Giardino Manifesto porterà entro fine 2026 un nuovo spazio verde e culturale nell’area esterna di Santeria Toscana 31 a Milano.
Giardino Manifesto, perché il progetto cambia Santeria Toscana 31
Giardino Manifesto conta perché trasforma un’area impermeabilizzata in una piccola infrastruttura climatica urbana. Il progetto non aggiunge solo verde decorativo: introduce superfici drenanti, rain garden, bacini di accumulo e spazi culturali aperti al quartiere.
L’intervento riguarda lo storico spazio culturale Santeria di Viale Toscana 31 ed è promosso da Santeria SpA, Società Benefit nata nel 2015. Il progetto è stato presentato il 19 maggio 2026 con il sindaco Giuseppe Sala, il presidente di Gruppo CAP Yuri Santagostino e l’architetta Cristiana Cutrona di ReValue.
La logica è vicina a quella dei progetti urbani che intrecciano architettura, comunità e linguaggio progettuale, come il tema del design come luogo non comune. Qui però la forma culturale coincide con una funzione ambientale misurabile: l’area dovrà gestire acqua, calore e nuovi usi pubblici.
Città spugna e rain garden nel Giardino Manifesto di Milano

Il cuore tecnico del progetto è il principio della città spugna, basato sulla capacità degli spazi urbani di raccogliere, trattenere e rilasciare gradualmente le acque meteoriche. Nel caso di Viale Toscana 31, l’infiltrazione naturale nel sottosuolo non è praticabile: per questo la soluzione prevede una copertura verde stratificata.
La depavimentazione interesserà circa 1.000 metri quadrati. Rain garden, bacini temporanei, superfici drenanti e vegetazione resiliente dovranno ridurre il sovraccarico della rete fognaria e mitigare le isole di calore. Il progetto indica un possibile abbassamento della temperatura percepita fino a 4 o 5 gradi, grazie a ombra, verde e materiali più adatti al microclima.
Il coinvolgimento di Gruppo CAP conferma la componente infrastrutturale dell’intervento. Non si tratta soltanto di un giardino per eventi, ma di un dispositivo urbano che prova a rendere visibile il funzionamento dell’acqua in città, trasformando la gestione climatica in esperienza comprensibile per il pubblico.
Anfiteatro, formazione e cultura nel nuovo Giardino Manifesto
Il progetto prevede un anfiteatro open air per concerti, incontri e attività formative. La scelta è interessante perché lo spazio centrale funzionerà anche come piazza della pioggia: durante precipitazioni intense potrà diventare un bacino temporaneo per raccogliere e gestire l’acqua.
Intorno all’anfiteatro nasceranno percorsi rialzati, aree di sosta, zone d’ombra e un sensory garden con essenze aromatiche, ortaggi e materiali tattili. La quinta installazione integrerà sistemi di raccolta delle acque piovane, orti pensili, casette per uccelli e alveari, costruendo un rapporto diretto tra cultura ambientale e pratiche quotidiane.
La dimensione pubblica è il punto decisivo. Giardino Manifesto guarda alle scuole, alla Bocconi, alla Civica Paolo Grassi, allo IED e alle realtà culturali della zona. In questo senso dialoga con progetti che usano la cultura come infrastruttura territoriale, come Cantiere Città, dove il valore urbano passa anche dalla capacità di creare reti.
L’investimento supera 1 milione di euro e mette insieme Comune di Milano, Santeria, Gruppo CAP, Fondazione CAP, ReValue e OurCarbon. La domanda aperta è se Giardino Manifesto resterà un caso isolato o diventerà un modello replicabile per altri cortili culturali, spazi privati e aree impermeabilizzate delle città italiane.