Palazzo Mandurino rilancia il centro storico di Zollino trasformando un ex tabacchificio del primo Novecento in uno spazio dedicato a ospitalità, eventi e memoria culturale della Grecìa Salentina. Il progetto riporta attenzione su un’area dell’entroterra pugliese rimasta per anni fuori dai grandi flussi turistici della costa.
Cosa rappresenta Palazzo Mandurino per la Grecìa Salentina

Il recupero di Palazzo Mandurino racconta un modello diverso di valorizzazione territoriale. L’edificio si affaccia su piazza San Pietro, nel centro di Zollino, e conserva la struttura tipica delle architetture produttive salentine del Novecento: al piano terra l’opificio dedicato alla lavorazione del tabacco, al piano superiore gli ambienti residenziali della famiglia proprietaria.
Fino agli anni Settanta il tabacco ha rappresentato una delle principali economie del Salento interno, con un impatto sociale forte soprattutto sul lavoro femminile. In molti comuni della provincia di Lecce i tabacchifici hanno modellato ritmi quotidiani, relazioni e sviluppo urbano. La trasformazione di Palazzo Mandurino segue una linea già vista in altri recuperi industriali italiani, dove il patrimonio produttivo viene reinterpretato senza cancellarne le tracce originarie.
Nel palazzo restano leggibili gli elementi storici dell’edificio: volte, pietra leccese, proporzioni degli spazi e segni della precedente attività manifatturiera. Questa attenzione alla memoria architettonica richiama altri percorsi culturali legati al Sud Italia e alla Magna Grecia, come il patrimonio raccontato nell’articolo dedicato a Sibari e alle città della Magna Grecia.
Zollino tra lingua grika, pizzica e patrimonio culturale
Il progetto assume valore anche per il contesto in cui nasce. Zollino è uno dei comuni della Grecìa Salentina, area ellenofona della Puglia dove sopravvive il griko, lingua di origine greca riconosciuta come minoranza linguistica storica italiana. Il territorio mantiene tradizioni popolari, riti religiosi e pratiche musicali che continuano a caratterizzare la vita culturale locale.
A pochi chilometri da Zollino si svolge ogni estate la Notte della Taranta, festival nato a Melpignano e diventato uno degli eventi musicali più seguiti d’Europa dedicati alla pizzica salentina. Tamburelli, ronde e danze popolari rappresentano ancora una componente identitaria forte del territorio.
Anche la gastronomia locale entra in questo racconto culturale. Durante la storica fiera di San Giovanni vengono valorizzati prodotti agricoli tradizionali come il pisello nano di Zollino, la fava locale e la sceblasti, focaccia tipica inserita tra i prodotti agroalimentari tradizionali pugliesi.
Il recupero degli ex opifici cambia il turismo del Salento
Negli ultimi 20 anni il Salento ha costruito gran parte della sua notorietà attraverso il turismo costiero. Località marine e centri più conosciuti hanno attirato investimenti e strutture ricettive, mentre molti paesi interni sono rimasti ai margini del racconto turistico nazionale. Interventi come quello di Palazzo Mandurino spostano l’attenzione verso una geografia culturale meno legata alla stagionalità balneare.
Il recupero degli edifici industriali storici si collega anche alla crescita del turismo culturale e degli eventi diffusi nei borghi italiani. In Puglia il tema della valorizzazione dei centri storici è entrato stabilmente nei programmi culturali regionali e nelle iniziative dedicate ai musei e ai luoghi della memoria, come raccontato nel programma del Maggio Museale e della Notte Europea dei Musei 2026.
La trasformazione di Palazzo Mandurino lascia aperta una questione centrale per molti territori del Sud: quanto può incidere il recupero dell’architettura storica sulla permanenza delle comunità locali e sulla costruzione di un turismo meno rapido e più legato alla memoria dei luoghi?