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Lettura: Pillole di Storia Medievale e Rinascimentale, Caterina Sforza
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Pillole di Storia Medievale e Rinascimentale, Caterina Sforza

Curiosità dalla storia

Isotta Franci 2 settimane fa Commenta! 6
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Caterina Sforza (1463-1509) è una figura emblematica del tardo Medioevo e del primo Rinascimento italiano, una transizione cruciale, essendo figlia del Duca di Milano e attivamente coinvolta nelle lotte di potere e nelle arti tipiche del Rinascimento, ma con un’anima e uno spirito combattivo che la legavano all’etica cavalleresca medievale, tanto da essere soprannominata la Tigre del Rinascimento o L’ultima tigre del Medioevo.

Contenuti
Biografia e ruolo politico di Caterina SforzaL’impronta storica
Ritratto di caterina sforza (c. 1463-1509)

Biografia e ruolo politico di Caterina Sforza

Nata a Milano nel 1463 come figlia naturale del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, Caterina crebbe in un ambiente di intrighi politici. A soli 10 anni, fu promessa sposa a Girolamo Riario, nipote di Papa Sisto IV, acquisendo così le signorie di Imola e Forlì.

Rimasta vedova dopo l’assassinio del marito nel 1488, Caterina si distinse per il suo coraggio nel difendere le sue terre e i suoi figli, rifiutando di arrendersi ai cospiratori dalla rocca di Ravaldino. La sua intraprendenza le permise di mantenere il potere e vendicare la morte del marito con ferocia.

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Si risposò altre due volte, prima segretamente con Jacopo Feo e poi con Giovanni de’ Medici, dal quale ebbe il figlio Ludovico, il quale diventerà il famoso condottiero Giovanni delle Bande Nere. Mantenne la signoria fino al 1499, quando fu costretta ad arrendersi a Cesare Borgia, che la fece prigioniera e la portò a Roma.

La figura di Caterina Sforza è complessa e dibattuta: ammirata da alcuni per il suo eroismo e la sua capacità di sfidare le convenzioni del tempo, fu criticata da altri come una tiranna brutale per le sue vendette spietate. Fu l’unica signora italiana a opporsi con forza all’avanzata delle truppe francesi e di Cesare Borgia, guadagnandosi l’ammirazione di Niccolò Machiavelli.

Oltre alla politica e alla guerra, si dedicò ad attività come l’alchimia e la scrittura, dimostrando una personalità poliedrica. Le sue fortezze, costruite per la difesa, sono considerate esempi unici di architettura rinascimentale italiana. Morì a Firenze nel 1509, all’età di 46 anni, lasciando un segno indelebile nella storia del Rinascimento italiano.

Caterina sforza e le altre donne della storia al potere

L’impronta storica

La frase esatta che menzionò non è attribuita a un’imperatrice, bensì a Caterina Sforza, una potente contessa e signora rinascimentale italiana, spesso definita Signora di Forlì e Imola.

Caterina Sforza «tengo el vientre para producir mas»

Fu questo uno degli episodi che diedero vita alla leggenda di Caterina, una donna e politica capace di sacrificare tutto, persino la sua famiglia di fronte a un obiettivo che ella stessa riteneva più grande. Celebre è infatti la frase che pare pronunciò di fronte ai congiurati che minacciavano i suoi figli.

«Fatelo, se volete: impiccateli pure davanti a me» e, sollevandosi le gonne e mostrando con la mano il pube, «qui ho quanto basta per farne altri!»

Fatto sta che, di fronte a tanta spavalderia, i congiurati non osarono toccare i giovani e Caterina poté così recuperare il governo sia di Forlì che di Imola.

La storia, riportata in diverse cronache e opere letterarie, narra che nel 1488, quando le fu chiesto di arrendersi e i suoi figli furono minacciati di morte dai suoi assedianti (la famiglia degli Orsi, che aveva preso la rocca di Forlì), Caterina rispose: “E non vi pare egli, stolti, ch’io abia le forme da farne degl’altri?” (tradotto approssimativamente: “E non vi pare, stupidi, che io abbia gli stampi per farne degli altri?”). 

Secondo il racconto popolare, fece un gesto molto audace: sollevò le vesti per mostrare la sua capacità di generare altri eredi, indicando che la vita di quei figli in particolare non avrebbe messo fine alla sua dinastia o al suo potere. Questa, però, fu solo la prima delle tante prove che Caterina dovette superare e che la fecero entrare nella leggenda. I possedimenti di Imola e Forlì infatti, si trovavano in una posizione strategica per quelle che erano le vie di comunicazione di un tempo.

Le gesta di Caterina Sforza ebbero un posto di rilievo nella storia, principalmente perché sfidò le rigide convenzioni di genere del Rinascimento, agendo con un’audacia e una determinazione che erano all’epoca appannaggio quasi esclusivo degli uomini. La sua eredità, tuttavia, rimane complessa e dibattuta tra gli storici.

Ma Imola e Forlì erano situate metà strada tra la Signoria di Firenze e il Dogado Veneziano, al confine dei possedimenti Pontifici e vicine al Ducato di Milano, e le due città erano tappe obbligatorie per chiunque volesse scendere nell’Italia Centrale. Frequentata da commercianti o semplici viandanti, la via che da Forlì portava a Firenze era uno degli assi strategici di comunicazione dell’Italia dell’epoca.

Le sue capacità di difendere le sue terre, in particolare la strenua resistenza alla Rocca di Ravaldino contro le soverchianti forze di Cesare Borgia, dimostrarono una competenza strategica e un coraggio rari. Queste azioni le valsero l’ammirazione, sebbene a volte controversa, anche di figure come Niccolò Machiavelli, che la definì un simbolo della virtù contro la ferocia armata dei maschi.

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