Il Cinema Modernissimo di Bologna, riaperto al pubblico il 21 novembre 2023 dopo un lungo intervento di recupero, non è tornato alla vita come semplice sala di proiezione. La sua riapertura ha segnato un passaggio culturale preciso, riportando al centro della città un luogo che dal 1915 aveva intrecciato visioni, pubblico e immaginario. Dentro questo spazio rinnovato prende forma la mostra “Li ho visti. I disegni di Stefano Ricci”, in programma dal 4 febbraio al 19 aprile alla Galleria Modernissimo, progetto che lega disegno, cinema e gesto quotidiano.
L’esposizione nasce da un’azione ripetuta per un intero anno. Ogni giorno, durante il primo anno di attività del Modernissimo, Stefano Ricci ha realizzato dal vivo un manifesto originale per uno dei film in programmazione. Gessetti colorati su carta, esecuzione diretta davanti agli spettatori, nessuna distanza tra visione e segno. Da questa pratica prende corpo una mostra che racconta il cinema attraverso lo sguardo di chi guarda, non di chi promuove.
Il Cinema Modernissimo come spazio vivo e produttivo
Il Modernissimo non ospita la mostra come semplice contenitore. Il progetto espositivo è legato alla sua identità più recente. La storica sala, chiusa dal 2007, torna a essere luogo di produzione culturale, non solo di fruizione. Il manifesto disegnato a mano sostituisce l’immagine industriale e restituisce al cinema una dimensione artigianale, legata al tempo reale e alla presenza fisica dell’artista.
Ogni disegno nasce da una scelta precisa. Ricci, di fronte a cinque o sei film al giorno, ne selezionava uno da vedere o rivedere. Dopo la visione, cercava un’immagine capace di restituire l’emozione lasciata dal film. Non una sintesi narrativa, non un’anticipazione, ma una traccia emotiva.
Una maratona di sguardi e segni

L’artista definisce questo lavoro una “maratona matta”. Un’espressione che restituisce il ritmo serrato e la fatica di un gesto ripetuto senza automatismi. Ogni manifesto è unico, legato a un giorno, a una proiezione, a uno stato d’animo. Il disegno diventa strumento di comprensione del mondo, mezzo per attraversare storie che il cinema ha depositato nella memoria collettiva.
Tra i riferimenti personali emerge il ricordo di Jimmy Villotti, chitarrista bolognese scomparso due anni fa, figura centrale nell’immaginario musicale della città. Ricci racconta di essere cresciuto davanti a casa sua, di averne amato la presenza fisica, lo stile essenziale, il rapporto diretto con lo strumento. Un ricordo che attraversa il progetto e ne rafforza il legame con Bologna, città che fa da sfondo ma anche da matrice emotiva.
I contenuti della mostra alla Galleria Modernissimo
La mostra, curata da Andrea Losavio e allestita dalla Cineteca di Bologna, presenta per la prima volta una selezione ampia del progetto. Il percorso espositivo include 50 disegni originali su carte vellutate, 60 riproduzioni a stampa in copia unica e tre grandi lavori inediti su velluto, realizzati appositamente per questa occasione.
L’allestimento accompagna il visitatore dentro un archivio non cronologico, dove ogni immagine dialoga con le altre attraverso il linguaggio del segno, del colore, della sottrazione. Il cinema appare come materia da evocare, non da spiegare. I titoli dei film diventano pretesto per un racconto visivo che vive di silenzi, gesti minimi, tensioni trattenute.
Il disegno come forma di visione cinematografica
Secondo Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, questi manifesti restituiscono un segreto del cinema: nascono dallo sguardo dello spettatore. Non annunciano il film, non ne riassumono la trama, ma fanno riaffiorare l’emozione della visione. È una galleria di sensazioni che supera il linguaggio verbale e rimane sospesa tra memoria e percezione.
In questo senso il progetto di Ricci si colloca in una zona laterale rispetto alla grafica cinematografica tradizionale. Non promozione, non marketing, ma testimonianza visiva di un’esperienza. Ogni disegno conserva la fragilità del gesto manuale e il rischio dell’errore, elementi che restituiscono al cinema una dimensione umana e non replicabile.
Il libro e la rassegna Art City Cinema
Ad accompagnare la mostra viene presentato il volume “Li ho visti”, edito dalla Cineteca di Bologna, che raccoglie 190 opere con testi critici di vari autori. Il libro è dedicato alla memoria di Goffredo Fofi, figura centrale del pensiero critico italiano legato al cinema e alla cultura visiva.
In parallelo, dal 4 al 9 febbraio, il Cinema Modernissimo ospita Art City Cinema, rassegna che propone una selezione di film dedicati al rapporto tra cinema e arte. La programmazione dialoga con la mostra, estendendo il progetto dal disegno allo schermo, dal segno statico al movimento delle immagini.
Un progetto che lega città, cinema e gesto artistico
“Li ho visti. I disegni di Stefano Ricci” non è una semplice esposizione di opere su carta. È il racconto di un anno di cinema vissuto giorno dopo giorno, senza distanza tra visione e interpretazione. Il Modernissimo diventa luogo di passaggio tra pubblico e artista, tra schermo e parete, tra tempo della proiezione e tempo del disegno.
La mostra si inserisce nel programma di Art City Bologna, rafforzando il legame tra arte contemporanea, memoria cinematografica e spazi urbani restituiti alla collettività. Un progetto che parla di sguardi, di abitudini culturali, di attenzione al dettaglio, senza trasformare il cinema in icona immobile.
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