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ArteNotizie

Costruire comunità 2026 al Madre di Napoli

Arte, scienza e spiritualità entrano nel museo come strumenti di ascolto e relazione sociale

Massimo 3 settimane fa 3
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Contenuti
Costruire comunità 2026: cosa succede al Madre di NapoliIl programma di Costruire comunità 2026 tra scienza e spiritualitàPerché il Madre usa l’arte per costruire legami sociali

Costruire comunità 2026 arriva al Museo Madre di Napoli il 3 giugno con una giornata gratuita dedicata al dialogo tra arte, scienza, impresa e spiritualità, trasformando il museo in spazio di confronto sul bene comune.

Costruire comunità 2026: cosa succede al Madre di Napoli

Costruire comunità 2026 al madre di napoli

Costruire comunità 2026 è una giornata di studio e confronto ideata e curata da Monica Coretti. L’appuntamento si tiene al Museo Madre di Napoli, con ingresso libero su prenotazione, e mette in relazione arte contemporanea, ricerca scientifica, pratiche sociali e spiritualità.

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Il progetto, dal titolo completo Costruire comunità, Officina di speranza, arriva alla sua terza edizione. Dopo il lavoro sulle pratiche femminili non gerarchiche e sulle forme maschili di co-responsabilità, la nuova tappa concentra l’attenzione su legami sociali, ascolto e cura.

Il punto è chiaro: il museo non viene trattato solo come luogo espositivo, ma come infrastruttura culturale capace di attivare confronto. È una linea che dialoga con altre riflessioni sul rapporto tra arte e conoscenza, come nel caso della visione computerizzata applicata all’arte.

Il programma di Costruire comunità 2026 tra scienza e spiritualità

La mattina si apre con i saluti istituzionali di Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina, e di Eva Fabbris, direttrice del Madre. Seguono tre interventi centrati sul confine tra ricerca, esperienza umana e visione del mondo.

Gli ospiti principali sono il neuroscienziato Leonardo Fogassi dell’Università di Parma, la teologa, medico e poetessa Debora Rienzi, e la fisica quantistica Paola Verrucchi. Il pomeriggio, dalle 14 alle 18, è previsto un confronto moderato da Monica Coretti.

Alla tavola rotonda partecipano anche figure delle precedenti edizioni: Anna Ferrino, Laura Mattioli, Sabrina Mezzaqui, Davide Quadrio, Alessandro Sciarroni e Pejman Tadayon. La parola chiave scelta dalla curatrice è intreccio: una sintesi utile per leggere il passaggio da conferenza a pratica relazionale.

Perché il Madre usa l’arte per costruire legami sociali

Il contesto conta. Il Museo d’arte contemporanea Donnaregina si trova nel centro storico di Napoli e lavora da anni sulla relazione tra istituzione, territorio e pubblico. Costruire comunità 2026 spinge questa funzione oltre la mostra, verso il laboratorio civico.

L’idea di officina richiama un fare concreto: ascoltare il disagio, mettere in dialogo competenze diverse, riconoscere pratiche di cura già presenti nella città. Non si promettono soluzioni immediate, ma si dà forma a un metodo: creare contesti in cui esperienze fragili e saperi specialistici possano incontrarsi.

Questa traiettoria riguarda anche il ruolo pubblico degli artisti e delle istituzioni, tema emerso in modo diverso nel riconoscimento a Giulio Paolini con la laurea honoris causa a Torino. La domanda per il Madre è concreta: una giornata di dialogo può diventare una pratica stabile di cittadinanza culturale?

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