Una tela monocroma attraversata da uno o più tagli netti. Nessun paesaggio, nessun volto, apparentemente nessuna particolare abilità pittorica da osservare.
È davanti a opere come queste che nasce quasi inevitabilmente una domanda: perché Lucio Fontana tagliava le tele?
La risposta è più concreta di quanto possa sembrare. Fontana non voleva rappresentare la profondità attraverso la pittura: voleva aprire fisicamente la tela e trasformare lo spazio che si trova dietro di essa in una parte dell’opera.
Il taglio, quindi, non nasce come gesto distruttivo. È il punto di arrivo di una ricerca iniziata molti anni prima e legata allo Spazialismo, il movimento artistico attraverso il quale Fontana cercò di superare i limiti tradizionali di pittura e scultura.
Perché Fontana tagliava le tele?

Lucio Fontana cominciò a realizzare i celebri Tagli nel 1958.
La Fondazione Lucio Fontana li descrive come opere caratterizzate da uno o più tagli netti e regolari, realizzati con l’intenzione di oltrepassare la superficie della tela.
Ed è proprio questa la chiave per comprenderli.
Per secoli un pittore aveva cercato di creare l’illusione dello spazio sopra una superficie piatta.
Pensiamo alla prospettiva rinascimentale: la tela rimane fisicamente piatta, ma colori, linee e proporzioni convincono l’occhio che dietro di essa esista una profondità.
Fontana compie un gesto radicalmente diverso.
Non dipinge uno spazio. Lo apre.
Con il taglio:
- la tela smette di essere soltanto una superficie;
- diventa visibile l’esistenza di uno spazio oltre il quadro;
- pittura e oggetto fisico cominciano a confondersi;
- il gesto dell’artista entra direttamente nell’opera;
- il vuoto diventa un elemento della composizione.
È per questo che parlare dei Tagli semplicemente come di “tele rovinate” significa perdere il punto centrale dell’esperimento.
Fontana non sta distruggendo un dipinto già terminato.
Il taglio è il dipinto.
Cosa significano i tagli di Lucio Fontana?

Il significato fondamentale è il superamento della superficie tradizionale della pittura.
Fontana cercava un’arte capace di confrontarsi con una società che stava cambiando rapidamente, segnata da nuovi mezzi di comunicazione, tecnologie, scoperte scientifiche e da un’immaginazione dello spazio molto diversa rispetto a quella dei secoli precedenti.
Il quadro non doveva più essere soltanto una finestra sulla quale rappresentare qualcosa.
Poteva diventare un oggetto nello spazio.
Un semplice taglio produce quindi qualcosa che la pittura tradizionale poteva soltanto simulare: una profondità fisica.
Prima del gesto di Fontana, lo spazio si trovava idealmente dentro il dipinto.
Dopo il taglio, lo spazio reale entra nel dipinto.
I Tagli non furono la prima idea di Fontana
C’è un dettaglio importante che aiuta a capire perché non possiamo considerare i Tagli una trovata improvvisa.
Fontana aveva iniziato a perforare le superfici quasi dieci anni prima.
Nel 1949 nasce infatti il ciclo dei Buchi.
L’artista realizza sulla superficie della tela sequenze di fori che, secondo la Fondazione Lucio Fontana, non devono essere interpretati soltanto come elementi grafici: costituiscono aperture verso uno spazio ulteriore.
Il percorso può essere sintetizzato così:
| Periodo | Ricerca | Cosa cambia |
|---|---|---|
| 1949 | Buchi | La superficie viene perforata |
| Anni ’50 | Pietre e materiali | Elementi reali entrano sulla tela |
| 1958 | Primi Tagli | La superficie viene attraversata da fenditure |
| Anni ’60 | Tagli maturi | Uno o pochi tagli diventano il centro dell’opera |
Il taglio nasce quindi dopo anni di sperimentazione.
Prima Fontana buca la tela.
Poi arriva a un gesto ancora più netto.
Non un punto che attraversa la superficie, ma una linea che la apre.
Perché le opere si chiamano Concetto spaziale?

Molte delle tele che il pubblico chiama semplicemente “i Tagli di Fontana” portano un altro titolo:
Concetto spaziale, Attesa oppure Concetto spaziale, Attese.
La Fondazione Lucio Fontana precisa che la forma singolare o plurale di Attesa può cambiare in relazione al numero dei tagli presenti nell’opera.
Il termine Concetto spaziale è però ancora più importante.
Fontana non vuole identificare l’opera attraverso ciò che rappresenta.
Non c’è “un paesaggio”, “una donna”, “una battaglia” o “una natura morta”.
C’è un concetto relativo allo spazio.
Il titolo indica quindi allo spettatore che il soggetto non va cercato sopra la tela.
Il soggetto è il rapporto tra:
- superficie;
- apertura;
- spazio;
- luce;
- vuoto;
- tempo;
- gesto.
È una delle ragioni per cui le opere di Fontana vanno comprese in modo molto diverso rispetto a un quadro figurativo.
Cosa c’è dietro i tagli di Fontana?
Questa è una delle curiosità più interessanti.
Dietro molti Tagli maturi Fontana applicava una garza nera, che impediva alla luce di attraversare liberamente l’apertura.
La Fondazione Lucio Fontana documenta questa caratteristica nelle opere della serie.
La soluzione modifica profondamente ciò che vediamo.
Se dietro la fenditura entrasse semplicemente la luce della parete o dell’ambiente, l’aspetto del taglio cambierebbe continuamente.
La superficie nera crea invece la percezione di uno spazio profondo e indefinito.
Guardando frontalmente la tela, non sappiamo immediatamente quanto sia profonda quella fenditura.
Sembra quasi che dietro il quadro continui uno spazio senza una fine visibile.
Ed è precisamente l’effetto che rende il taglio qualcosa di diverso da una semplice lacerazione.
Fontana faceva i tagli a caso?
No.
Le opere della serie mostrano tagli netti, controllati e inseriti all’interno di una composizione precisa.
La loro evoluzione è particolarmente significativa.
Secondo la Fondazione, nei primi lavori i Tagli possono comparire in sequenze numerose. Successivamente tendono a diminuire fino ad arrivare, in alcuni casi, a un’unica grande fenditura.
Questo processo porta Fontana verso una progressiva essenzialità.
Togliere elementi significa concentrare sempre più l’attenzione dello spettatore sul rapporto fra la tela e il vuoto.
Una superficie uniforme.
Un gesto.
Uno spazio che si apre.
È proprio questa apparente semplicità a rendere i Tagli così immediatamente riconoscibili.
“Un taglio lo potevo fare anch’io”: perché questa obiezione manca il punto
È probabilmente la frase più pronunciata davanti a un’opera di Fontana.
E contiene anche una parte di verità: dal punto di vista puramente materiale, incidere una tela non richiede la stessa abilità necessaria per dipingere un ritratto rinascimentale.
Ma valutare Fontana soltanto in base alla difficoltà del gesto significa applicare all’opera una domanda diversa da quella che l’artista stava cercando di affrontare.
La questione non è:
“Quanto è difficile fare un taglio?”
La domanda è:
“Che cosa succede alla pittura se invece di rappresentare lo spazio apro fisicamente la superficie?”
È qui che si trova la differenza.
Riprodurre oggi un taglio simile è semplice perché l’idea è già entrata nella storia dell’arte.
Fontana lavorava invece all’interno di una ricerca che, dalla seconda metà degli anni Quaranta, cercava di mettere in discussione il concetto stesso di quadro.
Non è quindi l’abilità manuale isolata a spiegare l’importanza dell’opera.
È il contesto nel quale quel gesto viene compiuto.
Cos’è lo Spazialismo di Lucio Fontana?

Per capire i Tagli bisogna tornare allo Spazialismo.
Dopo il ritorno in Italia dall’Argentina, Fontana partecipa nel 1947 alla nascita del primo manifesto spazialista.
La ricerca prosegue negli anni successivi attraverso altri manifesti, ambienti, luci, buchi, materiali e sperimentazioni.
L’obiettivo è superare la divisione tradizionale fra pittura, scultura e spazio circostante.
Fontana non lavora quindi soltanto sulle tele tagliate.
Utilizza anche:
- buchi;
- ceramica;
- scultura;
- neon;
- ambienti;
- vetri e materiali applicati alla superficie;
- installazioni legate alla luce.
Nel 1949 realizza, per esempio, Ambiente spaziale a luce nera, nel quale forme fluorescenti sono sospese all’interno di uno spazio oscurato.
Nel 1951 crea invece per la Triennale di Milano una grande Struttura al neon.
I Tagli diventano l’immagine più celebre della sua produzione, ma sono soltanto una parte di una ricerca molto più ampia.
Per approfondire il percorso dell’artista puoi leggere anche il nostro articolo dedicato a Lucio Fontana e alla nascita dello Spazialismo.
Perché Fontana è considerato così importante?
Perché modifica una delle regole fondamentali della pittura occidentale: l’idea che il quadro sia una superficie sulla quale creare immagini.
Fontana trasforma quella superficie in qualcosa che può essere bucato, attraversato e aperto.
Il quadro diventa contemporaneamente:
- superficie pittorica;
- oggetto;
- gesto;
- spazio;
- materia.
Non bisogna necessariamente trovare belli i Tagli per comprenderne l’importanza.
La questione estetica e quella storica non coincidono sempre.
Si può guardare una tela di Fontana e non desiderare di averla in casa, ma riconoscere comunque che quel gesto ha contribuito a cambiare il modo in cui molti artisti successivi hanno pensato il rapporto fra opera, spazio e spettatore.
Quanto valgono i Tagli di Fontana?

Il valore economico delle opere di Fontana può raggiungere cifre molto elevate, ma è importante non confondere valore di mercato e significato artistico.
Non tutti i Concetti spaziali sono uguali.
Sul prezzo possono incidere numerosi elementi:
- periodo di realizzazione;
- dimensioni;
- colore;
- numero e disposizione dei tagli;
- provenienza;
- storia espositiva;
- stato di conservazione;
- presenza nel catalogo ragionato e autenticazione.
Il mercato di Fontana costituisce quindi un tema autonomo rispetto alla domanda che ci interessa qui.
Un’opera non acquisisce importanza nella storia dell’arte semplicemente perché viene venduta a una cifra elevata.
Nel caso di Fontana il percorso è opposto: la rilevanza storica della sua ricerca ha contribuito nel tempo alla costruzione del suo valore sul mercato internazionale.
Dove vedere i Tagli di Lucio Fontana?
Le opere di Fontana sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali.
Prima di organizzare una visita è consigliabile controllare sempre se l’opera sia effettivamente esposta: i musei possono modificare gli allestimenti o concedere lavori in prestito per mostre temporanee.
Per conoscere le serie, la cronologia e la ricerca dell’artista, la fonte principale è la Fondazione Lucio Fontana, che documenta separatamente Tagli, Buchi, Nature, Quanta e le altre fasi della sua produzione.
Quindi, perché Fontana tagliava le tele?
Perché non voleva più fingere la profondità attraverso la pittura.
Voleva oltrepassare la superficie.
Il taglio introduce nel quadro uno spazio che esiste fisicamente e mette in crisi la distinzione fra immagine e oggetto.
È questo il passaggio fondamentale.
Fontana non chiedeva allo spettatore di ammirare quanto fosse difficile incidere una tela.
Gli chiedeva di guardare quella superficie in un modo diverso.
Per secoli la pittura aveva cercato di convincerci che dietro il quadro esistesse uno spazio.
Fontana prende quella metafora e la rende fisica: apre la tela e lascia che lo spazio cominci esattamente dove la pittura finisce.