Per oltre sessant’anni Femme dans un fauteuil di Pablo Picasso è sembrato scomparso nel nulla.
Il piccolo dipinto del 1918, appartenente al Guggenheim, venne rubato il 6 febbraio 1961 mentre si trovava in prestito all’Università di Pittsburgh. Da quel momento se ne persero completamente le tracce.
Poi, nel 2023, la svolta: un ricercatore di Christie’s incontrò nuovamente l’opera durante le verifiche per una possibile vendita privata e avvisò il museo. Nel 2026 la vicenda è arrivata in tribunale, con la Solomon R. Guggenheim Foundation che ne reclama la restituzione.
Ma la storia di Femme dans un fauteuil comincia molto prima del furto.
| Dato | Informazione |
|---|---|
| Autore | Pablo Picasso |
| Titolo | Femme dans un fauteuil |
| Traduzione | Donna in una poltrona |
| Anno | 1918 |
| Tecnica | Olio |
| Dimensioni | Circa 34 × 27 cm |
| Periodo | Fase successiva al Cubismo sintetico |
| Contesto | Periodo del matrimonio con Olga Khokhlova |
| Proprietario rivendicato | Solomon R. Guggenheim Foundation |
| Furto | 6 febbraio 1961, Pittsburgh |
| Riapparizione | 2023 |
| Disputa legale | 2026 |
Cos’è Femme dans un fauteuil di Picasso
Femme dans un fauteuil, cioè Donna in una poltrona, è un piccolo lavoro realizzato da Picasso nel 1918, un anno particolarmente importante nella vita personale e artistica del pittore.
In quel periodo Picasso aveva appena sposato la ballerina russa Olga Khokhlova, conosciuta attraverso i Ballets Russes.
La coppia trascorse parte del viaggio di nozze nella zona di Biarritz, dove Picasso continuò a lavorare intensamente. Diverse opere realizzate in quel contesto mostrano figure femminili sedute, interni e un progressivo ritorno verso forme più leggibili rispetto alle esperienze cubiste precedenti.
È importante però fare una distinzione.
Non abbiamo elementi sufficienti per affermare automaticamente che la donna di Femme dans un fauteuil sia Olga.
Il contesto biografico rende l’associazione comprensibile, ma identificare con certezza il soggetto richiede una documentazione specifica.
È proprio questo genere di distinzione che permette di evitare letture troppo semplicistiche dell’opera.
Picasso nel 1918: tra Cubismo e ritorno alla figura
Nel 1918 Picasso non aveva abbandonato il Cubismo.
Aveva però iniziato ad affiancargli un linguaggio figurativo differente, più vicino alla tradizione classica e alla rappresentazione riconoscibile del corpo umano.
Questo periodo è particolarmente interessante perché l’artista riesce a lavorare contemporaneamente in registri diversi.
Da una parte:
- forme geometriche e scomposizione cubista;
- semplificazione dello spazio;
- costruzione per piani.
Dall’altra:
- ritorno al ritratto;
- maggiore attenzione alla figura umana;
- pose più tradizionali;
- interesse crescente per il classicismo.
Picasso non procede quindi secondo una linea evolutiva semplice.
Non “abbandona” uno stile per adottarne un altro.
Utilizza linguaggi diversi contemporaneamente.
Per capire quanto fosse già lontano dai suoi esordi può essere utile confrontare questa fase con il nostro approfondimento su Picasso e il periodo rosa.
Il tema della donna seduta nella pittura di Picasso
Il motivo della donna seduta in una poltrona ritorna moltissime volte nella produzione di Picasso.
Non esiste infatti una sola Femme dans un fauteuil.
Nel corso della sua carriera l’artista utilizzò titoli molto simili per opere diverse, spesso legate alle donne della sua vita.
La poltrona diventa quasi una struttura all’interno della quale il corpo può essere:
- deformato;
- ricomposto;
- geometrizzato;
- isolato;
- trasformato in un insieme di volumi.
È quindi importante non confondere il dipinto del 1918 oggi al centro della disputa del Guggenheim con altre opere di Picasso che portano titoli simili.
Come arrivò l’opera al Guggenheim
Secondo la documentazione emersa nella disputa giudiziaria, il Guggenheim acquistò Femme dans un fauteuil nel 1936, attraverso la Zwemmer Gallery di Londra.
Il dipinto entrò così nella raccolta legata a Solomon R. Guggenheim, uno dei più importanti collezionisti d’arte moderna del Novecento.
Negli anni successivi l’opera venne utilizzata anche per prestiti ed esposizioni.
Ed è proprio durante uno di questi prestiti che la storia del dipinto cambiò completamente.
Il furto del 6 febbraio 1961
Nel 1960 il Guggenheim prestò Femme dans un fauteuil all’Università di Pittsburgh, dove venne inserito in una mostra organizzata all’interno dello Students Union Building.
Il quadro avrebbe dovuto tornare al museo poco tempo dopo.
La mattina del 6 febbraio 1961, però, un assistente universitario segnalò che il dipinto era sparito.
La cornice era vuota.
L’opera, larga poco più di trenta centimetri, poteva essere trasportata con relativa facilità.
Partirono immediatamente le indagini.
Furono coinvolti:
- la polizia di Pittsburgh;
- l’FBI;
- l’università;
- il Guggenheim;
- istituzioni artistiche americane avvisate del furto.
Venne anche offerta una ricompensa.
Non servì a nulla.
Femme dans un fauteuil era scomparso.
Perché nessuno riuscì a ritrovarlo

Uno degli aspetti più affascinanti della vicenda è proprio il vuoto che segue il furto.
Per decenni non sono emerse informazioni pubbliche in grado di ricostruire con certezza cosa sia accaduto al dipinto dopo il 1961.
Questa mancanza di provenienza è fondamentale.
Nel mercato dell’arte, la provenance è la storia documentata dei passaggi di proprietà di un’opera.
Per un Picasso, ricostruire questa catena è particolarmente importante.
Un buco di quasi quarant’anni nella provenienza di un dipinto conosciuto e denunciato come rubato rappresenta quindi un elemento estremamente problematico.
Sul tema dei capolavori scomparsi abbiamo raccontato altri casi nel nostro approfondimento dedicato ai furti d’arte famosi e alle opere mai ritrovate.
Il dipinto ricompare nel 1999
La causa avviata dal Guggenheim ha aggiunto un nuovo tassello alla storia.
Secondo quanto riportato nei documenti legali, nel 1999 Femme dans un fauteuil sarebbe stato acquistato da Lawrence Jay Handler e Wendy Cohen Handler presso Beadleston Fine Art, una galleria di Manhattan oggi non più attiva.
Quasi quarant’anni dopo il furto, quindi, il dipinto era nuovamente entrato nel mercato dell’arte.
Rimane però una questione essenziale:
cosa accadde tra il 1961 e il 1999?
È proprio questo il passaggio ancora oscuro della provenienza.
Non significa automaticamente che chi acquistò successivamente il dipinto conoscesse la sua origine.
Significa semplicemente che esiste un segmento della storia dell’opera che deve ancora essere chiarito.
La svolta del 2023: Christie’s riconosce il Picasso
Nel 2023 gli Handler avrebbero valutato la possibilità di vendere il dipinto privatamente attraverso Christie’s.
Durante le normali verifiche sulla provenienza, un ricercatore della casa d’aste individuò qualcosa di anomalo.
Il quadro corrispondeva al Picasso rubato a Pittsburgh nel 1961.
Christie’s informò quindi il Guggenheim nel luglio 2023.
Dopo oltre sessant’anni, il museo sapeva finalmente dove si trovava il suo quadro.
È uno degli aspetti più interessanti della vicenda: Femme dans un fauteuil non è stato ritrovato durante un’indagine di polizia o in un deposito dimenticato.
È riemerso attraverso una verifica di provenienza effettuata dal mercato dell’arte stesso.
Dove si trova oggi Femme dans un fauteuil
Secondo le informazioni emerse nel 2026, il dipinto è rimasto presso Christie’s mentre Guggenheim e attuali possessori cercavano di risolvere la questione.
Non si tratta quindi di un Picasso tornato tranquillamente nelle sale del museo.
Il quadro è diventato al contrario l’oggetto di una disputa sulla proprietà.
Ed è qui che il caso assume un interesse che va molto oltre la semplice storia di un furto.
Perché il Guggenheim ha fatto causa
Nell’agosto 2026, la Solomon R. Guggenheim Foundation ha deciso di rivolgersi alla Corte Suprema dello Stato di New York per ottenere la restituzione del dipinto.
La posizione del museo è molto chiara:
l’opera venne rubata e il Guggenheim sostiene di non averne mai perso la proprietà.
La Foundation reclama quindi il ritorno del Picasso e ha formulato anche una richiesta economica di 3,5 milioni di dollari nell’ambito dell’azione giudiziaria.
Il fatto che un’opera sia passata successivamente attraverso altre mani non risolve automaticamente il problema.
Ed è proprio questo il cuore della controversia.
Se compri in buona fede un quadro rubato, diventa tuo?
È la domanda che rende questo caso particolarmente interessante anche dal punto di vista giuridico.
La risposta non è universalmente identica, perché dipende dalla legislazione applicabile e dalla storia concreta della proprietà.
In generale, però, la buona fede dell’acquirente non significa automaticamente che il titolo di proprietà di un bene rubato diventi valido.
Il punto quindi non è soltanto stabilire chi possiede fisicamente il quadro.
Bisogna ricostruire:
- chi ne aveva la proprietà nel 1961;
- se quella proprietà sia mai stata legalmente trasferita;
- come il dipinto sia entrato nuovamente nel mercato;
- quali informazioni fossero disponibili al momento dei successivi acquisti;
- quale normativa debba essere applicata.
La vicenda è ancora aperta e quindi non è corretto anticipare quale sarà la conclusione giudiziaria.
Quanto vale Femme dans un fauteuil
Anche il valore economico dell’opera è diventato inevitabilmente parte della storia.
Al momento del furto le stime riportate nelle ricostruzioni oscillavano tra 10.000 e 60.000 dollari.
Oggi la situazione è completamente diversa.
Il mercato di Picasso è cresciuto enormemente e il dipinto viene oggi indicato come un’opera dal valore di milioni di dollari. Nell’azione legale del Guggenheim compare la cifra di 3,5 milioni di dollari, ma non va interpretata automaticamente come una stima definitiva del valore commerciale dell’opera.
Nel mercato dell’arte, infatti, valore assicurativo, richiesta giudiziaria, stima d’asta e prezzo effettivamente ottenuto possono essere molto differenti.
Picasso, furti e opere diventate icone
Il caso dimostra anche quanto il nome Picasso continui ad avere un peso eccezionale sul mercato internazionale.
Le sue opere sono tra le più riconoscibili e documentate del Novecento.
Questo rende paradossalmente molto complicato vendere legalmente un Picasso rubato.
Più un’opera è famosa, più:
- viene fotografata;
- compare nei cataloghi;
- viene registrata negli archivi;
- la provenienza viene controllata;
- le grandi case d’asta effettuano verifiche.
È lo stesso principio che rende quasi impossibile far riapparire improvvisamente un grande capolavoro senza sollevare domande.
Femme dans un fauteuil e l’altro Picasso che tutti conoscono

Quando si parla di Picasso, inevitabilmente il pensiero corre verso opere monumentali come Guernica.
Ma Femme dans un fauteuil permette di osservare un Picasso molto diverso.
Non c’è la dimensione politica e collettiva di Guernica.
C’è invece una scena intima, costruita nel periodo in cui la sua vita personale e il suo linguaggio stavano cambiando.
Se vuoi approfondire quella parte completamente diversa della sua produzione, su iCrewPlay Arte trovi anche il nostro articolo su Picasso, Guernica e il suo significato politico.
Le due opere mostrano bene quanto sia difficile ridurre Picasso a un unico stile.
Il mistero che resta aperto
Sessantacinque anni dopo il furto, sappiamo finalmente dove è riemerso Femme dans un fauteuil.
Ma non sappiamo ancora tutto.
Resta soprattutto da ricostruire il periodo compreso tra 1961 e 1999.
Chi prese materialmente il quadro dall’Università di Pittsburgh?
Dove rimase durante quei decenni?
Attraverso quali passaggi arrivò alla galleria di Manhattan?
E chi, nel corso della sua storia successiva, conosceva la vera provenienza del dipinto?
Sono domande alle quali la causa potrebbe aggiungere nuove risposte.
Ed è questo che rende Femme dans un fauteuil molto più di un Picasso rubato e ritrovato.
È diventato un caso esemplare di come la storia di un’opera possa continuare anche dopo essere uscita dal museo, attraversando furti, collezioni private, mercato dell’arte e infine un’aula di tribunale.
L’opera che Picasso dipinse nel 1918 è rimasta la stessa.
È la sua biografia, invece, a essere diventata straordinaria.
Per l’esterno userei un solo riferimento nel pezzo: la ricostruzione di ARTnews, che conferma sia il contesto di Biarritz sia i punti fondamentali della causa del 2026.
Questa pagina la aggiornerei quando uscirà una decisione nella causa: stessa URL, nessun nuovo articolo, perché il valore SEO sta proprio nell’accumulare nel tempo tutta la biografia dell’opera.