Il Grande Scisma del 1054 ha sancito la separazione definitiva tra la Chiesa Cattolica (Occidente) e la Chiesa Ortodossa (Oriente). Le cause principali includono controversie teologiche (come il Filioque), disaccordi liturgici (pane azzimo), divergenze culturali/linguistiche e, soprattutto, il rifiuto bizantino del primato papale. La rottura si è formalizzata con le scomuniche reciproche tra Papa Leone IX e il Patriarca Michele Cerulario.

Grande Scisma del 1054
La cristianizzazione degli Slavi e delle altre popolazioni pagane dei Balcani e della Russia, se non sempre del dominio di Bisanzio, avvenne in concorrenza con la Chiesa di Roma e con i Franchi; la cui avanzata in Europa procedeva in concomitanza con l’attività missionaria promossa dal papato. Un vero e proprio conflitto scoppiò per il controllo della Chiesa bulgara, che il re Boris aveva tentato di mantenere del tutto autonoma da Bisanzio, stringendo rapporti contemporaneamente anche con Roma.
Il seggio patriarcale di Costantinopoli era occupato da Fazio, nominato dall’imperatore Michele III dopo la deposizione del predecessore Ignazio, ma non riconosciuto dal papa Niccolò I. Dopo un violento scambio di lettere con il papa, dove veniva denunciata l’ingerenza della Chiesa romana nell’area di influenza del patriarcato costantinopolitano, Fazio nell’867, richiamandosi alla cosiddetta disputa di Filioque, fece scomunicare il papa da un concilio riunito a Costantinopoli.
Con la recita del Credo si professava la dottrina della derivazione dello Spirito Santo non solo dal Padre, ma anche dal Figlio (qui Patri Filioque procedit), dottrina non stabilita dal Concilio di Nicea del 325, in base alla quale lo Spirito Santo deriva soltanto dal Padre (Roma: Spirito Santo dal Padre e dal Figlio; Costantinopoli/Bisanzio: Spirito Santo solo dal Padre).
Nel corso del X secolo, la crisi del papato contribuì ad abbassare la tensione tra la Chiesa Romana e quella di Costantinopoli; quando questa fu superata agli inizi del nuovo millennio, i rapporti divennero nuovamente assai tesi. Ai vecchi problemi della giurisdizione sui cristiani dell’area balcanica e del Filioque, nel corso degli anni si aggiunsero altre problematiche non indifferenti: tra cui il matrimonio tra i preti (non consentito in Occidente) e l’uso del pane lievitato nella celebrazione dell’Eucarestia.
La situazione esplose nell‘XI secolo, quando alla guida delle due Chiese vennero a trovarsi prelati intransigenti, nemici di ogni compromesso. A Roma c’era papa Leone IX, già vescovo di Toul in Lorena. A Costantinopoli era patriarca Michele Cerulario, fiero oppositore del primato papale, il quale nel 1053 ordinò la chiusura delle chiese di rito latino nella città.
Il problema principale restava sempre quello del Filoque, questioni liturgiche. Il cattolicesimo riconosceva il Papa come capo supremo e infallibile della Chiesa, l’ortodossia considerava il Papa solo primo tra pari (Patriarca di Costantinopoli aveva un primato d’onore, ma non di giurisdizione). La posizione della Chiesa orientale era stata ribadita con un trattato del monaco Niceta Stetato.
Dal momento che l’imperatore Costantino X era interessato a non fare precipitare la situazione, da Roma fu inviata una delegazione per tentare di appianare i contrasti. Nonostante questi tentativi di conciliazione, il 15 luglio 1054 i tre legati papali deposero sull’altare di S. Sofia la bolla di scomunica del Cerulario, il quale ovviamente fece lo stesso nei loro confronti.
Lo scisma tra le due Chiese sembrava un atto del tutto aspettato, l’elemento che pesò di più fu l’orientamento fortemente monarchico che il papato assunse tra XI e XII secolo, per cui i teologi bizantini sostenevano che era la Chiesa di Roma, e non la Chiesa di Costantinopoli, ad allontanarsi dall’ortodossia e a mettere in discussione l’assetto elaborato dai primi concili ecumenici, i quali avevano previsto una cristianità raccolta intorno ai cinque patriarcati: Roma, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e Costantinopoli; non un’organizzazione di tipo gerarchico culminante nel papato di Roma.