La scelta del 9 aprile per l’indipendenza della Georgia non fu affatto casuale, ma servì a legare indissolubilmente l’indipendenza al ricordo del massacro di Tbilisi avvenuto esattamente due anni prima, quando la repressione sovietica contro i manifestanti pacifici segnò il punto di non ritorno per il sentimento nazionale georgiano.
Sotto la guida del leader dissidente Zviad Gamsakhurdia, il Consiglio Supremo formalizzò la separazione da Mosca basandosi sull’esito schiacciante del referendum di pochi giorni prima, dove la quasi totalità della popolazione aveva votato per la sovranità. Questo atto rese la Georgia una delle prime repubbliche a staccarsi ufficialmente dall’URSS, accelerando quel processo di disgregazione che avrebbe portato al collasso definitivo dell’Unione Sovietica entro la fine di quello stesso anno.

La Georgia dichiara la sua indipendenza
La reazione di Mosca fu inizialmente di netto rifiuto: il governo centrale sovietico dichiarò la mossa incostituzionale, poiché la Georgia non aveva seguito l’iter ufficiale previsto dalla legge di secessione dell’URSS. Nonostante le minacce e le pressioni economiche, il potere centrale era ormai troppo indebolito per intervenire militarmente come aveva fatto nell’89, specialmente dopo il fallito golpe di agosto a Mosca che segnò la fine politica di Gorbaciov.
Sul fronte interno, la figura di Zviad Gamsakhurdia divenne centrale ma estremamente divisiva. Pur essendo l’eroe dell’indipendenza e un noto intellettuale dissidente, il suo stile di governo venne presto percepito come autoritario e nazionalista. Questo portò a una rapida escalation di tensioni interne e scontri con le minoranze etniche, le quali sfociarono in una violenta guerra civile e nel colpo di stato che lo rimosse dal potere meno di un anno dopo, era il gennaio 1992.

Dopo il colpo di stato del gennaio 1992, Gamsakhurdia fuggì in Cecenia, lasciando la Georgia in un caos profondo segnato da violenti scontri tra i suoi sostenitori (gli zviadisti) e le milizie del Consiglio Militare. In questo vuoto di potere emerse la figura di Eduard Shevardnadze (georgiano), ex ministro degli Esteri di Gorbaciov, il quale tornò in patria per guidare il Paese, cercando di stabilizzare le istituzioni e ottenere il riconoscimento internazionale.
Il compito di Shevardnadze fu però ostacolato dalle spinte secessioniste in Ossezia del Sud e Abcasia, regioni che non riconoscevano l’autorità di Tbilisi e che ricevettero il sostegno logistico e militare di Mosca. La combinazione tra la guerra civile interna contro i fedelissimi di Gamsakhurdia e i conflitti etnici portarono a una frammentazione del territorio georgiano, culminando nel misterioso suicidio (o uccisione) dello stesso Gamsakhurdia nel 1993, consolidando i regimi separatisti de facto che pesano sulla politica georgiana ancora oggi.

Il 26 maggio 1918, la Georgia proclamò la sua indipendenza, stabilendo la Repubblica Democratica di Georgia. Questo momento storico segnò la prima istanza di uno stato democratico moderno nella regione. Ora la Georgia si impegnava a mantenere i princìpi democratici. Le libertà civili e lo stato di diritto, ora, erano al centro dell’obiettivo del giovane Stato. Questo periodo fu caratterizzato da significative riforme politiche e sociali, tra queste la redistribuzione della terra e l’istituzione di un sistema politico multipartitico.
Questa nuova indipendenza non durò molto, la posizione strategica della Georgia e le sue ricche risorse la resero un obiettivo per le potenze vicine, soprattutto per la Russia. Nel 1921, l’Armata Rossa della Russia bolscevica invase la Georgia, costretta all’annessione e alla perdita della propria indipendenza. Questa occupazione durò diversi decenni, la Georgia divenne parte dell’Unione Sovietica.

Il regime sovietico
Sotto il regime sovietico la Georgia ha vissuto una significativa industrializzazione e urbanizzazione. Lo sviluppo infrastrutturale non fermò la repressione politica e la soppressione dell’identità nazionale. La cultura, la lingua e la storia georgiana vennero messe da parte a favore degli ideali sovietici. L’era di Stalin, non ha mancato di colpire anche la Georgia, segnata da severe purghe politiche e repressioni che hanno profondamente colpito la società georgiana.
Tutta questa oppressione non arrestò lo spirito di indipendenza georgiano, rimanendo intatto. Durante il periodo sovietico ci sono state diverse istanze di resistenza e richieste di maggiore autonomia, con la morte di Stalin nel 1953, di origine georgiana (ricordiamolo bene), ha portato a un periodo di destalinizzazione, offrendo una breve pausa dalle forme più severe di repressione politica.

Come in tutta la storia sovietica, fine degli anni ’80 rappresentò un punto di svolta nella storia della Georgia. Le politiche di Perestroika e Glasnost, introdotte dal leader sovietico Mikhail Gorbachev, portarono a un allentamento del controllo politico. Finalmente si vedeva uno spiraglio, una rinascita verso la coscienza nazionale georgiana e un rinnovato appello per l’indipendenza. Il movimento si caratterizzò con manifestazioni di massa e la formazione di gruppi politici nazionalisti.
Uno degli eventi più significativi di questo periodo fu il massacro del 9 aprile 1989 a Tbilisi. I manifestanti pacifici che chiedevano l’indipendenza furono brutalmente attaccati dall’esercito sovietico, causando molte morti e feriti. Questo tragico evento non fece altro che rafforzare e nutrire il movimento e l’ideale di indipendenza, crescendo sempre più un aumento del sentimento nazionalista.
I primi anni ’90 furono fondamentali per la lotta di indipendenza della Georgia. In mezzo al crollo dell’Unione Sovietica, la Georgia tenne le sue prime elezioni multipartitiche nel 1990. Il Consiglio Supremo georgiano dichiarò il ripristino dell’indipendenza dello stato georgiano il 9 aprile 1991, esattamente due anni dopo il massacro di Tbilisi. Questa dichiarazione fu un momento decisivo, segnando la fine del dominio sovietico e l’inizio di una nuova era.
Negli anni successivi la Georgia dovette affrontare ulteriori difficoltà, soprattutto nel mantenere la propria indipendenza. Il paese affrontò significativi turbolenze politiche, economiche e sociali, inclusi conflitti interni e la lotta per stabilire un sistema democratico stabile. Anche la guerra civile che ne seguì non arrestò mai questa voglia di indipendenza e democrazia tra le genti georgiane.