Marta Dell’Angelo espone ad Assab One a Milano fino al 26 giugno 2026. La mostra indaga le mani come luogo di tensioni attraverso dipinti di grande formato e interventi performativi, in dialogo con l’opera di Luca Pancrazzi.
Marta Dell’Angelo ad Assab One: cosa c’è in mostra fino al 26 giugno

Nello spazio no-profit Assab One, fondato da Elena Quarestani nel 2002, Marta Dell’Angelo presenta un corpus di opere che attraversano pittura e performance. Il progetto espositivo, visitabile fino al 26 giugno 2026, affianca dipinti di grande formato a graffiti a pastello a cera. L’artista isola e analizza il corpo, concentrando l’attenzione sulle mani come territorio di conflitto e significato.
Assab One opera al crocevia tra via Assab e via Benadir, in una zona di Milano che ha visto crescere numerosi spazi indipendenti. La sua natura non-profit lo rende un luogo di ricerca piuttosto che di mercato, ospitando progetti che spesso sfidano le categorie tradizionali tra pittura, scultura e azione dal vivo.
Perché le mani sono il centro della ricerca di Dell’Angelo
Le mani non compaiono per caso nel lavoro di Dell’Angelo. Sono lo strumento della creazione e il soggetto del dipinto, il punto dove il gesto artistico si piega su se stesso. Isolare le mani significa sospendere l’azione e mostrarne la tensione, il tremore, la forza. In questo senso, la pittura diventa registrazione di un evento corporeo che non si è ancora concluso.
La scelta del pastello a cera e del graffito introduce una dimensione materica che stride con la precisione anatomica. L’artista lavora su superfici ampie, dove il corpo si dilata e le mani occupano uno spazio inusuale, quasi architettonico. Il risultato è una figurazione che non descrive ma testimonia.
Il dialogo con Luca Pancrazzi e la pittura come performance
La mostra entra in relazione con l’opera di Luca Pancrazzi, artista nato a Figline Valdarno nel 1961 e attivo tra pittura, fotografia e installazione. Pancrazzi ha esposto ad Assab One in passato e nel 2026 vi torna con un nuovo progetto. La vicinanza tra i due lavori suggerisce una linea di ricerca comune: entrambi indagano il confine tra immagine fissa e processo, tra tela e azione.
Il confronto con Jenny Saville a Ca’ Pesaro ha dimostrato che la pittura figurativa contemporanea può ancora interrogare il corpo senza retorica. Dell’Angelo procede su una strada affine, ma aggiunge la dimensione performativa. Il suo lavoro si colloca in un panorama italiano che ENSEMBLE _2026 ha recentemente mappato come pittura emergente, confermando che il medium non ha esaurito le sue domande.
Fino al 26 giugno, chi attraversa la soglia di Assab One trova un’opera che non si limita a essere guardata. Le mani di Dell’Angelo chiedono di essere lette come gesti interrotti, sospesi tra compimento e caduta. Resta da capire se il pubblico milanese è pronto a riconoscere la pittura come un evento che accade in tempo reale, e non solo come un oggetto finito da appendere.