Jimmu Tennō è considerato dalla tradizione il primo imperatore del Giappone, ma la sua figura appartiene alla sfera delle origini leggendarie della dinastia imperiale. I racconti principali provengono dal Kojiki e dal Nihon Shoki, testi compilati nell’VIII secolo, molti secoli dopo l’epoca in cui la cronologia tradizionale colloca il suo regno.
Secondo queste narrazioni, Jimmu sarebbe un discendente della dea solare Amaterasu e avrebbe guidato una spedizione dal Kyūshū verso la regione di Yamato, nell’attuale prefettura di Nara. La data tradizionale della sua ascesa al trono, 11 febbraio 660 a.C., è alla base dell’odierno National Foundation Day, ma non va letta come una data documentata con criteri storici moderni.
Chi era Jimmu Tennō secondo la tradizione giapponese

Jimmu, o Jinmu Tennō, compare nella genealogia tradizionale come il primo sovrano della linea imperiale giapponese. Il nome con cui è conosciuto è postumo e viene associato al personaggio chiamato Kamu-yamato Iware-biko no mikoto nelle antiche cronache.
La sua discendenza è costruita all’interno della cosmologia delle origini del Giappone. La linea genealogica lo collega ad Amaterasu, dea del sole e figura centrale dello Shinto, attraverso Ninigi-no-Mikoto e le generazioni successive.
Questo legame ha un significato politico e religioso: la sovranità non viene presentata semplicemente come conquista di un territorio, ma come parte di un ordine che collega la casa imperiale alle divinità.
Jimmu è una figura storica o leggendaria?
Qui è importante distinguere con precisione tradizione e storia documentata. Kojiki e Nihon Shoki raccontano Jimmu come il primo imperatore, ma furono compilati rispettivamente nel 712 e nel 720, molto tempo dopo il VII secolo a.C. indicato dalla cronologia tradizionale.
La storiografia moderna non considera quindi verificata l’esistenza di Jimmu come monarca vissuto tra il VII e il VI secolo a.C. Gli studiosi leggono i racconti sui primi sovrani come una combinazione di memoria, mito, genealogia e costruzione delle origini dello Stato di Yamato.
Questo non rende Jimmu meno importante dal punto di vista culturale. Al contrario, permette di comprendere perché il personaggio abbia avuto un ruolo così forte nella formazione dell’identità imperiale e nell’immaginario politico del Giappone.
Il viaggio verso Yamato nelle antiche cronache

Il nucleo più famoso della leggenda è la cosiddetta spedizione orientale di Jimmu. Il racconto parte dal sud del Kyūshū e conduce il futuro imperatore verso la regione di Yamato.
Il percorso è segnato da scontri, deviazioni e interventi soprannaturali. Uno dei simboli più noti è Yatagarasu, il corvo a tre zampe inviato come guida divina. Il suo intervento aiuta Jimmu a trovare la strada durante l’avanzata verso il cuore del Giappone.
Letta come mito delle origini, la spedizione racconta il passaggio da una periferia meridionale al centro politico di Yamato. Non è quindi soltanto un’avventura personale: costruisce narrativamente il diritto della nuova dinastia a governare.
Perché l’11 febbraio è legato a Jimmu
La tradizione del Nihon Shoki colloca l’ascesa al trono di Jimmu nel 660 a.C.. La data viene oggi ricordata l’11 febbraio con il National Foundation Day, festa nazionale dedicata alla fondazione del Paese.
Il legame con Jimmu è ancora visibile al Kashihara Jingu, santuario della prefettura di Nara dedicato al primo imperatore della tradizione e all’imperatrice Himetataraisuzuhime. L’11 febbraio vi si tiene il Kigensai, cerimonia collegata alla fondazione nazionale.
La data va però interpretata nel suo valore tradizionale e simbolico. Non costituisce una prova che un’incoronazione storicamente documentabile sia avvenuta esattamente l’11 febbraio del 660 a.C.
Amaterasu e le insegne imperiali
La genealogia di Jimmu lo collega alla dea del sole Amaterasu attraverso Ninigi. È all’interno di questa tradizione che si inserisce anche il racconto delle tre insegne imperiali: lo specchio, la spada e il gioiello.
Gli oggetti non vengono esposti come una normale collezione di regalia. Il loro valore è rituale e rappresenta la continuità della casa imperiale, collegando il sovrano alla genealogia divina narrata dalle cronache.
Il tema si inserisce in un patrimonio mitologico più ampio. Nel nostro cluster dedicato al Giappone abbiamo approfondito anche Raijin e Fujin, figure che mostrano come divinità e forze naturali siano diventate anche potenti soggetti dell’arte giapponese.
Il Kashihara Jingu e la memoria di Jimmu
Il Kashihara Jingu è uno dei luoghi più direttamente associati alla memoria di Jimmu. Il santuario fu fondato nel 1890 nell’area di Kashihara, nella prefettura di Nara, e conserva un forte legame con la narrazione tradizionale dell’inizio della dinastia.
Visitare il santuario aiuta a comprendere la differenza tra un semplice sito commemorativo e un luogo in cui mito, rituale e memoria nazionale continuano a incontrarsi. La figura di Jimmu non appartiene soltanto ai testi antichi: è ancora presente in cerimonie e spazi culturali contemporanei.
Jimmu e l’imperatore del Giappone oggi
L’attuale imperatore è Naruhito, 126º sovrano secondo la genealogia ufficiale. È salito al trono il 1 maggio 2019 dopo l’abdicazione di Akihito.
La precedente versione di questo articolo riportava erroneamente che Naruhito fosse nato l’11 febbraio. La Imperial Household Agency indica invece come data di nascita il 23 febbraio 1960. Il 23 febbraio è infatti la data dell’Emperor’s Birthday, mentre l’11 febbraio è il National Foundation Day collegato alla tradizione di Jimmu.
La Costituzione giapponese definisce l’imperatore come simbolo dello Stato e dell’unità del popolo. Non esercita poteri di governo: gli atti di Stato previsti dalla Costituzione vengono svolti secondo le procedure istituzionali stabilite.
Perché la leggenda di Jimmu è ancora importante
Il valore di Jimmu non sta nella possibilità di ricostruire una biografia precisa come quella di un sovrano medievale o moderno. Sta nel modo in cui il suo racconto spiega simbolicamente l’origine del potere imperiale, collega Yamato agli dèi e costruisce una genealogia destinata ad attraversare i secoli.
Separare mito e documentazione storica rende quindi la storia più interessante, non meno. Permette di leggere Kojiki e Nihon Shoki per ciò che sono: fonti decisive per comprendere come il Giappone antico raccontava le proprie origini e attribuiva significato alla continuità della casa imperiale.
Per approfondire altre tradizioni nate nello stesso universo culturale si può proseguire con il racconto di Tanabata, la festa delle stelle innamorate, un esempio diverso di come mito e rituale continuino a vivere nel Giappone contemporaneo.