Immagina di partire da Shanghai. Grattacieli che sfiorano le nuvole, luci al neon che non si spengono mai, il futuro che ti passa accanto a duecento chilometri all’ora. Ora immagina di scendere da una barca quattro ore dopo, di alzare lo sguardo e di vedere una montagna che non è fatta di terra. È fatta di verde. Di edera. Di muschio. Di case che non hanno più finestre, ma booche nere inghiottite dalla vegetazione. Questo è Houtouwan. E nessuno ti ha preparato per quello che stai per vedere.
Un villaggio di pescatori che ha smesso di esistere

Negli anni Ottanta, Houtouwan era vivo. Barche che entravano e uscivano dal porto, reti stese ad asciugare, bambini che correvano tra i vicoli stretti dell’isola di Shengshan. Poi, piano piano, la gente ha capito che il mare non bastava più. Troppo isolati, troppo lontani dall’ospedale, dalla scuola superiore, dalla città che cresceva a vista d’occhio a poche ore di navigazione. Uno dopo l’altro, i pescatori hanno preso le loro cose e se ne sono andati. Houtouwan non è morto in un giorno. È svanito, lentamente, fino a quando l’ultimo residente non ha chiuso la porta e non è tornato indietro.
Il verde non ha bussato
Non c’è stato un evento catastrofico. Nessun terremoto, nessuna inondazione. Solo l’assenza. E la natura, quando l’uomo se ne va, non perde tempo. L’edera ha trovato una crepa nel muro di cemento e ha deciso che quella casa sarebbe diventata sua. Il muschio ha coperto i tetti di tegole. Gli alberi sono nati nei cortili. Oggi Houtouwan sembra un organismo vivente, un corpo di pietra e legno ricoperto di pelle verde. Le strade sono diventate sentieri. I balconi sono diventati giardini verticali. E il silenzio è così assoluto che senti il vento muovere le foglie prima di vederle.
Cosa trovi, se ci vai

Non aspettarti un parco a tema. Non aspettarti negozi di souvenir o cartelli turistici in inglese. Houtouwan è un villaggio fantasma vero, uno dei luoghi abbandonati più surreali della Cina. Alcune case sono crollate. Altre resistono, vuote, con i mobili ancora dentro e la polvere che non è polvere ma terra portata dal vento. C’è un sentiero panoramico che ti porta in alto, dove il contrasto tra il verde assoluto del villaggio e il blu intenso del mare della Cina orientale ti toglie il respiro. Porta scarpe da trekking. Porta acqua. E porta la consapevolezza che stai calpestando qualcosa che non è più abitato, ma non è morto.
Come arrivare senza perderti

L’isola di Shengshan fa parte dell’arcipelago di Zhoushan, nella provincia dello Zhejiang. Da Shanghai devi prendere un traghetto dal porto di Shenjiamen o da Xiaoyangshan. Il viaggio dura circa tre o quattro ore, a seconda del mare. Non è un’escursione da improvvisare: i traghetti hanno orari limitati e il biglietto va preso in anticipo. Una volta sbarcati, Houtouwan è a circa un’ora di cammino o a pochi minuti in taxi locale. Non c’è ristorante nel villaggio. Non c’è neanche un bancomat. Organizza tutto prima, o resterai senza pranzo e senza contanti.
Perché alcuni fotografi non dovrebbero andarci
È diventato virale. Troppo virale. E come tutte le cose che diventano virali, ha rischiato di essere amato fino a distruggersi. In passato, troppi visitatori hanno invaso i sentieri stretti, hanno calpestato i tetti per scattare selfie, hanno lasciato rifiuti tra le case abbandonate. Ora ci sono restrizioni. Ora si paga un biglietto d’ingresso. Ora alcune zone sono transennate. Se vai, vai con rispetto. Non arrampicarti sulle case. Non portare a casa un pezzo di edera come souvenir. E soprattutto, non pensare che sia un parco divertimenti. È un luogo che ha una storia. E quella storia parla di abbandono, non di avventura.
Shanghai e Houtouwan distano solo quattro ore, ma trent’anni luce
Parliamo della distanza. Non quella geografica, quella temporale. Da Pudong, il grattacielo più alto di Shanghai, all’ultima casa abbandonata di Houtouwan ci sono meno di centocinquanta chilometri in linea d’aria. Eppure sembra di attraversare un buco nero. Da una parte, il metro che corre sottoterra a trecento chilometri all’ora. Dall’altra, un sentiero dove le radici hanno spaccato il cemento. Da una parte, milioni di persone che condividono lo stesso spazio. Dall’altra, il silenzio così pesante che senti il tuo stesso respiro. Questo è il vero viaggio. Non quello in barca. Quello tra due modi di esistere che non dovrebbero essere così vicini, e invece lo sono.
La domanda che ti porti via
Tornando indietro sulla barca, mentre Shanghai si avvicina con i suoi grattacieli di vetro e acciaio, ti chiederai perché certi posti vengono dimenticati. E perché altri, invece, non riescono a smettere di crescere. Houtouwan non è un monumento al passato. È una domanda sul futuro. Chiede, senza parole, quanto tempo ci vorrebbe perché il verde riconquistasse anche le nostre città, se un giorno decidessimo di andarcene tutti insieme. E la risposta, forse, è meno tempo di quanto pensi.
Houtouwan è la destinazione #100 della nostra rubrica. Non perché sia la più bella, o la più comoda, o la più fotografata. Ma perché è una di quelle che, una volta viste, non ti lasciano più in pace. E forse è esattamente questo che cerchi, quando apri una mappa e decidi di non andare dove vanno tutti gli altri.