iCrewPlay ArteiCrewPlay Arte
  • Tv e Spettacolo
  • Personaggi
  • Musica
  • Cultura
  • Arte
    • Comunicati Stampa
    • Mostre
    • Festività ed eventi
    • Architettura
    • Street art
  • Rubriche
    • Destinazioni Sconosciute
    • Accadde oggi
    • Arte giapponese
    • Pillole di storia
    • Cronologia
    • Seguiti
    • Segui
  • Notizie
Cerca
  • Anime
  • Cinema
  • gamecast
  • Libri
  • Tech
  • Videogiochi
Copyright © Alpha Unity. Tutti i diritti riservati.​
Lettura: Perché Van Gogh copiò Hiroshige? Il quadro giapponese che cambiò il suo modo di dipingere
Share
Notifica
Ridimensionamento dei caratteriAa
iCrewPlay ArteiCrewPlay Arte
Ridimensionamento dei caratteriAa
  • Anime
  • Cinema
  • gamecast
  • Libri
  • Tech
  • Videogiochi
Cerca
  • Tv e Spettacolo
  • Personaggi
  • Musica
  • Cultura
  • Arte
    • Comunicati Stampa
    • Mostre
    • Festività ed eventi
    • Architettura
    • Street art
  • Rubriche
    • Destinazioni Sconosciute
    • Accadde oggi
    • Arte giapponese
    • Pillole di storia
    • Cronologia
    • Seguiti
    • Segui
  • Notizie
Seguici
  • Chi siamo
  • Media Kit
  • Contatto
  • Lavora con noi
  • Cookie Policy
  • Disclaimer
Copyright © Alpha Unity. Tutti i diritti riservati.​
MusicalNotizie

Perché Van Gogh copiò Hiroshige? Il quadro giapponese che cambiò il suo modo di dipingere

Van Gogh ridipinse davvero alcune stampe di Hiroshige, ma non per imitarlo: quelle copie furono il laboratorio in cui iniziò a costruire il suo stile più riconoscibile.

Massimo 2 giorni fa Commenta! 11
SHARE
Seguici su Google Aggiungi iCrewPlay Arte alle tue fonti preferite Trova più facilmente le nostre notizie nei risultati di Google.
Aggiungi su Google

Vincent van Gogh non mise mai piede in Giappone.

Contenuti
Van Gogh copiò davvero Hiroshige?Hiroshige vs Van Gogh: cosa cambia?Il Pruno in fiore: l’esempio più evidente5 cose che Van Gogh imparò dall’arte giapponese1. Tagliare le immagini in modo insolito2. Eliminare parte della prospettiva occidentale3. Usare colori più liberi4. Usare contorni più marcati5. Guardare la natura in maniera diversaPerché Van Gogh era così ossessionato dal Giappone?Van Gogh copiò Hiroshige per imparare a dipingere?Ponte sotto la pioggia: quando Hiroshige entra dentro Van GoghMa i caratteri giapponesi di Van Gogh hanno davvero un significato?Hiroshige influenzò soltanto Van Gogh?Dove vedere oggi le opere di Hiroshige in Italia?Van Gogh diventò più “giapponese” o più Van Gogh?

Eppure, per un periodo della sua vita, il Giappone diventò una presenza quasi ossessiva nella sua pittura.

Collezionava stampe ukiyo-e, le studiava, le appendeva alle pareti e arrivò perfino a riprodurre direttamente alcune opere di Utagawa Hiroshige, modificandone colori, formato e dettagli.

Leggi Altro

Accadde oggi 20 agosto: rubata la Gioconda
Coniugi Arnolfini: cosa significa lo specchio e quali sono i simboli nascosti?
Femme dans un fauteuil di Picasso: storia del quadro rubato nel 1961 e ritrovato 65 anni dopo
Accadde oggi 19 agosto 1936: muore Federico García Lorca
Pubblicità

Da qui nasce una domanda inevitabile:

Van Gogh copiò davvero Hiroshige?

Sì, materialmente lo fece. Ma chiamarla semplicemente “copia” è riduttivo.

Van Gogh usò quelle stampe come un laboratorio: voleva capire come gli artisti giapponesi costruissero lo spazio, scegliessero i colori e rappresentassero la natura senza seguire le regole della pittura europea.

Oggi questo rapporto torna particolarmente interessante anche grazie alla mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tōkaidō, dedicata a Hiroshige al MAO di Torino.


Van Gogh costruì la propria identità artistica anche attraverso dettagli apparentemente minimi, come la firma. In molti dipinti scelse infatti di usare soltanto “Vincent”, una decisione tutt’altro che casuale e oggi riletta alla luce di nuovi studi sulle sue opere. Abbiamo approfondito il tema nell’articolo dedicato a perché Van Gogh firmava solo “Vincent” e cosa significava quella firma.

Van Gogh copiò davvero Hiroshige?

Sì.

Nel 1887 Van Gogh realizzò alcune copie dipinte di stampe giapponesi che possedeva o conosceva.

Tra gli esempi più famosi ci sono:

  • Pruno in fiore, tratto da Il giardino dei susini a Kameido di Hiroshige;
  • Ponte sotto la pioggia, ispirato alla stampa di Hiroshige con il ponte Ōhashi;
  • La cortigiana, derivata invece da un’immagine giapponese pubblicata sulla rivista Paris Illustré.

Il Van Gogh Museum conferma che Vincent replicò direttamente diverse stampe giapponesi e studiò in particolare Hiroshige.

Ma Van Gogh non cercava di produrre falsi.

Non nascondeva la fonte e non pretendeva che quelle composizioni fossero invenzioni proprie.

Le utilizzava per imparare.

Hiroshige vs Van Gogh: cosa cambia?

Perché van gogh copiò hiroshige? Il quadro giapponese che cambiò il suo modo di dipingere

Il confronto tra le opere fa capire immediatamente che Van Gogh non si limita a riprodurre.

ElementoHiroshigeVan Gogh
TecnicaXilografia policromaOlio su tela
ColoriEquilibrati e relativamente naturaliPiù intensi e contrastati
ContorniNetti e graficiSpessi e pittorici
ProfonditàCostruita attraverso piani sovrappostiPiù piatta e decorativa
CorniceParte naturale della stampaVan Gogh aggiunge bordi decorativi
ScritteTesti giapponesi autenticiCaratteri usati anche come elemento visivo
ObiettivoRappresentare un paesaggio giapponeseStudiare e reinterpretare un linguaggio

Van Gogh conserva quindi la struttura dell’immagine, ma cambia quasi tutto ciò che riguarda il modo di dipingerla.

Il Pruno in fiore: l’esempio più evidente

Una delle opere più interessanti è Pruno in fiore, realizzata da Van Gogh nel 1887.

Il modello era una stampa di Hiroshige dedicata al giardino dei susini di Kameido.

La composizione originale era già sorprendente per un osservatore europeo.

Un enorme tronco domina il primo piano, tagliando quasi l’immagine, mentre sullo sfondo compaiono figure minuscole e il paesaggio.

Van Gogh mantiene questa struttura.

Ma modifica radicalmente il colore.

Il cielo diventa acceso, il terreno più saturo e l’intera scena assume una forza cromatica che non appartiene alla stampa originale.

Il Van Gogh Museum sottolinea proprio quanto Vincent fosse affascinato dalle composizioni insolite e dalle grandi campiture cromatiche delle stampe giapponesi.

5 cose che Van Gogh imparò dall’arte giapponese

L’influenza di Hiroshige e delle stampe ukiyo-e non riguarda soltanto due o tre quadri.

Van Gogh assimilò diversi elementi che continuarono a riapparire nella sua pittura.

1. Tagliare le immagini in modo insolito

Nell’arte europea tradizionale il soggetto tendeva a essere organizzato in maniera equilibrata.

Le stampe giapponesi potevano invece mostrare:

  • alberi tagliati dal bordo;
  • ponti che attraversavano diagonalmente la scena;
  • figure parzialmente nascoste;
  • oggetti enormi in primo piano.

Questi tagli apparentemente “sbagliati” affascinavano Van Gogh.

2. Eliminare parte della prospettiva occidentale

Nella pittura europea la prospettiva rinascimentale costruiva uno spazio matematicamente coerente.

Nell’ukiyo-e lo spazio poteva funzionare diversamente.

Van Gogh cominciò così a utilizzare superfici più piatte e decorative.

3. Usare colori più liberi

Van Gogh non copiò soltanto i colori di Hiroshige.

Li esasperò.

I suoi rossi, verdi, arancioni e blu diventano spesso più intensi rispetto alle stampe originali.

4. Usare contorni più marcati

Le xilografie giapponesi utilizzavano linee nette per separare le forme.

Van Gogh trasformò questa caratteristica in pennellate e bordi fortemente visibili.

5. Guardare la natura in maniera diversa

Forse è l’influenza più importante.

Van Gogh ammirava negli artisti giapponesi la capacità di osservare con attenzione elementi apparentemente semplici:

  • rami;
  • fiori;
  • pioggia;
  • neve;
  • alberi;
  • insetti;
  • piccoli paesaggi.

Su arte.icrewplay.com abbiamo già approfondito Hokusai, Hiroshige e alcuni dei più famosi dipinti e stampe giapponesi, un buon punto di partenza per capire da dove nasce questo linguaggio visivo.

Perché Van Gogh era così ossessionato dal Giappone?

Perché van gogh copiò hiroshige? Il quadro giapponese che cambiò il suo modo di dipingere

Nella seconda metà dell’Ottocento l’Europa stava vivendo una vera passione per l’arte giapponese.

Dopo l’apertura commerciale del Giappone verso l’Occidente, stampe, tessuti, ceramiche e altri oggetti arrivarono in quantità crescente nelle città europee.

Parigi divenne uno dei centri principali di questo fenomeno.

Van Gogh arrivò nella capitale francese nel 1886 e iniziò a raccogliere stampe giapponesi in maniera sistematica.

Il Van Gogh Museum conserva ancora oggi una parte consistente della sua collezione e considera l’arte giapponese una delle influenze fondamentali sulla sua evoluzione.

Per Van Gogh, però, il Giappone non era soltanto uno stile.

Era quasi un’idea.

Immaginava gli artisti giapponesi come persone capaci di vivere in maggiore armonia con la natura e di dipingere con semplicità e immediatezza.

Era una visione idealizzata del Giappone, naturalmente.

Ma ebbe un effetto enorme sulla sua pittura.

Van Gogh copiò Hiroshige per imparare a dipingere?

È probabilmente la definizione più corretta.

Oggi potremmo parlare di studio attraverso la copia.

Era una pratica assolutamente normale nella storia dell’arte.

Per secoli gli artisti hanno copiato opere precedenti per comprenderne:

  • composizione;
  • tecnica;
  • uso del colore;
  • proporzioni;
  • soluzioni spaziali.

Van Gogh fece qualcosa di simile con Hiroshige.

La differenza è che non cercò di nascondere la propria personalità.

Più copiava, più trasformava.

Ponte sotto la pioggia: quando Hiroshige entra dentro Van Gogh

Un altro esempio fondamentale è Ponte sotto la pioggia, dipinto da Van Gogh nel 1887.

L’originale di Hiroshige mostra il ponte Ōhashi sotto un violento acquazzone.

Le linee diagonali della pioggia attraversano tutta la composizione.

Le figure corrono.

Il cielo è scuro.

La scena sembra quasi fotografata in un istante.

Van Gogh riprende la struttura, ma aumenta enormemente l’intensità cromatica.

Aggiunge inoltre una cornice con caratteri giapponesi, trasformando l’intera opera in un oggetto quasi decorativo.

La rappresentazione della pioggia è uno degli elementi più celebri dell’arte di Hiroshige, tanto che sul nostro sito ne abbiamo già parlato nell’approfondimento dedicato a come la pioggia viene rappresentata nell’arte.

Ma i caratteri giapponesi di Van Gogh hanno davvero un significato?

Qui la storia diventa ancora più curiosa.

Van Gogh utilizzò caratteri giapponesi lungo i bordi delle proprie copie.

Ma non li trattava necessariamente come un testo da leggere.

Erano soprattutto segni grafici.

Per un artista europeo dell’Ottocento, quei caratteri avevano una forma visiva fortemente riconoscibile.

Diventavano quindi parte dell’immagine.

In questo senso Van Gogh non stava soltanto imitando il Giappone.

Stava costruendo una sua personale idea visiva del Giappone.

Hiroshige influenzò soltanto Van Gogh?

Assolutamente no.

Le stampe giapponesi esercitarono una forte influenza su numerosi artisti europei dell’Ottocento.

Tra questi possiamo ricordare:

  • Claude Monet;
  • Edgar Degas;
  • James McNeill Whistler;
  • Henri de Toulouse-Lautrec;
  • Édouard Manet;
  • Mary Cassatt.

Questo fenomeno viene generalmente indicato con il termine Japonisme.

Van Gogh, tuttavia, rappresenta uno dei casi più evidenti perché non si limitò ad assorbire alcuni elementi stilistici.

Arrivò direttamente a ridipingere le stampe che amava.

Dove vedere oggi le opere di Hiroshige in Italia?

L’aggancio attuale è particolarmente interessante.

Il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino ospita nel 2026 la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tōkaidō, dedicata alla celebre serie di Hiroshige.

La mostra permette di vedere dal vivo opere appartenenti a uno dei cicli più importanti dell’artista giapponese.

È anche un’occasione perfetta per capire perché quelle immagini colpirono così profondamente gli artisti europei.

Le stampe di Hiroshige presentano infatti molte delle caratteristiche che Van Gogh avrebbe poi fatto proprie:

  • prospettive insolite;
  • fenomeni atmosferici;
  • diagonali molto forti;
  • colori organizzati in grandi campiture;
  • figure piccole immerse nel paesaggio;
  • grande attenzione alle stagioni.

Van Gogh diventò più “giapponese” o più Van Gogh?

È forse il paradosso più bello di questa storia.

Van Gogh iniziò copiando.

Ma proprio copiando trovò nuove soluzioni che gli permisero di diventare più riconoscibile come Van Gogh.

Dall’arte giapponese imparò a semplificare.

A utilizzare colori meno realistici.

A costruire immagini attraverso linee più nette.

A tagliare le composizioni in maniera meno prevedibile.

E soprattutto imparò che un quadro non doveva necessariamente imitare la realtà.

Poteva trasformarla.

Per questo dire che Van Gogh “copiò Hiroshige” è corretto soltanto a metà.

Copiò alcune sue immagini.

Ma non per diventare Hiroshige.

Le copiò per capire come diventare Van Gogh.

Condividi questo articolo
Facebook Twitter Copia il link
Share
Cosa ne pensi?
-0
-0
-0
-0
-0
-0
lascia un commento lascia un commento

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Chi siamo
  • Media Kit
  • Contatto
  • Lavora con noi
  • Cookie Policy
  • Disclaimer

Copyright © Alpha Unity. Tutti i diritti riservati.​

  • Anime
  • Cinema
  • gamecast
  • Libri
  • Tech
  • Videogiochi
Bentornato in iCrewPlay!

Accedi al tuo account

Hai dimenticato la password?