Quanto può raccontare un soffitto ridotto in frammenti? A Pompei, il restauro della Casa con Panificio nella Regio IX ha permesso di ricostruire oltre un quarto della decorazione originaria di una volta affrescata. Il risultato riguarda una sala da banchetto collocata al piano superiore dell’edificio e aggiunge nuovi elementi alla conoscenza degli spazi domestici della città romana.
Il lavoro è stato presentato nella Palestra Grande al termine del workshop internazionale dedicato agli scavi e alle ricerche in corso nel Parco archeologico. L’incontro ha riunito istituzioni e università italiane e straniere impegnate nei cantieri pompeiani, con l’obiettivo di condividere metodi, risultati e problemi ancora aperti.
Il soffitto della Casa con Panificio di Pompei ricostruito dai frammenti

Il soffitto della Casa con Panificio di Pompei è stato ricomposto partendo dai lacerti rinvenuti nel punto esatto del crollo. Questa posizione ha consentito agli archeologi di attribuire con sicurezza i frammenti alla sala superiore e di riconoscere, già durante lo scavo, numerosi collegamenti tra porzioni apparentemente isolate.
La decorazione apparteneva a un cenacolo, termine con cui si indicava un ambiente posto al piano superiore, in questo caso destinato ai banchetti. La presenza di una volta affrescata mostra che anche gli spazi elevati della casa potevano ricevere apparati decorativi articolati, pensati per accompagnare momenti di rappresentanza e convivialità.
La ricostruzione ha superato il 25 per cento della composizione originaria. Il dato non rappresenta un punto definitivo: il supporto è stato progettato per accogliere eventuali nuovi frammenti che potrebbero emergere con il proseguimento delle indagini. Il restauro rimane quindi collegato direttamente all’avanzamento dello scavo.
Il progetto si inserisce nel più ampio lavoro condotto nella Regio IX, area che negli ultimi anni ha restituito abitazioni, ambienti produttivi e decorazioni capaci di ampliare il quadro sulla vita urbana. Un approfondimento sul ruolo attuale del sito è disponibile nell’articolo dedicato a Pompei e al futuro degli scavi archeologici.
Un supporto curvo costruito insieme al restauro
L’elemento tecnico più rilevante riguarda il supporto usato per la ricomposizione. Un pannello piano avrebbe alterato la geometria del soffitto, mentre la curvatura originale non poteva essere stabilita prima di avere riunito una quantità sufficiente di frammenti. La forma del nuovo sostegno è stata quindi definita mentre il mosaico di lacerti tornava progressivamente leggibile.
Questo metodo lega conservazione e ricerca: ogni collegamento tra due frammenti fornisce indicazioni sulla superficie dipinta, ma anche sull’architettura che la sosteneva. Il restauro non riguarda soltanto il recupero dell’immagine, perché contribuisce a ricostruire le proporzioni della sala, la forma della copertura e il modo in cui la decorazione veniva osservata dal basso.
Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, ha collegato l’intervento alla tradizione italiana nel restauro archeologico e al ruolo dell’ufficio interno di Pompei. Il progetto è stato presentato come un’occasione di confronto internazionale, oltre che come un’operazione conservativa. I programmi di ricerca del sito sono consultabili nel portale ufficiale del Parco archeologico di Pompei.
La ricomposizione documenta anche un problema frequente negli scavi: molti apparati decorativi non vengono trovati nella posizione originaria, ma sotto forma di crolli composti da centinaia di elementi. La qualità della documentazione stratigrafica diventa decisiva per riconoscere la provenienza dei materiali e impedire che il restauro produca ricostruzioni arbitrarie.
Il tema di Dioniso collega la Casa con Panificio alla Regio IX
Il soffitto è legato al tema di Dioniso e Arianna, inserito dal Parco nel programma culturale e scientifico del 2026. La scelta deriva anche dalle scoperte compiute tra il 2024 e il 2025 nella vicina Casa del Tiaso, dove è emersa una grande decorazione con un corteo dionisiaco.
Dioniso, dio del vino, del teatro e dell’esperienza rituale, era particolarmente adatto agli ambienti destinati ai banchetti. La sua presenza nelle case romane poteva richiamare il consumo del vino, la festa e il passaggio tra ordine domestico e dimensione mitologica. Arianna, abbandonata da Teseo e accolta dal dio, completava un racconto legato alla trasformazione e alla rinascita.
Il confronto con la Casa del Tiaso permette agli studiosi di osservare come uno stesso repertorio venisse adattato ad ambienti e committenti differenti. La megalografia dionisiaca della Regio IX è stata analizzata anche nell’E-Journal degli Scavi di Pompei, dove il ciclo viene messo in relazione con la Villa dei Misteri e con il ruolo delle figure femminili nel rito.
La scoperta si collega inoltre ad altri cantieri che mostrano quanto l’archeologia contemporanea dipenda dall’integrazione tra scavo, diagnostica e conservazione. Lo stesso principio emerge nelle ricerche raccontate nell’approfondimento sugli scavi di Amiternum e sui mosaici romani, dove la lettura dei contesti procede insieme alla tutela dei materiali.
La ricostruzione resta volutamente incompleta. Proprio questa apertura rende il soffitto un caso utile per capire come cambia il restauro archeologico: non una replica definitiva del passato, ma una struttura modificabile, capace di accogliere nuove prove senza cancellare i limiti di ciò che è stato recuperato. La prossima questione sarà stabilire se ulteriori scavi consentiranno di ampliare la volta e chiarire l’intero programma figurativo.