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Acque alte prorogata a M9, il pubblico entra nelle opere

La settimana aggiuntiva unisce performance, una visita curatoriale e un’installazione costruita dai visitatori.

Massimo 16 ore fa 6
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Acque alte a M9 resterà aperta fino a domenica 26 luglio 2026, una settimana oltre la chiusura inizialmente prevista. La proroga della mostra al Museo del ’900 di Venezia Mestre amplia il tempo per vedere le opere di 15 allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia e partecipare agli appuntamenti dal vivo.

Contenuti
Acque alte a M9 prorogata: cosa cambia nell’ultima settimanaLe performance di Acque alte tra fabbriche, metronomi e memoriaI 15 allievi del CSC rileggono Venezia dentro M9Perché la proroga conta per una mostra performativa

Acque alte a M9 prorogata: cosa cambia nell’ultima settimana

La proroga aggiunge sette giorni al calendario e trasforma la fase finale in una parte attiva del progetto. Performance, visite con il curatore e interventi dei visitatori completano le opere esposte. Il pubblico può così osservare come alcuni lavori cambiano nello spazio e attraverso la partecipazione diretta.

La nuova data di chiusura compare nella sezione dedicata alle mostre in corso di M9. L’accesso ad Acque alte e agli appuntamenti performativi è compreso nel biglietto del museo. M9 è aperto dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 18 e nel fine settimana dalle 10 alle 19; lunedì e martedì resta chiuso.

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Il programma dell’ultima fase si apre mercoledì 15 luglio alle 17 con Da vicino nulla è normale di Beatrice Ieni. La performance mette in relazione un video girato nell’ex ospedale psichiatrico di San Servolo con un’azione dal vivo, costruita attorno al corpo e al confine tra spazio interno ed esterno.

Venerdì 17 e domenica 19 luglio è previsto Scarabocchi di Ilaria Perino. L’opera utilizza dodici metri di vetrine al piano terra del museo come superficie collettiva. I visitatori intervengono uno alla volta con una linea, un disegno e un titolo, modificando progressivamente l’installazione.

Le performance di Acque alte tra fabbriche, metronomi e memoria

Domenica 19 luglio alle 16:30 sarà presentata Ultima misura, performance site-specific di Anna Scardellato. Il lavoro parte dalla storia della fabbrica Junghans alla Giudecca, dove la produzione di orologi lasciò spazio durante la Seconda guerra mondiale alla fabbricazione di mine e dispositivi bellici.

L’azione utilizza una violinista, dodici metronomi e frammenti del Quartetto per archi n. 8 di Dmitrij Šostakovič. Il compositore scrisse l’opera nel 1960 e la dedicò alle vittime del fascismo e della guerra. Nella performance, la regolarità del tempo meccanico entra in contrasto con l’improvvisazione e con la memoria industriale del luogo.

Sabato 18 luglio alle 17 Tommaso Strinati conduce una visita alle quindici opere insieme agli artisti del Polo CSC. Il calendario ufficiale di M9 indica anche una seconda visita domenica 19 luglio alle 17. Il percorso permette di leggere le ragioni che hanno guidato la collocazione dei lavori fra piano terra, primo e secondo piano.

La distribuzione negli spazi evita l’effetto di una mostra separata dalla collezione permanente. Video, fotografie, sculture e azioni performative sono collocati in punti scelti per creare rapporti con i documenti e i contenuti storici del museo. Il Novecento raccontato da M9 diventa così materiale con cui gli studenti costruiscono interventi contemporanei.

I 15 allievi del CSC rileggono Venezia dentro M9

Acque alte nasce dal Corso di Arti Performative del Centro Sperimentale di Cinematografia presso il polo formativo dell’Isola di San Servolo. Il progetto, coordinato da Tommaso Strinati, si è sviluppato da marzo a giugno 2026 con Marzia Migliora, Rä Di Martino e Cesare Pietroiusti.

Per gli allievi, le opere costituiscono i saggi di fine corso. Il loro ingresso a M9 segna la prima presentazione museale collettiva del programma e avvia una collaborazione tra il Centro Sperimentale e l’istituzione di Mestre. La formazione lascia quindi l’ambiente didattico e si misura con il pubblico, gli orari e le condizioni di uno spazio espositivo.

Venezia rappresenta il punto comune dei lavori, ma viene osservata oltre la sua immagine turistica. Le opere affrontano trasformazioni urbane, memoria del lavoro, fragilità ambientale e rapporto tra residenti e flussi di visitatori. Anche luoghi marginali o abbandonati della laguna possono diventare archivi di queste tensioni, come mostra la storia del monastero sull’isola di San Giorgio in Alga.

Il titolo Acque alte richiama il fenomeno che modifica periodicamente la vita della città, ma funziona anche come metafora di instabilità. L’acqua unisce le isole e al tempo stesso rende evidenti separazioni, vulnerabilità e difficoltà di accesso. Gli studenti traducono questa condizione in linguaggi diversi, senza cercare una rappresentazione unica di Venezia.

Perché la proroga conta per una mostra performativa

Una settimana aggiuntiva ha un valore particolare quando le opere dipendono dall’azione e dalla presenza del pubblico. Scarabocchi cambia con ogni contributo, mentre Da vicino nulla è normale e Ultima misura esistono pienamente nel momento della loro esecuzione. La durata della mostra diventa quindi una componente del progetto, non un dato amministrativo esterno.

Il prolungamento consente inoltre di osservare il rapporto tra gli interventi degli allievi e la collezione di M9. Il museo dedica il proprio percorso alla storia sociale, politica e materiale del Novecento italiano; Acque alte verifica quanto quel patrimonio possa essere riattivato da artisti in formazione attraverso immagini, corpi e installazioni.

La chiusura del 26 luglio offrirà l’ultima occasione per vedere l’assetto raggiunto dopo gli interventi partecipativi. Resterà poi da capire se la collaborazione tra M9 e Centro Sperimentale proseguirà con nuove edizioni o se Acque alte rimarrà un’esperienza isolata nel programma contemporaneo del museo.

TAGGED:Acque altearte contemporaneaCentro Sperimentale di CinematografiaM9 Museo del '900Venezia Mestre
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