permettono di avvicinarsi a transazioni, rapporti personali e attività amministrative attraverso parole scritte da persone che vivevano nella città. Nella collezione proveniente dallo scavo Bloomberg è stata identificata anche la più antica testimonianza scritta nota del nome di Londra.

È un tipo di documento che cambia il modo di raccontare l’archeologia urbana: non più soltanto mura, strade e monete, ma frammenti della voce di chi abitava e lavorava nel primo centro di Londinium.

Un biberon romano e la vita dei bambini

La mostra comprenderà anche un piccolo recipiente interpretato come contenitore per l’alimentazione infantile. Oggetti di questo tipo sono rari e permettono di spostare l’attenzione dalle grandi vicende politiche alla vita familiare.

Il London Museum studia da anni questi recipienti, spesso indicati con il termine latino moderno di tettinae: piccoli vasi con beccuccio che possono offrire indizi su alimentazione e svezzamento dei bambini in età romana. Inserire uno di questi oggetti nel percorso significa mostrare Londinium come una città popolata non soltanto da soldati, mercanti e amministratori, ma anche da famiglie.

Le uova di scarafaggio trovate in un forno romano

Il dettaglio più insolito annunciato dal museo è microscopico: uova di scarafaggio eurasiatico rinvenute all’interno di un forno di una panetteria romana. Il London Museum le presenta come il più antico esempio conosciuto in Gran Bretagna.

È una scoperta apparentemente marginale, ma archeologicamente molto efficace. Resti di insetti, semi, pollini e residui organici possono raccontare condizioni igieniche, commerci, ambienti di lavoro e movimenti di specie molto meglio di quanto possa fare un oggetto monumentale.

In questo caso il reperto porta dentro una bottega alimentare della Londra romana e ricorda che la ricostruzione del passato dipende anche da materiali che durante uno scavo potrebbero sembrare insignificanti.

La moneta di Nerone e una città già collegata all’Impero

Tra gli oggetti scelti compare anche una moneta dell’imperatore Nerone. Il suo interesse è soprattutto cronologico: Londinium nacque dopo la conquista romana della Britannia iniziata nel 43 d.C. e crebbe rapidamente come nodo commerciale e amministrativo.

Una moneta imperiale, letta insieme alle merci, alle tavolette e agli altri piccoli reperti, aiuta a ricostruire quanto velocemente il nuovo insediamento entrò nelle reti economiche dell’Impero. La mostra si concentrerà proprio sui primi cinquant’anni di questa trasformazione, da paesaggio rurale a centro urbano.

Perché questa storia è più di una nuova mostra

La forza di Londinium sta nell’incrocio tra due riscoperte: uno spazio sotterraneo dimenticato e un archivio archeologico che continua a produrre informazioni dopo oltre dieci anni di studio. Non si tratta quindi di usare reperti romani come semplice scenografia dentro un nuovo museo.

Il progetto mostra come l’archeologia possa cambiare scala. Una tavoletta restituisce una voce, un piccolo vaso racconta l’infanzia, una moneta ricostruisce i collegamenti economici e perfino uova di insetto possono descrivere un ambiente di lavoro. È lo stesso principio che rende interessanti altri casi di oggetti tornati leggibili dopo restauri e ricerche, come l’altare Della Robbia ricomposto al Metropolitan Museum o il dipinto Villa Pilar di Leonora Carrington, rimasto fuori dalla vista del pubblico per decenni.

Quando si potrà visitare Londinium

Il London Museum indica per ora una finestra generale: primavera 2027. L’accesso alla mostra sarà gratuito. La data precisa di apertura, gli orari e le eventuali modalità di prenotazione non sono ancora stati comunicati, quindi non vanno considerati definitivi finché il museo non pubblicherà il calendario operativo.

La nuova sede principale del London Museum a Smithfield aprirà invece il 28 novembre 2026. Per chi segue l’archeologia romana, Londinium: the making of a Roman city sarà il passaggio successivo: la prima apertura pubblica delle volte riscoperte e una nuova occasione per vedere reperti della Bloomberg Collection finora conservati fuori dal percorso espositivo.

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