Ungari, Saraceni e Vichinghi furono i popoli che tra il IX e il X secolo invasero l’Europa, causando instabilità e contribuendo alla nascita degli stati medievali, attraverso incursioni rapide e violente: i Vichinghi (Normanni) dal nord, i Saraceni (musulmani del Nord Africa e Spagna) dal sud, e gli Ungari (Magiari) dall’est, abili cavalieri che alla fine si stabilirono in Pannonia (Ungheria) convertendosi al cristianesimo.
La formazione dell’Impero franco nel cuore dell’Europa non era valsa a mettere fine alle migrazioni dei popoli seminomadi (Ungari, Saraceni e Vichinghi), in continuo movimento al di là delle frontiere del mondo carolingio. Siamo nella seconda metà del IX secolo quando gli Ungari (Magiari), proveniente dalle steppe della Russia centrale, si stabilirono nella odierna Ungheria. Questo popolo non perse, però, le abitudini predatorie: compiendo ogni anno incursioni nell’Europa carolingia, anche in direzione della Germania e della Francia.
Anche l’Italia non fu esente da queste incursioni, giungendo nell’899 fin sotto Pavia, devastando più volte le regioni centro-settentrionali, spingendosi nel 922 e 947 in Campania e in Puglia.

Ungari, Saraceni e Vichinghi
Le incursioni degli Ungari non si trattarono di episodi isolati, infatti durarono fino alla metà del X secolo, giungendosi fino in Spagna e in Belgio. Ne sono state contate tredici in Italia, dodici in Baviera, dieci per la Sassonia e nove per la Borgogna. Pavia stessa nel 924, subì dei gravi danni e dovette versare un grosso tributo in denaro, tentando di fermarli con le offerte.
In Germania nacque la nuova dinastia di Sassonia, il maggiore esponente fu Ottone I, il quale sconfisse gli Ungari sulle sponde del fiume Lech, presso Augusta (955). Contemporaneamente l’Europa cristiana veniva aggredita anche da sud e da nord, da bande di predoni e corsari proveniente dai paesi musulmani dopo la conquista della Sicilia. Le razzie e le incursioni a opera di bande armate, provenivano dalle regioni islamizzate in Africa settentrionale, dalla Spagna e in seguito dalla Sicilia e da Creta.

Così costruirono emirati a Bari e a Taranto, dove furono i punti di partenza per le incursioni in Italia. Nei punti dove non potevano insediarsi e rimanere stabilmente, crearono degli insediamenti fortificati detti ribat, da cui partivano per razzie nei territori circostanti. Facevano man bassa di oggetti preziosi soprattutto nelle abbazie, ma anche di giovani e donne, che poi rivendevano come schiavi nel mercato del mondo arabo.
Anche in questo caso, in alcuni momenti, l’unico modo di fermarli era versare somme ingenti di denaro, come facevano regolarmente in Italia meridionale. Ma ormai, all’inizio del nuovo millennio, il mondo cristiano si stava preparando al contrattacco nel Mediterraneo; anche se questo non impedì ai nuclei dei pirati saraceni di mantenersi attivi ancora per tutto il XII secolo.

Le regioni dell’Europa risparmiate dalle incursioni degli Ungari e dei Saraceni, furono investiste invece da quelle dei Vichinghi: i Normanni. Questi ultimi, dalla Scandinavia, si misero in movimento con le loro agili imbarcazioni, compiendo scorrerie e atti pirateschi. Quelli proveniente dall’attuale Svezia, detti Vareghi o Variaghi (cioè i Vichinghi), si diressero verso le steppe della Russia. Il loro clan era quello Rus’.
Poi ci furono quelli che si diressero in Islanda e in Groenlandia (sbarcando fino nell’America del Nord), altri verso l’Inghilterra, Irlanda e Francia del Nord, e spingendosi ancora fino al Mediterraneo: finendo in Catalogna, Provenza e Toscana. Su queste coste compivano razzie e creavano insediamenti fortificati, dai quali partivano per penetrare l’entroterra, risalendo i fiumi navigabili. Questi vennero pagati dall’Imperatore Carlo il Grosso per salvare Parigi.
Invece Carlo il Semplice tentò di renderli sedentari, concedendo un feudo al loro capo Rollone, il quale divenne Rollone di Normandia (regione nel Nord della Francia). Nell’arco di cinquant’anni questi predoni in piena anarchia politica, divennero forti politicamente, creando una rete di rapporti vassalatico-beneficiari.
Anche i Danesi, diretti verso l’Inghilterra, rivelarono la tendenza da razziatori a sedentari, arrivando a controllare tutta la parte centrale dell’isola, nominandola Danelaw (paese in cui vigeva la legge dei Danesi), IX secolo. Diversamente dalla Normandia non si trattò di un dominio stabile, non emerse un capo capace di imporsi ai suoi uomini.