Triennale Milano affida a Michele De Lucchi il nuovo incarico di direttore creativo e la responsabilità del Museo del Design Italiano. La nomina, annunciata il 14 luglio 2026 dal presidente Vincenzo Trione, introduce una figura inedita nella struttura dell’istituzione e accompagna il rinnovo del comitato scientifico.
Triennale Milano e Michele De Lucchi, cosa cambia con la nomina

Michele De Lucchi dovrà coordinare l’identità creativa della Triennale e dirigere il Museo del Design Italiano. Il doppio incarico collega programmazione, collezione permanente e lettura dei cambiamenti tecnologici. La novità riguarda quindi il modo in cui l’istituzione costruirà una linea comune tra mostre, ricerca e racconto del progetto.
La scelta arriva all’inizio della presidenza di Vincenzo Trione, nominato nel giugno 2026 dopo gli otto anni di Stefano Boeri. Il nuovo consiglio di amministrazione comprende nove componenti, mentre Carla Morogallo è stata confermata direttrice generale. La composizione della governance è consultabile nella sezione istituzionale di Triennale Milano.
De Lucchi ha definito il design come uno strumento per dare forma al proprio tempo e mettere l’essere umano in relazione con la tecnologia. Sostenibilità e intelligenza artificiale saranno due campi di confronto. Il suo approccio considera il progetto una responsabilità collettiva, legata alla qualità degli ambienti e alle conseguenze delle scelte tecniche.
Il ruolo creativo non coincide con una semplice supervisione estetica. Dovrà rendere riconoscibile l’indirizzo della Triennale attraverso discipline diverse, mantenendo il design come elemento di raccordo. Saranno la programmazione dei prossimi mesi e l’assetto del museo a mostrare quanto margine operativo accompagnerà la nomina.
Chi è Michele De Lucchi e perché la Triennale punta sul design
Nato a Ferrara nel 1951 e laureato in architettura a Firenze, Michele De Lucchi ha attraversato alcune delle esperienze centrali del design italiano del secondo Novecento. Partecipò all’architettura radicale, aderì ad Alchimia e fu tra i protagonisti di Memphis, il gruppo fondato nel 1981 intorno a Ettore Sottsass.
Il rapporto con Sottsass rende pertinente anche il lavoro recente svolto dalla stessa istituzione sulla sua eredità, come mostra l’approfondimento dedicato a Ettore Sottsass alla Triennale Milano. De Lucchi ha poi collaborato con aziende come Artemide e Olivetti, lavorando su lampade, mobili, uffici e architetture.
Tra i suoi progetti più conosciuti figura la lampada Tolomeo, disegnata con Giancarlo Fassina per Artemide e premiata con il Compasso d’Oro nel 1989. La sua produzione comprende anche edifici, spazi di lavoro, installazioni e oggetti realizzati attraverso Produzione Privata, laboratorio dedicato alla sperimentazione artigianale.
Il legame con la Triennale precede l’incarico. De Lucchi progettò gli spazi del primo Triennale Design Museum e il ponte sospeso che collegava l’atrio del Palazzo dell’Arte all’area museale. La sua nomina riporta quindi alla guida del museo uno degli architetti coinvolti nella costruzione della sua forma fisica e istituzionale.
Museo del Design Italiano e comitato scientifico, i nuovi ruoli
Il Museo del Design Italiano conserva e presenta una collezione che attraversa circa un secolo di progetto. L’allestimento permanente attuale riunisce circa 400 oggetti dagli anni Venti ai Duemila, organizzati cronologicamente e affiancati da cinque sezioni tematiche. Il percorso è descritto nella pagina ufficiale del museo.
Affidarne la responsabilità a De Lucchi significa collegare collezione e direzione creativa. La decisione apre però alcune domande concrete: come cambierà il percorso permanente, quale spazio avranno le acquisizioni recenti e in che modo il museo affronterà temi quali automazione, intelligenza artificiale, sostenibilità dei materiali e trasformazione del lavoro.
Accanto al direttore creativo opererà il nuovo comitato scientifico. Ne fanno parte Michele De Lucchi, Manuela Lucà-Dazio per l’architettura e Andrea Viliani per l’arte contemporanea. La struttura è completata da consulenti dedicati a singole aree, con l’obiettivo di rafforzare il carattere multidisciplinare che accompagna la Triennale fin dalla sua storia iniziale.
Paolo Mereghetti seguirà il cinema, Carlo Antonelli continuerà a occuparsi della musica e Luca Stoppini della moda. Chiara Spangaro coordinerà scientificamente l’Archivio di Triennale. Umberto Angelini resta direttore artistico del teatro, mentre Damiano Gullì guiderà il public program e le attività editoriali.
Marco Sammicheli assume l’incarico di Design Week Exhibition Program Lead e Luca Cipelletti resta direttore architettonico del Palazzo dell’Arte. La distribuzione delle competenze indica una struttura meno concentrata su un unico responsabile disciplinare e articolata fra museo, mostre, archivio, teatro, cinema, musica, moda ed editoria.
La nuova Triennale Milano tra continuità e verifica pubblica
La Triennale nacque nel 1923 e si trasferì a Milano nel 1933, nel Palazzo dell’Arte progettato da Giovanni Muzio. Da allora ha costruito il proprio ruolo sul rapporto tra arti, industria e trasformazioni sociali. Il programma contemporaneo continua a muoversi tra design, architettura, arte, moda, teatro e cultura visiva.
Questa pluralità emerge anche nelle esposizioni dedicate a figure capaci di attraversare più discipline. Un esempio è il progetto su Gae Aulenti alla Triennale di Milano, utile per comprendere come l’istituzione tratti architettura, allestimento e design come parti di una stessa storia culturale.
La nomina di Michele De Lucchi offre dunque una direzione leggibile, ma il risultato andrà misurato sui programmi, sulle modalità di accesso alla collezione e sulla capacità di far dialogare le diverse aree. Il primo banco di prova sarà capire se la direzione creativa produrrà una linea comune senza ridurre l’autonomia dei curatori e delle discipline coinvolte.