Gli anni al Madre torna con il terzo capitolo, visitabile a Napoli dal 9 luglio al 5 ottobre 2026. Curata dalla direttrice Eva Fabbris con Marta Federici, Laura Mariano e Alberta Romano, la mostra ricostruisce episodi dell’arte contemporanea cittadina mettendo in relazione la collezione del museo con opere, archivi e prestiti provenienti soprattutto da raccolte napoletane.
Il titolo richiama Gli anni di Annie Ernaux, romanzo nel quale fotografie, oggetti e ricordi privati confluiscono nella storia collettiva. Il progetto del Madre parte da una domanda simile: quali tracce consentono di leggere una scena artistica dopo che mostre, gallerie e incontri si sono conclusi? La risposta passa dalle opere e dai contesti nei quali furono presentate.
Gli anni al Madre racconta Napoli attraverso episodi e connessioni

Il terzo capitolo evita una successione lineare perché la storia dell’arte napoletana viene ricostruita attraverso ritorni, associazioni e testimonianze. I poster con gli anni delle prime esposizioni in Campania orientano il visitatore, mentre opere e documenti mostrano come musei, gallerie, collezionisti e artisti abbiano costruito nel tempo una rete culturale condivisa.
L’allestimento occupa il secondo piano, l’ingresso, la Sala Madre e parte della Sala Colonne. Il percorso diffuso modifica quindi anche la visita al Museo Madre: la collezione permanente non appare come un insieme chiuso, ma come materiale da rileggere alla luce di prestiti, nuove acquisizioni e ricerche dedicate alla città.
Il metodo prosegue il lavoro dei primi due capitoli. Il primo aveva riportato l’attenzione su Nord, Sud, Est, Ovest giocano a Shangai di Luciano Fabro e sull’apertura di Capodimonte alla ricerca contemporanea. Il secondo aveva ricostruito il ruolo della galleria di Francesco Annarumma, includendo il passaggio napoletano di Rashid Johnson nei primi anni della sua carriera.
Da Hirschhorn ai Kabakov, le opere rileggono conflitti e memoria
Tra i lavori centrali compare The Green Coffin di Thomas Hirschhorn, presentato a Napoli nel 2006 dalla galleria Alfonso Artiaco. L’opera parte dal funerale di Yasser Arafat e accosta ritualità pubblica, immagini di massa e consumo, riportando nel museo una riflessione sulle modalità con cui guerre e lutti politici vengono trasformati in rappresentazione collettiva.
The Sick Child di Ilya ed Emilia Kabakov, esposta nel 2000 alla Galleria Lia Rumma, affronta invece infanzia, fragilità e memoria nel contesto post-sovietico. Le due installazioni chiariscono l’angolo del nuovo capitolo: il passato recente viene osservato per le domande che continua a rivolgere al presente, senza ridurre le opere a documenti illustrativi degli eventi.
Accanto a questi nuclei compaiono lavori di Carlo Alfano e Francesco Clemente, legati alla collezione del Madre e alla storia espositiva napoletana. Il rapporto tra periodi diversi ricorda quanto la città abbia costruito la propria identità culturale attraverso stratificazioni, dalle ricerche contemporanee alle stagioni storiche raccontate anche nell’approfondimento sulla pittura a Napoli dopo Caravaggio.
Tre nuove acquisizioni cambiano la collezione del Museo Madre
La mostra presenta tre ingressi recenti nelle raccolte: Cool Memories del 2023 di Lorenzo Scotto di Luzio, She Flickered In and Out of History del 2026 di Elisa Giardina Papa e Jiem-No-Piedti del 2005 di Jordan Wolfson. Le acquisizioni sono arrivate attraverso il PAC 2024, Italian Council 13 e una donazione privata, mostrando canali differenti di crescita del patrimonio pubblico.
Il progetto include inoltre una stanza affidata a Lorenzo Coletta, costruita intorno a Tristanoil di Nanni Balestrini e collegata a ricerche sonore di generazioni diverse. Peter Fischli presenta per la prima volta a Napoli Dazzalino, creatura tra orso e cane, mentre Stefania Carlotti espone sculture in ceramica nelle quali mani schiacciate da scarpe e stivali producono una sequenza sospesa tra resistenza e sopraffazione.
Tre approfondimenti ricostruiscono Audience 0.01, mostra video del 1993 curata da Helena Kontova, la rivista Collant. I giorni dell’arte attuale e le scenografie di Valerio Adami per L’Olandese volante al Teatro di San Carlo nel 2003. Il progetto Soundshapes aggiunge un’opera sonora inedita di Hira Nabi, ampliando il racconto oltre pittura e scultura.
La mostra si inserisce nel lavoro con cui il Madre prova a collegare collezione, ricerca e partecipazione pubblica, una direzione presente anche nel progetto Costruire comunità 2026 al Madre di Napoli. Il risultato del terzo capitolo dipenderà dalla sua capacità di rendere leggibile una storia frammentata senza trasformarla in un canone definitivo. Il passaggio successivo sarà capire quali episodi, artisti e spazi della città entreranno nei capitoli futuri.