Tashkent UNESCO diventa una nuova voce della Lista del Patrimonio Mondiale grazie a dieci edifici e complessi modernisti costruiti tra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta. Il riconoscimento è stato approvato durante la 48ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Busan nel luglio 2026.
La candidatura riguarda il periodo nel quale la capitale uzbeka fu ricostruita e trasformata dopo il terremoto del 1966. Musei, complessi residenziali, istituzioni culturali e infrastrutture scientifiche compongono un sito seriale che documenta una fase decisiva della storia urbana dell’Asia centrale.
Perché l’architettura modernista di Tashkent entra nell’UNESCO

L’iscrizione riconosce la capacità di questi edifici di combinare pianificazione socialista, costruzione industrializzata e soluzioni adatte al clima e al rischio sismico. Il risultato è un modernismo locale nel quale sistemi standardizzati, cortili, logge e motivi geometrici convivono con riferimenti alla tradizione costruttiva uzbeka.
La denominazione ufficiale del sito, consultabile nella scheda UNESCO dedicata all’architettura modernista di Tashkent, chiarisce il criterio adottato: il valore degli edifici dipende dal rapporto tra modernità, identità regionale e trasformazione urbana.
Il riconoscimento non riguarda quindi singoli monumenti isolati. I complessi selezionati contribuiscono a formare piazze, assi viari, spazi pubblici e prospettive della capitale, mantenendo un rapporto diretto con il piano di ricostruzione elaborato dopo il sisma.
Il caso di Tashkent si inserisce nella rivalutazione internazionale dell’architettura del secondo Novecento, spesso esposta a demolizioni o modifiche invasive. Anche il dibattito italiano sul ruolo delle istituzioni del progetto, affrontato con la nomina di Michele De Lucchi alla Triennale Milano, mostra quanto la tutela del moderno richieda strumenti culturali oltre che tecnici.
Il terremoto del 1966 e la ricostruzione della capitale uzbeka
Il terremoto del 1966 accelerò una trasformazione urbana già avviata nei decenni precedenti. La ricostruzione richiese nuovi quartieri, edifici pubblici e infrastrutture capaci di rispondere al rischio sismico, alle temperature dell’Asia centrale e alle esigenze rappresentative di una capitale sovietica.
Architetti provenienti dagli istituti di progettazione di Mosca e Tashkent lavorarono su strutture prefabbricate, grandi spazi collettivi e sistemi antisismici. Allo stesso tempo incorporarono cortili, schermature, decorazioni geometriche e logge profonde, utili per il controllo climatico e legate alla cultura visiva locale.
Questa combinazione rende Tashkent diversa da una semplice applicazione periferica del modernismo internazionale. Il patrimonio selezionato mostra come un modello politico e costruttivo comune all’Unione Sovietica sia stato reinterpretato attraverso materiali, decorazioni e rapporti specifici tra edifici, verde e spazio pubblico.
Il percorso di candidatura è stato avviato nel 2021 dalla Uzbekistan Art and Culture Development Foundation, in collaborazione con il Politecnico di Milano, lo studio GRACE e specialisti internazionali. La ricerca ha contribuito a documentare edifici che fino a pochi anni fa ricevevano un’attenzione limitata fuori dall’area post-sovietica.
Cosa cambia per la tutela degli edifici modernisti di Tashkent
L’ingresso nella Lista UNESCO comporta obblighi precisi. Gli edifici devono essere protetti insieme alle prospettive urbane, al verde e alle aree circostanti. La documentazione disponibile richiede inoltre controlli sui nuovi interventi edilizi e una gestione coordinata delle trasformazioni future.
La tutela non riguarda soltanto la stabilità materiale. Diversi complessi continuano a svolgere funzioni residenziali, culturali o scientifiche, e proprio questo uso contribuisce alla loro autenticità. Il problema sarà aggiornare impianti e servizi senza cancellare facciate, distribuzioni interne e rapporti con lo spazio pubblico.
La questione richiama altri progetti nei quali architettura e conservazione devono convivere. La Saddleback Mountain House e il tema della casa sostenibile mostra, in un contesto diverso, come materiali, clima e paesaggio possano orientare le scelte progettuali.
Il riconoscimento cambia anche il racconto culturale dell’Uzbekistan. Accanto ai monumenti della Via della Seta entra nella tutela internazionale l’eredità del Novecento. La verifica decisiva arriverà con i prossimi restauri e con le nuove costruzioni previste nel centro della capitale.
La capacità di conservare il modernismo di Tashkent senza trasformarlo in una serie di edifici isolati dipenderà dalle regole urbanistiche e dalla continuità del monitoraggio. Il valore del sito resta infatti legato al rapporto tra architetture, spazi pubblici e vita quotidiana della città.