La Madonna di Edvard Munch conservata al National Museum di Oslo nasconde sotto il colore tracce di una composizione diversa: l’artista aveva provato a disporre entrambe le braccia verso il basso prima di scegliere la posa definitiva. La scoperta, comunicata dal museo nel 2021, è emersa grazie alla riflettografia infrarossa e rafforza l’ipotesi che questa sia la prima versione del soggetto, databile al 1894.
Che cosa è emerso sotto la Madonna di Munch?
I conservatori Thierry Ford e Børre Høstland hanno esaminato il dipinto con la riflettografia infrarossa, tecnica che può rendere visibili segni preparatori nascosti sotto gli strati pittorici. Le immagini hanno rivelato i ripensamenti nella posizione delle braccia. Nella composizione definitiva, una mano è portata dietro la testa e l’altro braccio scompare dietro la schiena; nei disegni sottostanti Munch sperimentava invece una posizione con entrambe le braccia abbassate.
Il comunicato del National Museum del 4 ottobre 2021 descrive il risultato come una prova importante per ricostruire il processo creativo. Non è la scoperta di un altro quadro completo, ma di studi e correzioni nella stessa opera.
Perché questo dettaglio può cambiare la datazione?
Munch realizzò cinque versioni dipinte di Madonna di dimensioni simili tra il 1894 e il 1897, senza datarle personalmente. In precedenza il museo indicava per la propria tela il 1894 o il 1895. Il fatto che qui compaiano tentativi poi abbandonati, mentre le versioni successive riprendono la soluzione finale, sostiene l’interpretazione della tela di Oslo come prima versione, conclusa nel 1894.
È una conclusione storica costruita sommando dati tecnici e confronti tra opere, non una data scritta dall’artista che sia stata improvvisamente scoperta. Il museo la presenta come un’interpretazione rafforzata dalle nuove analisi.
Perché si chiama Madonna se non è una Vergine tradizionale?
La figura femminile inarca la schiena e si presenta con un’aureola rossa, anziché con la consueta aureola dorata dell’iconografia sacra. Il museo ricorda anche il titolo alternativo Donna che fa l’amore. La tensione tra il riferimento religioso del nome e la sensualità della figura spiega parte dell’effetto provocatorio dell’opera, discussa già durante l’esposizione a Kristiania nel 1895.
Non c’è motivo di ridurre l’immagine a un messaggio cifrato univoco: sensualità, sacralità e ambiguità convivono nell’impostazione scelta da Munch. Le braccia, la testa inclinata e l’alone rosso diventano elementi fondamentali di questa costruzione visiva.
Che cosa dimostra davvero l’indagine all’infrarosso?
Mostra come l’artista abbia cercato la posa prima di fissarla. La scoperta non cambia l’attribuzione dell’opera e non risale al 2026: è stata presentata ufficialmente nel 2021. La differenza tra prova materiale e interpretazione è essenziale: i segni preparatori sono stati osservati; l’identificazione come prima versione deriva dal loro rapporto con le altre tele.
Per approfondire la ricerca dei segni nascosti nei dipinti, leggi il nostro articolo su l’iscrizione scoperta nell’Urlo di Munch e l’approfondimento su il disegno preparatorio emerso nella Ronda di notte di Rembrandt. Sono casi distinti, accomunati dal modo in cui le analisi modificano ciò che sappiamo del lavoro degli artisti.
La Madonna studiata si trova nella collezione del National Museum di Oslo. Per una visita, posizione in sala e disponibilità del dipinto vanno ricontrollate presso il museo prima della partenza.




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