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Lettura: Aurelio Amendola a Milano: ultimo weekend gratis, orari e cosa vedere
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Aurelio Amendola a Milano: ultimo weekend gratis, orari e cosa vedere

La mostra chiude il 6 settembre: 85 fotografie raccontano Burri, Vedova, Nitsch, il Duomo e i capolavori di Michelangelo, Bernini e Canova, con ingresso gratuito.

Massimo 4 secondi fa Commenta! 10
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La mostra di Aurelio Amendola a Palazzo Reale chiude domenica 6 settembre 2026 e l’ingresso è gratuito. È quindi l’ultimo weekend utile per vedere le 85 fotografie di grande formato dedicate a Burri, Vedova, Nitsch, al Duomo di Milano e ai capolavori di Michelangelo, Bernini e Canova.

Contenuti
Fino a quando si può vedere Aurelio Amendola a Palazzo Reale?Cosa vedere nella mostra di Aurelio AmendolaBurri, Vedova e Nitsch: fotografare l’artista mentre lavoraPerché le fotografie del Duomo sono diverse dalle immagini che conosciamoMichelangelo, Bernini e Canova: cosa cambia quando il marmo viene fotografatoPerché Aurelio Amendola è così legato alla fotografia d’arteVale la pena vedere la mostra prima del 6 settembre?Qual è il momento migliore per andarci nell’ultimo weekend?
  • Ultimo giorno: 6 settembre 2026
  • Ingresso: gratuito
  • Sede: Palazzo Reale, Milano
  • Fotografie esposte: 85
  • Orari: 10:00-19:30
  • Giovedì: 10:00-22:30
  • Ultimo ingresso: 30 minuti prima della chiusura

Fino a quando si può vedere Aurelio Amendola a Palazzo Reale?

L’ultimo giorno per visitare Aurelio Amendola. Capolavori fotografati è domenica 6 settembre 2026.

La mostra è aperta da martedì a domenica dalle 10:00 alle 19:30, mentre il giovedì Palazzo Reale prolunga l’apertura fino alle 22:30. Per le mostre gratuite l’ultimo ingresso è previsto 30 minuti prima della chiusura.

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Chi vuole evitare il fine settimana può quindi sfruttare soprattutto giovedì 3 settembre, quando la mostra rimarrà accessibile fino a sera.

L’ingresso è libero e non serve acquistare un biglietto. Le informazioni aggiornate su date e orari sono disponibili direttamente sul sito di Palazzo Reale Milano.

La scadenza del 6 settembre rende questa l’ultima occasione per vedere a Milano un progetto che non racconta semplicemente la carriera di un fotografo, ma quasi cinquant’anni di incontri ravvicinati con alcuni dei protagonisti e dei capolavori più riconoscibili dell’arte.

Cosa vedere nella mostra di Aurelio Amendola

Il percorso riunisce 85 fotografie realizzate tra il 1976 e il 2025.

Non è però una retrospettiva organizzata esclusivamente in ordine cronologico. Le immagini sono costruite attorno al rapporto che Amendola ha sviluppato con artisti, sculture e architetture, trasformando la fotografia in uno strumento per osservare l’opera da una distanza diversa.

I nuclei principali sono tre.

Il primo riguarda Alberto Burri, Emilio Vedova e Hermann Nitsch, colti anche durante il processo creativo.

Il secondo è dedicato al Duomo di Milano, fotografato attraverso dettagli e superfici che lo allontanano dalla consueta immagine monumentale.

Il terzo porta invece verso la scultura di Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova.

È proprio questa alternanza a rendere la mostra meno prevedibile di quanto suggerisca il titolo: da un lato ci sono corpi e gesti di artisti contemporanei, dall’altro opere scolpite secoli prima. A unirli è il modo in cui Amendola utilizza luce, ombra e dettaglio.

Chi vuole organizzare una giornata più ampia può collegare la visita anche alla nostra guida alle mostre aperte a Palazzo Reale nell’estate 2026, perché diverse esposizioni proseguono oltre la chiusura della mostra di Amendola.

Burri, Vedova e Nitsch: fotografare l’artista mentre lavora

Una delle parti più forti del percorso comprende 41 fotografie dedicate ad Alberto Burri, Emilio Vedova e Hermann Nitsch.

Qui Amendola non fotografa soltanto il risultato finale.

Nel caso di Burri, per esempio, le immagini delle Combustioni realizzate a Città di Castello nel 1976 mostrano il rapporto diretto tra artista e materia. La plastica viene bruciata e trasformata, mentre la fotografia conserva non soltanto l’opera, ma anche il gesto che l’ha prodotta.

Con Vedova il rapporto cambia ancora.

Il movimento fisico diventa parte integrante della pittura. Nelle fotografie di Amendola il segno sembra nascere dal corpo dell’artista, dalla sua posizione nello spazio e dalla tensione accumulata durante il lavoro.

Nitsch porta invece la fotografia in una dimensione performativa e rituale.

Amendola lo ha seguito anche nelle azioni realizzate al castello di Prinzendorf nel 2012, documentando una pratica in cui colore, materia e presenza fisica non possono essere separati.

Queste immagini spiegano uno degli aspetti fondamentali della mostra: Amendola non è semplicemente il fotografo che arriva quando l’opera è terminata.

Molto spesso è presente mentre l’arte sta ancora accadendo.

Perché le fotografie del Duomo sono diverse dalle immagini che conosciamo

Aurelio amendola a milano: ultimo weekend gratis, orari e cosa vedere

Una sala della mostra è dedicata a nove fotografie del Duomo di Milano, realizzate nel 2009 e presentate per la prima volta in questo progetto.

Non sono fotografie pensate per raccontare il monumento nella sua interezza.

Amendola si concentra invece su particolari, superfici, statue, chiaroscuri e frammenti dell’architettura. Il Duomo viene trattato quasi come una gigantesca scultura.

La vicinanza fisica tra Palazzo Reale e la cattedrale rende questa sezione particolarmente efficace.

Il visitatore può osservare il Duomo attraverso lo sguardo di Amendola e, pochi minuti dopo, ritrovarsi davanti allo stesso edificio.

Il passaggio dalla fotografia al monumento reale permette di capire quanto il fotografo selezioni deliberatamente ciò che mostra: non tenta di documentare tutto, ma sceglie un dettaglio capace di modificare la percezione complessiva.

È un principio che diventa ancora più evidente quando il percorso arriva alle grandi sculture.

Michelangelo, Bernini e Canova: cosa cambia quando il marmo viene fotografato

Aurelio amendola a milano: ultimo weekend gratis, orari e cosa vedere

La parte dedicata alla scultura comprende 35 fotografie di opere di Michelangelo, Bernini e Canova.

Tra i soggetti figurano il Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, Amore e Psiche di Antonio Canova e la statua di Giuliano de’ Medici scolpita da Michelangelo per la Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee.

Amendola non cerca una riproduzione neutra.

Avvicina l’obiettivo alle superfici, utilizza il bianco e nero, seleziona dettagli e lascia che la luce trasformi il marmo.

Una mano, una piega, una tensione muscolare o una superficie levigata possono occupare l’intera fotografia.

Il risultato è interessante perché mette il visitatore davanti a un paradosso: le opere fotografate sono spesso molto conosciute, ma l’inquadratura impedisce di guardarle nel modo abituale.

Nel caso di Bernini, per esempio, il marmo sembra perdere parte della propria rigidità. Con Canova emerge soprattutto la morbidezza delle superfici, mentre Michelangelo viene letto attraverso masse e contrasti luminosi.

La fotografia non sostituisce quindi la scultura originale. Ne propone una lettura.

Perché Aurelio Amendola è così legato alla fotografia d’arte

Aurelio amendola a milano: ultimo weekend gratis, orari e cosa vedere

Aurelio Amendola, nato a Pistoia nel 1938, ha costruito gran parte della propria carriera lavorando a contatto diretto con artisti, musei, monumenti e sculture.

Palazzo Reale non è per lui una sede casuale.

La mostra del 2026 segna infatti il ritorno dell’autore negli stessi spazi a trent’anni dalla personale Cappelle Medicee, presentata nel 1995.

Il legame con Michelangelo è uno dei fili più riconoscibili del suo lavoro, ma nel corso dei decenni Amendola ha fotografato anche numerosi protagonisti dell’arte contemporanea.

Questa continuità permette alle immagini della mostra di attraversare periodi storici molto diversi senza sembrare appartenere a esposizioni separate.

Una Combustione di Burri e una scultura di Michelangelo sono lontanissime per epoca, materiali e linguaggio, ma il fotografo le affronta partendo dalla stessa domanda: che cosa può mostrare la luce che uno sguardo più distante rischia di perdere?

Vale la pena vedere la mostra prima del 6 settembre?

Se interessano fotografia e storia dell’arte, sì, soprattutto considerando che l’ingresso è gratuito.

Il punto più interessante non è soltanto la possibilità di vedere immagini di opere celebri.

La mostra permette di capire come la fotografia possa diventare uno strumento interpretativo autonomo.

Burri, Vedova e Nitsch vengono osservati attraverso il gesto. Il Duomo attraverso frammenti architettonici. Michelangelo, Bernini e Canova attraverso dettagli che trasformano il marmo in superficie fotografica.

Non serve quindi conoscere già approfonditamente tutti gli artisti presenti.

Il percorso funziona anche come confronto continuo tra fotografia, pittura, performance, architettura e scultura.

Per chi sarà a Milano nell’ultimo fine settimana, la mostra può inoltre essere inserita in una visita più ampia a Palazzo Reale, dove restano aperti altri progetti espositivi anche dopo il 6 settembre.

Qual è il momento migliore per andarci nell’ultimo weekend?

Aurelio amendola a milano: ultimo weekend gratis, orari e cosa vedere

Se possibile, eviterei di concentrare la visita soltanto su sabato 5 e domenica 6 settembre.

La mostra è gratuita e l’avvicinarsi della chiusura può aumentare l’affluenza.

Una possibilità più comoda è il giovedì sera, sfruttando l’apertura fino alle 22:30.

Chi invece può andare soltanto nel fine settimana dovrebbe considerare l’apertura delle 10:00, soprattutto se vuole aggiungere altre mostre o musei durante la giornata.

Palazzo Reale si trova in Piazza del Duomo 12, quindi la visita può facilmente essere combinata con altri luoghi culturali del centro di Milano.

Il dato da non perdere resta comunque uno: domenica 6 settembre è l’ultimo giorno.

Dopo quella data le 85 fotografie di Aurelio Amendola lasceranno Palazzo Reale, chiudendo un percorso che attraversa quasi mezzo secolo di fotografia e diversi secoli di storia dell’arte.

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