Gli scavi a Nicea sono ripartiti il 1 luglio 2026 nell’odierna İznik, in Turchia, con una missione internazionale che unisce Università Uludağ di Bursa, Università della Calabria e Accademia di belle arti di Catanzaro. Il lavoro riguarda la basilica paleocristiana e l’area funeraria circostante, in uno dei luoghi chiave per la storia religiosa e politica del Mediterraneo tardoantico.
Il progetto va oltre una nuova campagna sul campo. La basilica individuata nel 2014 sotto le acque del lago di İznik conserva dati utili per leggere la trasformazione di Nicea da città strategica della Bitinia a centro della memoria cristiana. Il punto decisivo è capire come edificio sacro, necropoli e paesaggio urbano abbiano dialogato nel corso dei secoli.
Scavi a Nicea, cosa studia la missione italiana in Turchia
La nuova campagna di ricerca sugli scavi a Nicea si concentra soprattutto sull’interno della basilica e sulle sepolture già documentate dagli archeologi turchi. L’obiettivo è ricostruire fasi costruttive, usi funerari e trasformazioni del complesso, integrando rilievi, analisi dei resti umani e studio delle murature.
Il coordinamento scientifico è affidato a Mustafa Şahin, archeologo dell’Università Uludağ di Bursa. Per l’Università della Calabria partecipano Franca C. Papparella, docente di Archeologia cristiana e tardoantica, e Salvatore Medaglia, docente di Archeologia classica. L’Accademia di belle arti di Catanzaro è rappresentata da Francesco Cuteri, docente di Teorie del paesaggio, ed Elena Di Fede, docente di Beni culturali e ambientali.
Nel gruppo figurano anche l’antropologa Doriana Boschelli e studenti dell’Accademia di Catanzaro coinvolti tramite programma Erasmus. La composizione della squadra spiega l’angolo del progetto: l’indagine mette insieme corpi, architettura, paesaggio e tecnologie di prospezione.
La basilica del lago di İznik e il peso storico di Nicea

Nicea, oggi İznik, occupava una posizione rilevante nella Bitinia, regione dell’Anatolia nord-occidentale. La sua importanza non dipende soltanto dalla topografia antica. Nel 325 d.C. la città ospitò il primo Concilio ecumenico della cristianità, convocato dall’imperatore Costantino dopo l’Editto di Milano del 313, in una fase in cui il cristianesimo stava ridefinendo il proprio rapporto con il potere imperiale.
A Nicea si discusse anche della natura di Cristo, tema che avrebbe segnato a lungo la storia dottrinale della Chiesa. Il concilio arrivò a una formulazione destinata a pesare nella tradizione cristiana: il Figlio come generato e della stessa sostanza del Padre. La città fu poi sede di un secondo Concilio nel 787, legato al culto delle immagini e alla crisi iconoclasta.
Questo doppio livello, archeologico e teologico, rende l’area del lago di İznik un caso delicato per la ricerca. Il sito rientra anche nella lista propositiva UNESCO dedicata a İznik e al suo patrimonio storico, un dato che colloca la città dentro una prospettiva più ampia di tutela, studio e possibile valorizzazione internazionale.
La basilica venne individuata nel 2014 attraverso l’analisi di fotografie aeree, che rivelarono sotto la superficie del lago la pianta di un edificio ecclesiastico. La struttura presenta tre navate, abside semicircolare rivolta a est e nartece d’ingresso. Studi e documenti scientifici dell’Università Uludağ descrivono il complesso come uno dei punti centrali della ricerca archeologica subacquea su İznik Lake, con resti localizzati a breve distanza dalla riva.
Sepolture, geofisica e archeologia subacquea: cosa può emergere
Il programma prevede analisi antropologiche sui resti umani, prospezioni geofisiche, ricognizioni subacquee e un’indagine approfondita delle strutture murarie. Sono attività diverse, ma collegate da una stessa domanda: quale funzione ebbe il complesso nel tempo e come si organizzava l’area funeraria intorno alla basilica?
Le sepolture interne ed esterne all’edificio possono offrire informazioni su età, sesso, condizioni di vita, pratiche funerarie e rapporti tra comunità locale e spazio sacro. Le prospezioni geofisiche, invece, servono a leggere ciò che non è ancora visibile senza intervenire subito con lo scavo. Le ricognizioni subacquee mantengono centrale il rapporto con il lago, elemento che ha nascosto e insieme conservato parte del sito.
Per il pubblico italiano, la missione richiama un tema già familiare: la ricerca archeologica come lavoro lento, fatto di dati parziali, conservazione e interpretazione. Lo stesso equilibrio riguarda molti siti del Mediterraneo, dai contesti tardoantichi dell’Anatolia ai parchi archeologici italiani. In questa direzione si inseriscono anche iniziative di valorizzazione come gli appuntamenti serali al Parco Archeologico di Ercolano, dove accesso pubblico e tutela devono procedere insieme.
A Nicea il punto più interessante sarà capire se la nuova campagna riuscirà a precisare cronologia, funzione e trasformazioni della basilica. Le risposte non arriveranno da un singolo reperto, ma dall’incrocio tra architettura, resti umani, stratigrafie e paesaggio. È lì che gli scavi a Nicea possono aggiungere un tassello concreto alla storia della città, oltre il peso simbolico dei concili.