Il mistero dell‘Uomo con Maschera di Ferro rappresenta uno dei gialli storici più densi dell’epoca di Luigi XIV. Sebbene la cultura popolare, influenzata dal genio di Alexandre Dumas, ci abbia tramandato l’immagine di un prigioniero costretto in un’armatura di metallo, la realtà storica parla più probabilmente di una maschera in velluto nero, utilizzata per celare i tratti di un uomo la cui sola vista avrebbe potuto scuotere le fondamenta del regno.
Tra le ipotesi più solide formulate dagli studiosi, spicca il nome di Eustache Dauger, un valletto che sembrava custodire segreti indicibili, anche se la tesi del gemello segreto del Re Sole continua a dominare l’immaginario collettivo. Questo prigioniero fu sorvegliato per trent’anni dal carceriere Saint-Mars attraverso diverse fortezze, da Pinerolo fino alla Bastiglia, dove morì nel 1703 portando i suoi segreti nella tomba sotto il falso nome di Marchioly. Oggi, chi volesse respirare l’atmosfera di questa prigionia può visitare le celle sull’Isola di Sainte-Marguerite o partecipare alle rievocazioni storiche che la città di Pinerolo dedica ogni anno a questa enigmatica figura.

L’Uomo con la Maschera di Ferro
Sulla vera identità dell’uomo con la maschera di ferro circolano da secoli leggende e supposizioni. L’uomo era realmente esistito e nato nel 1638 a Parigi, fu fatto prigioniero durante il regno di Luigi XIV di Francia alimentando leggende e tante dicerie. La sua storia ispirò Alexandre Dumas padre, il quale lo descrisse nel romanzo Il visconte di Bragelonne.
La storia di questo misterioso prigioniero ebbe fine un pomeriggio del novembre 1703, nel cimitero di Saint-Paul a Parigi, con la sepoltura di un tale Marchioly (nome assegnatogli poco dopo la morte nella Bastiglia), dopo 34 anni di prigionia. Alle prime luci dell’alba i suoi vestiti ed effetti personali furono bruciati, si iniziarono a levigare e imbiancare le pareti della sua prigionia per cancellarne ogni traccia.

Le testimonianze di chi aveva visto il prigioniero alimentarono le leggende sul nome del personaggio che si celava dietro la maschera e sul motivo della reclusione. Il vociferare fece eco a dei pettegolezzi intenti a criticare il re Luigi XIV e in generale l’assolutismo francese. Così, durante la guerra dei nove anni (1688-1697) la propaganda olandese tentò di sfruttare questa voce per minare la legittimità di Luigi XIV – propaganda strettamente legata alla religione (Controriforma) e alla politica assolutistica (esaltazione dei sovrani) –,affermando che il prigioniero mascherato fosse un ex amante della regina madre e, quindi, il vero padre del monarca.
Una delle due teorie principali portate avanti da Voltaire, ipotizza come Maschera di ferro fosse il gemello o un fratellastro del Re Luigi XIV, messo da parte per evitare problemi di regno e ascesa ascesa al trono del fratello; teoria che, naturalmente, non fu mai confermata. Infatti questa ipotesi è priva di fondamento, in quanto era impossibile che il parto di una regina, soggetto a un rigido protocollo di corte, fosse stato messo a tacere considerato il numero di persone presenti come testimoni.

La seconda ipotesi individuava nel misterioso prigioniero il padre naturale del Re. Luigi XIV nacque nel 1638, ma il matrimonio dei genitori risaliva al 1615, dando un lasco di tempo troppo ampio per un matrimonio che, per 23 anni, rimase senza eredi. Questa supposizione nacque considerando che dopo 5 anni dalle nozze, i due sposi conducevano vita separata tra le mura reali.
Serpeggiava l’ipotesi che Luigi XIII, per evitare la corsa dei parenti discendenti per l’ascesa al trono, avesse cercato un rampollo di discendenza Borbonica per rendere madre la regina. Si sospettava che il re fosse diventato impotente e che avesse pagato questa persona con una lauda ricompensa, seguita da altrettanti anni di carcere per custodire tale segreto. Il volto nascosto da una maschera serviva per non fare riconoscere tale somiglianza: quella tra padre e figlio.
Il prigioniero era a conoscenza di un segreto molto importante, questo fatto resta un punto fermo. Questo mistero, se rivelato, avrebbe creato problemi all’autorità del re; Il secondo punto cardinale sta sul volto, la sua identità fu segrete perché era un personaggio conosciuto. L’omicidio, evidentemente, sarebbe stato troppo per gli intrighi politici dell’assolutismo, facendolo scomparire avrebbe messo a tacere ogni diceria.
Questo mistero circondato tra realtà e falsità, leggenda e storia, ha ulteriormente ammantato di fascino la visita della fortezza di Exilles che domina la valle di Susa, creandone numerose trasposizioni cinematografiche e libri sulla vicenda.
Fonti Storiche e Letterarie
- Voltaire: È stato il primo a diffondere la storia nel suo Le Siècle de Louis XIV (1751), sostenendo l’ipotesi del fratello gemello. Successivamente, nel Dizionario filosofico, arricchì il racconto basandosi su testimonianze raccolte durante la sua prigionia alla Bastiglia.
- Alexandre Dumas: Nel romanzo Il Visconte di Bragelonne, ha romanzato la figura del prigioniero come fratello gemello di Luigi XIV, contribuendo al mito popolare.
- Documenti dell’epoca: I registri del governatore della Bastiglia, Étienne du Junca, riportano l’arrivo del prigioniero il 18 settembre 1698 e la sua morte il 19 novembre 1703, indicandolo sotto il falso nome di Marchioly