I suoi personaggi sembrano nati in pochi secondi, con linee storte, capelli spettinati e pose quasi fuori controllo. In realtà Quentin Blake prepara i disegni con attenzione: prima realizza un bozzetto, poi usa una lightbox, ridisegna con pennino e inchiostro e infine aggiunge l’acquerello. La spontaneità che vediamo sulla pagina è quindi studiata molto più di quanto sembri.
Chiunque abbia sfogliato Matilda, Il GGG, Le streghe o molti altri libri di Roald Dahl riconosce immediatamente il tratto di Quentin Blake.
Personaggi sottili, braccia e gambe che sembrano muoversi troppo, capelli ribelli, nasi appuntiti, linee irregolari.
A prima vista sembra quasi che Blake disegni tutto di getto, senza correggere nulla.
Ma non è così.
Dietro quella linea apparentemente impulsiva c’è un processo molto preciso, costruito per ottenere un risultato che sembri spontaneo senza essere casuale.
Lo stesso Blake ha spiegato che il suo metodo cerca proprio di conciliare progettazione e spontaneità. La sua tecnica più caratteristica passa attraverso bozzetti preliminari, una lightbox, carta da acquerello, inchiostro nero waterproof e diversi tipi di pennino.
Quentin Blake disegna davvero tutto di getto?

No.
È probabilmente il malinteso più interessante sul suo stile.
Il disegno definitivo può sembrare rapido e istintivo, ma Blake prepara prima una versione preliminare.
Nel bozzetto decide:
- la posizione dei personaggi;
- le espressioni;
- i gesti;
- la relazione tra figure e testo;
- la disposizione degli elementi sulla pagina;
- la continuità del personaggio da un’illustrazione all’altra.
Solo successivamente passa al foglio definitivo.
La spontaneità arriva quindi dopo una fase di progettazione.
Ed è proprio questa contraddizione a rendere il suo stile così riconoscibile.
La tecnica di Quentin Blake in 5 passaggi
Il processo può essere sintetizzato così:
| Fase | Strumento | Cosa fa Quentin Blake |
|---|---|---|
| 1. Bozzetto | Matita e carta | Studia pose, gesti, espressioni e composizione |
| 2. Lightbox | Tavolo luminoso | Posiziona il bozzetto sotto il foglio definitivo |
| 3. Carta | Carta da acquerello | Utilizza spesso supporti come Canson o Arches |
| 4. Linea | Dip pen e inchiostro nero waterproof | Ridisegna cercando di mantenere energia e irregolarità |
| 5. Colore | Acquerello | Aggiunge colore senza soffocare il tratto |
Il punto decisivo è però il passaggio numero quattro.
Blake non vuole semplicemente ricalcare il bozzetto.
Il disegno sottostante deve guidarlo, non imprigionarlo.
Perché Quentin Blake usa una lightbox?

La lightbox, o tavolo luminoso, permette di vedere in trasparenza il bozzetto posto sotto il foglio definitivo.
Potrebbe sembrare uno strumento per copiare perfettamente il primo disegno.
Blake lo usa quasi nel modo opposto.
Sul tavolo luminoso mette il rough drawing e sopra un foglio di carta da acquerello. Il disegno preparatorio deve rimanere abbastanza visibile da ricordargli dove collocare gli elementi, ma non tanto nitido da costringerlo a ricalcarli esattamente.
In questo modo Blake può ridisegnare la scena come se la stesse inventando nuovamente.
Il bozzetto gli garantisce struttura.
La seconda esecuzione restituisce energia.
È probabilmente qui che nasce quella sensazione così particolare delle sue illustrazioni: sembrano improvvisate, ma non sono disordinate.
Prima viene il gesto più difficile
C’è anche un dettaglio molto interessante nel metodo dell’illustratore.
Blake racconta di iniziare spesso dalla parte più difficile dell’immagine.
Può essere:
- un’espressione facciale;
- una posizione delle mani;
- un gesto;
- una postura particolare.
Il motivo è pratico.
Se quell’elemento non funziona, può abbandonare subito il foglio senza aver completato inutilmente tutto il resto.
Questo significa anche che Blake può realizzare più versioni della stessa illustrazione prima di trovare quella giusta.
L’effetto apparentemente casuale che vediamo nei libri può quindi nascere dopo diversi tentativi.
Quale pennino usa Quentin Blake?
Uno degli strumenti centrali dello stile di Blake è il dip pen, il pennino da intingere nell’inchiostro.
Non utilizza però sempre lo stesso tipo.
Blake ha spiegato di avere a disposizione diversi pennini, compresi modelli flessibili e più graffianti oppure pennini più rigidi e larghi.
A seconda dell’effetto necessario può usare anche:
- pennelli;
- reed pen, cioè penne di canna;
- altri tipi di pennino;
- strumenti capaci di produrre linee più spesse o irregolari.
La scelta dello strumento cambia il carattere del segno.
È proprio questa variabilità a impedire alla linea di apparire meccanica.
Perché le linee di Quentin Blake sembrano storte?
Perché devono esserlo.
Una linea completamente uniforme e controllata toglierebbe vitalità ai personaggi.
Blake lavora invece con un segno:
irregolare, nervoso, discontinuo e molto sensibile alla pressione della mano.
Il pennino flessibile permette alla linea di diventare improvvisamente più sottile o più spessa.
Una gamba può sembrare quasi tremare.
Un braccio può cambiare direzione bruscamente.
I capelli possono essere costruiti con pochi tratti apparentemente disordinati.
Ma quell’irregolarità è parte del linguaggio dell’illustrazione.
Non è un errore da correggere.
È precisamente ciò che rende vivo il personaggio.
Il ruolo dell’acquerello
Dopo l’inchiostro arriva spesso il colore.
Blake utilizza l’acquerello senza cercare necessariamente superfici perfettamente uniformi.
Anche il colore conserva quindi una certa leggerezza.
Non deve coprire la linea.
La accompagna.
Questo equilibrio è importante perché il vero protagonista delle sue illustrazioni resta quasi sempre il disegno.
Il colore:
- suggerisce l’atmosfera;
- separa i personaggi;
- accentua alcuni elementi;
- aumenta l’espressività;
- accompagna la narrazione.
Ma raramente soffoca il movimento della linea.
Come sono fatte le illustrazioni di Matilda?
Le illustrazioni di Matilda sono un ottimo esempio del metodo di Blake.
Il personaggio non è costruito cercando realismo anatomico.
Quello che conta è rendere immediatamente leggibili:
- la personalità;
- l’età;
- l’intelligenza;
- la vulnerabilità;
- le reazioni emotive.
La figura può quindi essere deformata.
Le proporzioni possono cambiare.
Le espressioni vengono enfatizzate.
Ed è proprio questa libertà che permette al disegno di raccontare qualcosa prima ancora che il lettore finisca la frase.
Nel rapporto con Roald Dahl, Blake non si limita quindi a illustrare ciò che il testo descrive.
Interpreta il personaggio.
Quentin Blake e Roald Dahl: perché funzionavano così bene insieme?
La collaborazione tra Quentin Blake e Roald Dahl è diventata una delle più riconoscibili della letteratura per ragazzi.
Blake ha illustrato numerosi libri dello scrittore, contribuendo in modo decisivo alla loro identità visiva.
Il motivo della sintonia è abbastanza evidente.
Dahl costruisce spesso personaggi:
- eccessivi;
- grotteschi;
- crudeli;
- buffi;
- imprevedibili.
Blake fa qualcosa di simile attraverso il disegno.
Le sue figure non cercano perfezione.
Una persona antipatica può diventare più spigolosa.
Un personaggio buffo può sembrare quasi perdere l’equilibrio.
Un adulto autoritario può assumere proporzioni esagerate.
L’illustrazione non ripete il testo.
Lo amplifica.
Blake recita i suoi personaggi
C’è poi un altro elemento centrale nel suo metodo: il corpo.
Per capire una posa o un’espressione, Blake non ha sempre bisogno di un modello.
Può mimare personalmente il gesto.
Se deve disegnare qualcuno che salta, si piega, urla o reagisce a qualcosa, prova a immaginare fisicamente quella posizione.
È quasi una forma di recitazione.
Non sorprende che il Quentin Blake Centre abbia scelto di dedicare la mostra inaugurale Quentin Blake: Performance proprio al rapporto tra illustrazione e teatro.
La mostra riunisce oltre 100 opere originali e include anche raro materiale preparatorio, utile per vedere il processo dietro le immagini. È visitabile al Quentin Blake Centre for Illustration di Londra dal 5 giugno 2026 al 1° aprile 2027.
Quentin Blake e il teatro del disegno

Blake ha descritto l’illustrazione come qualcosa di simile alla regia teatrale.
L’illustratore deve controllare:
- gli attori;
- le pose;
- la scenografia;
- l’azione;
- il ritmo;
- il rapporto tra una scena e quella successiva.
Questo aiuta a capire perché i suoi personaggi sembrino quasi sempre sorpresi nel mezzo di un’azione.
Raramente danno l’impressione di posare.
Stanno correndo.
Cadendo.
Indicando qualcosa.
Gridando.
Voltandosi.
È una differenza importante.
Blake non disegna semplicemente l’aspetto del personaggio.
Disegna ciò che il personaggio sta facendo.
Lo stile di Blake è semplice?
Solo apparentemente.
Utilizzare pochi segni non significa necessariamente avere una tecnica semplice.
Anzi.
Quando un disegno contiene poche linee, ogni linea diventa importante.
Una minima variazione può trasformare:
- un sorriso in una smorfia;
- una posizione tranquilla in una posa agitata;
- un adulto autorevole in una figura ridicola.
Blake deve quindi ottenere molto con pochissimo.
Il risultato sembra immediato proprio perché gran parte della complessità è stata eliminata prima.
È un principio che avvicina il suo lavoro ad altri grandi illustratori che hanno cercato un linguaggio essenziale. Su arte.iCrewPlay abbiamo raccontato, per esempio, il rapporto tra Bruno Munari e Gianni Rodari, dove anche l’apparente semplicità del segno diventa strumento narrativo e creativo.
Quentin Blake e Bruno Munari: due modi diversi di usare lo scarabocchio
Il confronto con Bruno Munari e le illustrazioni per Gianni Rodari è particolarmente interessante.
I due artisti lavorano in contesti e con linguaggi differenti, ma condividono un punto essenziale:
un disegno può sembrare semplice o imperfetto senza esserlo affatto.
Munari utilizza spesso il segno apparentemente infantile o essenziale come strumento per liberare l’immaginazione.
Blake cerca invece una linea capace di mantenere il movimento del gesto e l’immediatezza della narrazione.
In entrambi i casi, eliminare la perfezione accademica non significa rinunciare al controllo.
Significa cercare un altro tipo di precisione.
Perché i personaggi sembrano sempre in movimento?

Uno dei segreti è la linea.
Un contorno geometrico e perfetto tende a immobilizzare la figura.
Le linee di Blake, invece, cambiano continuamente direzione.
Anche quando un personaggio è fermo, qualcosa sembra muoversi:
- i capelli;
- i vestiti;
- le mani;
- il corpo leggermente inclinato;
- la bocca;
- lo sguardo.
Questo genera una sorta di instabilità controllata.
È anche uno dei motivi per cui trasferire lo stile di Blake nell’animazione non è semplice.
Se si rendono le linee troppo regolari, si perde proprio ciò che rende riconoscibile il disegno.
La spontaneità è quindi un’illusione?
Non esattamente.
La spontaneità è reale.
Ma è spontaneità costruita.
Blake prepara la scena prima di affrontare il foglio definitivo.
Sa dove devono stare i personaggi.
Ha già pensato all’espressione.
Ha già verificato la composizione.
Quando però prende il pennino, prova a recuperare l’energia del primo gesto.
È questa combinazione a essere fondamentale:
preparare abbastanza da sapere cosa disegnare, ma non così tanto da rendere il risultato rigido.
Il nuovo Quentin Blake Centre mostra proprio questo processo
Dal 5 giugno 2026 Londra ospita il Quentin Blake Centre for Illustration, nato come spazio permanente dedicato all’illustrazione.
La mostra inaugurale Quentin Blake: Performance permette di vedere non solo lavori conclusi, ma anche materiale preparatorio raramente esposto.
Ed è proprio questo materiale ad avere particolare valore.
Guardando soltanto il disegno finito potremmo pensare che tutto sia successo in pochi secondi.
Vedendo i passaggi precedenti, invece, emerge il vero metodo dell’illustratore.
Il Centre permette quindi di osservare fisicamente ciò che normalmente resta nascosto sotto il foglio definitivo.
Come provare la tecnica di Quentin Blake
Naturalmente imitare gli strumenti non significa automaticamente ottenere il suo stile.
Ma il metodo può essere sperimentato.
Si può provare così:
- realizzare rapidamente un bozzetto a matita;
- concentrarsi prima su pose ed espressioni;
- mettere il bozzetto sotto un foglio più spesso usando una lightbox;
- ridisegnarlo senza cercare di copiarlo perfettamente;
- utilizzare un pennino o una penna capace di variare il tratto;
- accettare piccole irregolarità;
- aggiungere l’acquerello soltanto alla fine.
Il punto più difficile è proprio questo:
resistere alla tentazione di correggere ogni linea.
Se il disegno diventa troppo pulito, rischia di perdere energia.
Perché il tratto di Quentin Blake è così riconoscibile?
Perché ogni elemento del suo metodo punta nella stessa direzione.
Il bozzetto gli dà struttura.
La lightbox gli permette di ricominciare senza perdere la composizione.
Il pennino rende la linea imprevedibile.
L’inchiostro mantiene immediatezza.
L’acquerello aggiunge atmosfera.
Il corpo dell’artista diventa riferimento per pose ed espressioni.
Alla fine, tutto contribuisce alla stessa illusione:
quella di un disegno appena nato sulla pagina.
Ed è forse questo il vero segreto delle illustrazioni di Quentin Blake.
Sembrano facili perché fanno dimenticare tutto il lavoro che c’è dietro.
Ma sotto quella linea storta, veloce e apparentemente casuale c’è quasi sempre un altro disegno che non vediamo.