Apollo era associato ai topi attraverso l’antico epiteto Smintheus, o Sminteo. Ma definirlo semplicemente il “dio dei topi” è riduttivo: il rapporto esprimeva soprattutto il potere della divinità di provocare una minaccia e, allo stesso tempo, di allontanarla, proteggendo uomini e raccolti.
La questione è tornata di attualità nell’agosto 2026 grazie a un ritrovamento sorprendente nel santuario di Apollo a Gortina, a Creta. Gli archeologi italiani stanno studiando un deposito con i resti di oltre 450 topi. Potrebbe essere una nuova testimonianza del culto di Apollo Smintheus, ma questo collegamento non è ancora dimostrato.
Ed è proprio questa distinzione a rendere il ritrovamento particolarmente interessante.
Cosa significa Apollo Smintheus?

Smintheus è un antico epiteto di Apollo collegato al topo.
Il termine viene tradizionalmente messo in relazione con la parola greca sminthos, “topo”, anche se l’etimologia e l’origine esatta del culto sono state discusse dagli studiosi.
Treccani definisce Sminteo un epiteto attribuito ad Apollo e collegato al topo, ricordando il culto del dio nella Troade e nelle isole dell’Egeo.
Ma “Apollo dei topi” non significa necessariamente che il roditore fosse venerato nello stesso senso in cui immaginiamo un animale sacro associato stabilmente a una divinità.
Il rapporto è più complesso.
Il topo poteva rappresentare:
- una minaccia per i raccolti;
- una presenza capace di moltiplicarsi rapidamente;
- una calamità da tenere sotto controllo;
- in alcune tradizioni, un animale direttamente collegato al culto del dio.
Apollo poteva quindi essere invocato perché proteggesse da ciò che egli stesso aveva il potere di scatenare.
Questa ambivalenza è fondamentale per comprendere Apollo Smintheus.
Apollo era quindi il dio dei topi?
Non esattamente.
“Dio dei topi” è una formula efficace per spiegare rapidamente l’epiteto, ma rischia di trasformare una manifestazione particolare di Apollo in una funzione generale della divinità.
Apollo era associato alla profezia, alla musica, alla medicina, alla purificazione, alla luce e a numerose altre sfere della religione greca.
Smintheus identificava invece uno specifico aspetto del dio, particolarmente conosciuto nella Troade e in alcune zone dell’Egeo.
| Dato | Cosa possiamo affermare |
|---|---|
| Apollo era chiamato Smintheus | Documentato nelle fonti antiche |
| Smintheus è collegato al topo | Associazione antica ampiamente attestata |
| Apollo era semplicemente “il dio dei topi” | Definizione troppo riduttiva |
| Apollo poteva proteggere dai roditori | Attestato nella tradizione del culto |
| Apollo poteva anche provocare calamità e malattie | Elemento centrale della sua natura ambivalente |
Uno studio pubblicato nel marzo 2026 sul culto di Apollo Smintheus ricostruisce proprio questa relazione, mostrando come nelle tradizioni antiche Apollo possa punire attraverso i topi e successivamente eliminarli, salvando raccolti e comunità.
Perché Apollo Smintheus compare nell’Iliade?
Uno degli indizi più importanti si trova all’inizio stesso dell’Iliade.
Nel primo libro, il sacerdote troiano Crise chiede ad Agamennone di restituirgli la figlia Criseide. Agamennone rifiuta e umilia il sacerdote.
Crise allora si rivolge ad Apollo.
Nell’invocazione lo chiama Smintheus.
Apollo ascolta la sua richiesta e colpisce l’accampamento acheo con una terribile pestilenza, scagliando simbolicamente le proprie frecce contro animali e uomini.
Il collegamento non è marginale.
Apollo viene invocato attraverso un epiteto associato ai topi proprio nel momento in cui manda una calamità contro l’esercito acheo.
Il Center for Hellenic Studies di Harvard sottolinea la doppia natura del dio: chi possiede il potere di tenere lontana una malattia può possedere anche quello di inviarla.
È una chiave utile per comprendere l’apparente contraddizione di Apollo Smintheus.
Apollo mandava la peste o proteggeva dalla peste?

Poteva fare entrambe le cose nella concezione religiosa greca.
Non bisogna immaginare necessariamente una divinità specializzata esclusivamente nella guarigione oppure esclusivamente nella distruzione.
Il potere divino poteva funzionare nelle due direzioni.
Apollo può provocare la pestilenza nell’Iliade e, allo stesso tempo, essere venerato come protettore e guaritore.
Lo stesso principio compare in altre manifestazioni del dio.
Treccani ricorda, per esempio, Apollo come divinità capace di allontanare il male e come protettore della salute, oltre che come Sminteo difensore delle coltivazioni contro i topi.
Controllare una minaccia significava possedere anche il potere che quella minaccia rappresentava.
È questo il paradosso dietro l’Apollo associato ai roditori.
Cosa hanno trovato gli archeologi a Gortina?
Qui arriviamo alla scoperta che ha riaperto la questione nell’estate 2026.
Nel santuario di Apollo a Gortina, nella Creta meridionale, archeologi della Scuola Archeologica Italiana di Atene e dell’Università di Padova stanno studiando un deposito contenente i resti di oltre 450 topi insieme ad altre offerte.
Il deposito era stato individuato nel 2025 ed è tornato al centro delle indagini nella campagna archeologica svolta dal 19 luglio al 14 agosto 2026.
Le ricerche italiane nel santuario sono precedenti: l’Università di Padova lavora da anni sull’area del santuario di Apollo Pizio e ha contribuito a datare il recinto arcaico alla metà del VII secolo a.C.
La presenza di centinaia di roditori all’interno di uno spazio sacro dedicato ad Apollo apre inevitabilmente una domanda:
potrebbe essere una testimonianza del culto di Apollo Smintheus anche a Creta?
Per ora la risposta corretta è: forse.
I 450 topi dimostrano che a Gortina si venerava Apollo Smintheus?
No. Almeno non ancora.
Questo è il punto sul quale occorre maggiore cautela.
| Elemento | Livello di certezza |
|---|---|
| Sono stati rinvenuti oltre 450 topi | Documentato |
| I resti provengono dal santuario di Apollo | Documentato |
| Sono presenti insieme ad altre offerte | Documentato |
| Il deposito potrebbe essere legato ad Apollo Smintheus | Ipotesi di ricerca |
| A Gortina esisteva sicuramente un culto di Apollo Smintheus | Non ancora dimostrato |
Gli studiosi devono analizzare le specie, le modalità di deposizione, il contesto stratigrafico e il rapporto con gli altri reperti.
Solo questi elementi potranno chiarire perché una quantità tanto insolita di roditori sia stata deposta nel santuario.
Definire già oggi Gortina come un nuovo tempio di Apollo Smintheus trasformerebbe quindi una possibilità archeologica in una certezza che i dati non consentono ancora.
Perché 450 topi sono comunque una scoperta importante?
Perché non si tratta della presenza casuale di qualche roditore all’interno di un sito archeologico.
Il numero e il contesto del ritrovamento rendono il deposito eccezionale e meritano uno studio specifico.
Se il collegamento con Apollo Smintheus fosse confermato, la scoperta potrebbe ampliare la geografia conosciuta del culto.
Il suo centro più famoso si trovava infatti molto più a nord-est, nella Troade, nell’odierna Turchia occidentale.
Gortina mostrerebbe invece che una manifestazione simile del dio poteva essere presente anche a Creta già nell’età arcaica.
Per un sito come Gortina, che nei secoli avrebbe sviluppato un’importante tradizione legata ad Apollo Pizio, sarebbe un ulteriore tassello nella lunga evoluzione religiosa della città.
Dove si trovava il principale santuario di Apollo Smintheus?
Il luogo più celebre legato al culto era lo Smintheion della Troade, presso l’odierna Gülpınar, nella Turchia nordoccidentale.
Le testimonianze antiche raccontano un culto strettamente legato ai roditori.
Strabone descriveva inoltre una statua di Apollo realizzata da Scopa, nella quale compariva un topo sotto il piede del dio.
La stessa associazione appare anche nella numismatica.
Su alcune monete di Alexandria Troas il topo compare accanto alla figura di Apollo, diventando praticamente un attributo identificativo di Smintheus.
Non abbiamo quindi soltanto una spiegazione letteraria.
L’associazione Apollo-topo possiede anche testimonianze artistiche e archeologiche.
Questo rende il tema particolarmente interessante per comprendere come un epiteto religioso potesse trasformarsi in immagine.
Perché un topo poteva diventare attributo di Apollo?

Perché nell’arte antica gli attributi permettevano di identificare una particolare funzione o manifestazione della divinità.
Apollo può apparire con arco, cetra, alloro e altri elementi.
Con Smintheus compare il topo.
L’animale rende immediatamente riconoscibile quello specifico Apollo.
Treccani ricorda che le fonti attribuivano a Scopa un Apollo Sminteo nel quale un topo era rappresentato sotto il piede del dio.
È un dettaglio minuscolo rispetto alla figura divina, ma sufficiente a modificarne completamente la lettura.
Un Apollo con una cetra rimanda alla musica.
Un Apollo con un topo introduce invece la relazione tra divinità, calamità, agricoltura e protezione.
I Greci sapevano che i topi trasmettevano la peste?
Qui bisogna evitare una conclusione molto moderna.
Non possiamo affermare che i Greci conoscessero il rapporto epidemiologico tra roditori, vettori e alcune malattie nel senso scientifico contemporaneo.
Il fatto che topi e Apollo siano associati a pestilenze non dimostra una conoscenza della trasmissione batterica o del ruolo delle pulci.
Gli antichi potevano certamente osservare:
- infestazioni di roditori;
- distruzione delle riserve alimentari;
- carestie;
- malattie;
- improvvisa mortalità di uomini e animali.
Potevano inoltre collegare fenomeni differenti sul piano religioso e simbolico.
Ma trasformare questa associazione in “i Greci avevano già capito come si trasmetteva la peste” sarebbe storicamente improprio.
Anche gli studiosi moderni hanno proposto diverse interpretazioni della pestilenza descritta nell’Iliade, ma non esiste una diagnosi antica che consenta di identificare con certezza una malattia specifica.
Il topo era sacro nell’antica Grecia?
Anche questa domanda richiede una distinzione.
Non esiste una regola generale secondo cui il topo fosse un animale sacro per tutti i Greci.
La relazione varia in base al culto, al luogo e all’epoca.
Nel caso di Apollo Smintheus, alcune fonti antiche descrivono topi custoditi presso il santuario e tradizioni nelle quali l’animale assume una funzione religiosa.
Lo studio del 2026 dedicato ai “topi sacri” di Apollo Smintheus raccoglie queste testimonianze, ma evidenzia anche come la storia del santuario sia complessa e cambi nel corso dei secoli.
È quindi più corretto parlare di topi collegati al culto di Apollo Smintheus piuttosto che dichiarare genericamente che “i topi erano sacri nell’antica Grecia”.
Da Gortina all’Iliade, perché il topo aiuta a capire meglio Apollo
Il deposito di Gortina è affascinante proprio perché riporta alla luce una caratteristica di Apollo che oggi ricordiamo molto meno rispetto alla musica, alla profezia o alla bellezza ideale.
Apollo non era una divinità semplice.
Poteva guarire e uccidere.
Poteva purificare e punire.
Poteva proteggere i raccolti e rappresentare la minaccia che li distruggeva.
È la stessa ambivalenza che incontriamo nel primo libro dell’Iliade, dove il dio evocato come Smintheus porta la pestilenza nel campo acheo.
Per contestualizzare quel mondo mitico e archeologico, su arte.iCrewPlay abbiamo già raccontato la tradizione sulla caduta di Troia e il rapporto fra racconto omerico e reperti nell’approfondimento dedicato alle opere del MANN legate all’Iliade.
Il ritrovamento di Gortina aggiunge ora un elemento nuovo, ma non ancora una risposta definitiva.
I 450 topi esistono. Il culto di Apollo Smintheus esiste. Il collegamento tra le due cose è plausibile, ma resta da dimostrare.
Ed è proprio ciò che le prossime analisi archeologiche dovranno chiarire.