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Accadde oggi 19 febbraio 356, l’Imperatore romano Costanzo II (337-361) decreta la chiusura di tutti i templi pagani nei territori imperiali

La politica di Costanzo II

Accadde oggi 19 febbraio 356, l’imperatore romano costanzo ii (337-361) decreta la chiusura di tutti i templi pagani nei territori imperiali
Accadde oggi 19 febbraio 356, l’Imperatore romano Costanzo II (337-361) decreta la chiusura di tutti i templi pagani nei territori imperiali
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La figura di Costanzo II, figlio di Costantino il Grande, è centrale per capire la transizione religiosa dell’Impero Romano nel d. C.. Sebbene spesso oscurato dalla fama del padre o dalla controversia del successore (Giuliano l’Apostata), Costanzo fu un protagonista decisivo nella lotta contro il paganesimo (19 febbraio 356).

La legislazione anti-pagana di Costanzo II non si limitò a favorire il Cristianesimo – anche se nella sua variante ariana –, ma intraprese azioni legali dirette per smantellare le strutture del paganesimo.  L’editto del 341 fu uno dei primi atti ufficiali in cui si proibivano i sacrifici superstiziosi, dove poi il termine stesso (superstizione) ebbe una valenza negativa. La legge recitava: “Cessi la superstizione, sia abolita la follia dei sacrifici”.

La chiusura dei templi (346-356), attraverso una serie di decreti raccolti successivamente nel Codice Teodosiano, venne rodinata da Costanzo con la chiusura dei templi in tutte le città e in tutti i luoghi dell’Impero; per negare ai perduti la possibilità di peccare. La legge stabiliva che chiunque continuasse a compiere sacrifici o a venerare idoli potesse essere punito con la pena capitale e la confisca dei beni.

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Costanzo ii (337-361), follis, aquileia, 348-350 d. C.

Costanzo II e la sua politica

Costanzo II, figlio di Costantino il Grande, fu un sovrano radicale della transizione religiosa dell’Impero, adottando una linea di scontro molto più dura rispetto a quella del padre. La sua politica si fondava sulla convinzione che la stabilità dello Stato dipendesse dall’uniformità del culto cristiano, motivo per cui emanò decreti drastici volti a sradicare la superstizione pagana. Il punto di svolta legislativo avvenne tra il 341 e il 356, quando l’imperatore ordinò formalmente la chiusura di tutti i templi pagani, proibendo l’accesso ai luoghi di culto e rendendo i sacrifici rituali un reato punibile con la pena di morte e la confisca dei beni.

Un episodio emblematico della sua determinazione fu la rimozione dell’Altare della Vittoria dal Senato di Roma nel 357, un atto che colpì duramente il prestigio dell’aristocrazia senatoria, ancora legata ai riti ancestrali. Nonostante la severità delle leggi riportate nel Codice Teodosiano, l’applicazione pratica di queste norme non fu però immediata né uniforme. In molte città, i templi non vennero rasi al suolo ma semplicemente sigillati o trasformati in edifici pubblici per preservare l’estetica urbana, mentre nelle zone rurali i culti antichi continuarono a sopravvivere clandestinamente.

Normativa romana anti-pagana

Questa azione sistematica di smantellamento creò un profondo solco sociale e culturale che avrebbe, poi, alimentato la breve ma intensa reazione pagana sotto il regno del suo successore, Giuliano l’Apostata.

Nonostante la durezza delle leggi scritte, l’applicazione pratica fu complessa e non sempre uniforme: coma la resistenza aristocratica, dove a Roma e ad Alessandria le élite pagane erano ancora molto potenti e riuscirono spesso a proteggere i propri luoghi di culto. I Templi come Monumenti, in molti casi, non vennero distrutti ma semplicemente sigillati o trasformati in uffici pubblici o monumenti storici, per preservare il decoro urbano delle città. Il contesto rurale, quindi nelle campagne (da cui deriva il termine pagani, abitanti del pagus), i culti antichi rimasero radicati per secoli, lontani dal controllo imperiale.

Questo gesto ebbe un impatto psicologico enorme sull’aristocrazia romana, che vedeva nell’altare il simbolo della missione provvidenziale di Roma e della sua millenaria tradizione militare.

Le persecuzioni pagane

Il contrasto tra questi due imperatori è uno dei momenti più drammatici della storia romana, poiché rappresenta l’ultimo vero scontro ideologico tra due mondi. Dopo la morte di Costanzo II nel 361, salì al potere Giuliano, l’unico sopravvissuto ai massacri che avevano colpito la famiglia di Costantino. Sebbene fosse stato educato come cristiano, Giuliano aveva coltivato in segreto una profonda devozione per la filosofia neoplatonica e per gli antichi dèi, motivo per cui passò alla storia con il soprannome di Apostata.

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