Gerardo Ferrara è tornato a Salina per il Marefestival Premio Troisi 2026, riportando al centro una pagina poco raccontata de Il Postino: quella della controfigura che, nel 1994, pedalò nelle scene più faticose al posto di Massimo Troisi.
Gerardo Ferrara e Il Postino: cosa accadde sul set
Ferrara, professore di scienze motorie e allora giovane uomo di Sapri, fu chiamato perché Troisi era già provato dalla malattia. La sua somiglianza e la resistenza fisica lo portarono tra Cinecittà, Salina e Procida per sostenere le sequenze in bicicletta senza togliere centralità all’attore.
Il film diretto da Michael Radford, con Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda, resta legato a una produzione fragile e determinata. Nella scheda de Il Postino emergono i dati essenziali: uscita nel 1994, 108 minuti e un percorso internazionale culminato con 5 candidature agli Oscar.
Premio Troisi 2026: perché Salina riapre quella memoria

Il riconoscimento a Ferrara è arrivato durante la XV edizione del Marefestival Salina Premio Troisi, in programma dal 12 al 14 giugno 2026. La targa riproduce una dedica autografa di Troisi, elemento che sposta la notizia dal ricordo privato al patrimonio culturale condiviso.
Il ritorno a Salina coincide con una scelta precisa del festival: collegare il cinema alla scena dal vivo. Il 14 giugno la compagnia Tabularasa di Milazzo ha portato Il Postino in teatro nella piazzetta di Pollara, confermando un dialogo con la stagione teatrale italiana che guarda anche ai classici contemporanei.
Cosa racconta Gerardo Ferrara sulla memoria di Troisi
Ferrara non ha trasformato quell’esperienza in una carriera cinematografica. A 63 anni la descrive come un incarico nato per caso, utile a rendere meno pesante il lavoro di Troisi. Il punto culturale è qui: la controfigura non cancella l’autore, ma rende visibile la rete di gesti che tiene in piedi un film.
La storia ha anche una dimensione familiare. Durante le riprese sull’isola Ferrara seppe che sarebbe diventato padre; il figlio avrebbe poi ricevuto il nome Massimo. Nel cinema italiano, pochi racconti di set legano con tanta forza corpo, fatica e memoria pubblica.
La vicenda di Gerardo Ferrara dialoga con un tema più esteso: come le arti sceniche conservano ciò che il pubblico non vede. Accade nel cinema e in spettacoli come La morte e la fanciulla, dove la presenza fisica dell’attore diventa deposito di trauma, responsabilità e memoria.
Resta aperta una domanda: quanto spazio avranno, nei prossimi anniversari de Il Postino, le figure laterali che ne hanno custodito la lavorazione? La risposta incide sul modo in cui raccontiamo Troisi: artista centrale, certo, ma anche presenza sostenuta da una comunità creativa.