Il 21 dicembre 1401 nasce a San Giovanni Valdarno Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, noto come Masaccio, il pittore che avrebbe rivoluzionato il modo di guardare e dipingere il mondo. La sua breve vita – muore nel 1428, a soli ventisette anni – basta per riscrivere la grammatica della pittura rinascimentale. In un arco di tempo limitato, introduce la prospettiva lineare, la tridimensionalità della figura e la luce come elemento costruttivo, ponendo le basi dell’arte moderna.
Dalla bottega al mito
Masaccio si forma a Firenze, la città dove il fermento culturale inizia a superare le regole del gotico internazionale. Lavora accanto a Masolino da Panicale, ma presto la sua pittura prende una direzione più radicale. Le figure di Masaccio hanno peso, volume, un’anatomia reale. Non fluttuano nello spazio dorato: occupano un mondo solido, costruito secondo leggi geometriche.
La sua Trinità nella chiesa di Santa Maria Novella è un manifesto del nuovo pensiero visivo: per la prima volta un affresco calcola scientificamente il punto di fuga e costringe lo spettatore a guardare la scena come se fosse parte dello stesso spazio.
La prospettiva come rivoluzione
La prospettiva non è solo un espediente ottico, ma un modo di pensare. Con Masaccio l’immagine diventa esperienza razionale e umana. La luce modella i corpi e racconta emozioni: la vergogna di Adamo ed Eva nella Cappella Brancacci è una delle rappresentazioni più intense della sofferenza nella storia dell’arte.
Da Brunelleschi Masaccio apprende i principi dell’architettura e li traduce in pittura, applicando una matematica visiva che trasforma la superficie piatta in spazio abitabile. È il primo vero pittore moderno, perché mette l’uomo e la sua percezione al centro dell’immagine.
Influenza e eredità

Dopo la morte improvvisa di Masaccio, Filippo Lippi, Leonardo, Michelangelo e Raffaello ne raccolgono la lezione. Tutti studiano le sue figure, le proporzioni, il modo di usare l’ombra. Michelangelo, in particolare, riconoscerà in lui un maestro ideale.
Le pareti della Cappella Brancacci, dove Masaccio e Masolino lavorarono insieme, diventano una scuola a cielo aperto: per decenni gli artisti fiorentini vi andranno a copiare i suoi personaggi, quasi fosse un laboratorio pubblico del Rinascimento.
Masaccio oggi
A più di seicento anni dalla nascita, la figura di Masaccio resta simbolo di rinnovamento e di intelligenza visiva. I suoi affreschi continuano a essere studiati come chiave di passaggio dal Medioevo all’età moderna.
Il suo sguardo non si limita alla fede: osserva l’uomo nella sua fragilità e nella sua grandezza, restituendogli una dignità nuova. È per questo che, ogni 21 dicembre, ricordare la sua nascita significa celebrare la nascita della pittura moderna stessa.
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