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Perché gli orologi di Dalí sono molli? Il significato della Persistenza della memoria

Non fu solo una riflessione sul tempo: dietro gli orologi molli di Dalí c’è anche un Camembert, ma il quadro nasconde molto di più.

Massimo 3 ore fa Commenta! 15
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Tre orologi sembrano sciogliersi sotto il sole. Uno pende dal ramo secco di un albero, un altro scivola dal bordo di una struttura e il terzo si adagia sopra una strana creatura distesa al centro del paesaggio.

Contenuti
Perché gli orologi di Dalí sono molli?L’idea nacque davvero da un Camembert?Gli orologi molli rappresentano la relatività di Einstein?Cosa significa La persistenza della memoria?Cosa significano le formiche?Perché ci sono insetti sugli orologi?Cos’è la strana figura al centro del quadro?Dalí dipinse un sogno?Dove si trova il paesaggio della Persistenza della memoria?Perché ogni orologio sembra diverso?Gli orologi stanno davvero “sciogliendosi”?Quanto è grande La persistenza della memoria?Perché il quadro è diventato così famoso?Dalí tornò sulla Persistenza della memoria?Quindi cosa significano davvero gli orologi molli di Dalí?

Solo un quarto orologio mantiene la propria consistenza. È chiuso, ricoperto di formiche e quasi nascosto nell’angolo inferiore del quadro.

È La persistenza della memoria, dipinta da Salvador Dalí nel 1931 e oggi conservata al Museum of Modern Art di New York.

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Ma perché gli orologi sono molli?

La risposta più famosa è molto meno complicata di tante interpretazioni filosofiche nate successivamente: Dalí raccontò di aver avuto l’idea osservando del formaggio Camembert diventato molle e quasi liquido.

Il MoMA, che conserva l’opera, ricostruisce proprio questo episodio attraverso le memorie dell’artista. Dalí parlò addirittura dei suoi celebri orologi come del “Camembert del tempo”.

Questo però non significa che il quadro parli semplicemente di formaggio.

Trasformando uno degli oggetti che utilizziamo per misurare il tempo in qualcosa di morbido, instabile e quasi organico, Dalí crea una delle immagini più potenti del Surrealismo.

Perché gli orologi di Dalí sono molli?

Perché gli orologi di dalí sono molli? Il significato della persistenza della memoria

Gli orologi normalmente rappresentano qualcosa di esatto.

Secondi, minuti e ore avanzano secondo regole precise. Un orologio dovrebbe essere rigido, meccanico e affidabile.

Dalí fa esattamente il contrario.

I suoi orologi cedono, si piegano e perdono la propria forma.

Il MoMA osserva che nel quadro ciò che normalmente dovrebbe essere duro diventa molle e che l’utilità stessa degli orologi viene praticamente annullata.

Non possiamo più fidarci di loro.

Ed è questo il punto.

Il tempo misurato dall’orologio appartiene al mondo razionale. Quello vissuto nella memoria, nel sogno o nell’inconscio può invece sembrare lunghissimo, brevissimo, deformato.

Dalí trasforma questa contraddizione in un’immagine.

Il tempo continua a esistere, ma ha perso la sua rigidità.

L’idea nacque davvero da un Camembert?

Secondo il racconto dello stesso Dalí, sì.

Nella sua autobiografia The Secret Life of Salvador Dalí, pubblicata circa dieci anni dopo la realizzazione del quadro, l’artista raccontò una serata trascorsa con Gala durante la quale aveva mangiato un Camembert particolarmente maturo.

Rimasto solo, iniziò a pensare alla consistenza morbida del formaggio.

Poi guardò il dipinto a cui stava lavorando.

Il paesaggio era già presente, ma mancavano gli elementi che lo avrebbero reso celebre.

Fu allora che immaginò gli orologi molli.

Il MoMA ha recentemente ripercorso proprio questa genesi dell’opera, ricordando però un elemento importante: Dalí era anche un abilissimo costruttore della propria leggenda personale. La sua autobiografia è quindi una fonte fondamentale, ma anche profondamente autorappresentativa.

Possiamo dire con sicurezza che Dalí stesso collegò gli orologi al Camembert.

Più difficile è stabilire quanto il racconto sia una cronaca letterale e quanto appartenga alla mitologia che l’artista costruì intorno a sé.

Gli orologi molli rappresentano la relatività di Einstein?

È probabilmente la spiegazione più ripetuta dopo quella del Camembert.

Secondo questa lettura, gli orologi deformati rappresenterebbero la relatività del tempo introdotta dalla teoria di Albert Einstein.

L’associazione è affascinante.

Ma non abbiamo bisogno di Einstein per spiegare la nascita degli orologi molli.

Dalí indicò direttamente un’origine molto diversa: il Camembert.

Questo non impedisce di leggere successivamente il quadro attraverso idee scientifiche sul tempo, ma sarebbe scorretto affermare che Dalí dipinse gli orologi molli per rappresentare la teoria della relatività.

È una distinzione importante.

Una cosa è chiedere:

“Quest’opera può farci pensare alla relatività del tempo?”

La risposta può essere sì.

Un’altra è dire:

“Dalí dipinse quest’opera per rappresentare Einstein.”

Per questa seconda affermazione servirebbero prove che non abbiamo.

Dalí sviluppò negli anni successivi un interesse molto forte per matematica, fisica e scienza, come emerge anche in opere molto più tarde.

Su Arte abbiamo già raccontato, per esempio, come questo rapporto raggiunga risultati estremi nel Corpus Hypercubus, dove Dalí unisce Crocifissione e quarta dimensione.

Ma La persistenza della memoria appartiene al 1931, a una fase differente della sua ricerca.

Cosa significa La persistenza della memoria?

Non esiste una frase di Dalí che possa essere utilizzata come soluzione definitiva del quadro.

Possiamo però partire da ciò che vediamo.

Gli strumenti utilizzati per misurare il tempo hanno perso la loro consistenza.

Un paesaggio apparentemente immobile ospita oggetti che sembrano trasformarsi.

Ciò che dovrebbe essere permanente diventa instabile.

Persino il titolo crea un paradosso.

La memoria dovrebbe conservare qualcosa, cioè permettergli di persistere.

Ma sappiamo per esperienza che i ricordi cambiano.

Si deformano.

Scompaiono.

Ritornano improvvisamente.

Da qui deriva una delle interpretazioni più convincenti dell’opera: il contrasto tra il tempo misurabile degli orologi e il tempo instabile della memoria e dell’esperienza umana.

È un’interpretazione, non una traduzione letterale fornita dall’artista.

Ed è proprio questa ambiguità a rendere il quadro così potente.

Cosa significano le formiche?

Nell’angolo inferiore sinistro compare un orologio diverso dagli altri.

È chiuso.

Non è molle.

Ed è coperto da formiche.

Questo particolare non è casuale nel linguaggio di Dalí.

Il MoMA indica le formiche come un elemento ricorrente nelle sue opere e le collega alla decomposizione e al decadimento. Nella Persistenza della memoria stanno letteralmente aggredendo un orologio dorato.

È un’immagine particolarmente efficace.

L’unico orologio che sembra ancora mantenere una struttura solida viene attaccato da organismi associati alla decomposizione.

Persino ciò che appare resistente al tempo è destinato a deteriorarsi.

Perché ci sono insetti sugli orologi?

Le formiche non sono gli unici animali presenti.

Su uno degli orologi molli compare anche una mosca.

Dalí introduce così elementi organici sopra oggetti meccanici.

Il confine tra macchina e corpo comincia a dissolversi.

Gli orologi sembrano quasi avere una pelle.

Possono piegarsi, deteriorarsi ed essere colonizzati dagli insetti.

Il tempo non appare più come qualcosa di astratto.

Diventa materia.

E la materia può marcire.

Cos’è la strana figura al centro del quadro?

È probabilmente l’elemento più inquietante dell’opera dopo gli orologi.

Al centro del paesaggio appare una creatura chiara, molle, quasi senza forma.

Osservandola attentamente si possono distinguere un naso, una palpebra chiusa e lunghe ciglia.

Non è facile capire cosa stiamo guardando.

Ed è esattamente l’effetto ricercato.

Il MoMA descrive questa forma come deliberatamente difficile da decifrare.

La figura viene generalmente interpretata come una sorta di autoritratto deformato di Dalí, vicino ad altre creature molli e biomorfe presenti nella sua produzione surrealista.

Ma anche qui è meglio evitare una falsa precisione.

Non stiamo osservando un normale ritratto nascosto.

Stiamo guardando una forma che suggerisce un volto senza diventarlo completamente.

Quasi qualcosa visto durante un sogno.

Dalí dipinse un sogno?

Perché gli orologi di dalí sono molli? Il significato della persistenza della memoria

Non necessariamente un sogno specifico.

Ma La persistenza della memoria appartiene pienamente alla fase surrealista dell’artista.

Il Surrealismo cercava di esplorare ciò che sfugge al controllo razionale: sogno, desiderio, automatismi, associazioni apparentemente assurde e inconscio.

Dalí sviluppò un proprio metodo, che chiamò metodo paranoico-critico, attraverso il quale cercava di produrre immagini capaci di generare associazioni multiple e interpretazioni instabili.

Gli orologi molli funzionano perfettamente in questa logica.

Sappiamo immediatamente cosa sono.

Ma sappiamo anche che un orologio non dovrebbe poter essere così.

È lo stesso meccanismo che troviamo in René Magritte quando prende un oggetto normalissimo e modifica il rapporto con ciò che lo circonda.

Nel nostro approfondimento sul Figlio dell’uomo di Magritte abbiamo visto qualcosa di simile: una semplice mela diventa inquietante perché compare nel posto in cui non dovrebbe trovarsi.

Dalí utilizza un procedimento diverso, ma il risultato è affine.

Rende impossibile qualcosa che conosciamo perfettamente.

Dove si trova il paesaggio della Persistenza della memoria?

Non tutto nel dipinto nasce dalla fantasia.

Sul fondo troviamo una costa rocciosa illuminata da una luce quasi irreale.

Il paesaggio richiama la costa catalana che circonda Cap de Creus e Portlligat, luoghi profondamente legati alla vita e all’immaginario di Dalí.

Il contrasto è fondamentale.

Il paesaggio appare relativamente realistico.

Gli orologi sono impossibili.

Proprio perché Dalí rappresenta con grande precisione ciò che li circonda, gli oggetti assurdi diventano ancora più convincenti.

Non abbiamo l’impressione di guardare un mondo fantastico.

Sembra piuttosto il nostro mondo in cui improvvisamente una delle regole fondamentali ha smesso di funzionare.

Perché ogni orologio sembra diverso?

Nel quadro non troviamo una ripetizione identica dello stesso oggetto.

Un orologio pende dal ramo.

Uno scivola dalla struttura.

Uno ricopre la creatura centrale.

Un altro rimane chiuso ed è divorato dalle formiche.

Questa varietà impedisce agli orologi di diventare semplicemente una decorazione.

Ognuno sembra trovarsi in una fase diversa di trasformazione.

Il tempo non si è fermato nello stesso modo dappertutto.

Si sta decomponendo davanti a noi.

Gli orologi stanno davvero “sciogliendosi”?

Perché gli orologi di dalí sono molli? Il significato della persistenza della memoria

È interessante anche il modo con cui chiamiamo normalmente queste figure.

Parliamo quasi sempre di orologi sciolti o “melting clocks”.

Dalí però li definiva soprattutto orologi molli.

La differenza non è insignificante.

Qualcosa che si scioglie sta necessariamente passando da uno stato solido a uno liquido.

Gli orologi di Dalí, invece, sembrano soprattutto aver perso la propria rigidità.

Sono flessibili.

Cadono.

Si adattano alle superfici.

Il MoMA li descrive proprio come oggetti molli e cedevoli, collegandoli alla consistenza del formaggio troppo maturo immaginato dall’artista.

Quanto è grande La persistenza della memoria?

Qui arriva una delle sorprese più interessanti.

Quando vediamo l’opera riprodotta nei libri o online potremmo immaginare un grande quadro.

In realtà è piccolissima.

La persistenza della memoria misura soltanto circa 24 × 33 centimetri.

Il MoMA la conserva nella propria collezione dal 1934. L’opera fu dipinta nel 1931 e divenne rapidamente una delle immagini più celebri di Dalí; il museo ricorda che la sua presentazione a New York nel gennaio 1932 provocò immediatamente grande attenzione.

Dalí riesce quindi a costruire uno spazio apparentemente vastissimo dentro una superficie poco più grande di un foglio.

Perché il quadro è diventato così famoso?

Perché possiede una caratteristica rara.

Si capisce immediatamente senza riuscire a spiegarlo immediatamente.

Non serve conoscere il Surrealismo per rendersi conto che qualcosa non va.

Tutti sappiamo come dovrebbe comportarsi un orologio.

Dalí prende questa conoscenza elementare e la distrugge.

L’immagine diventa quindi riconoscibile anche per chi non conosce l’artista.

Gli orologi molli hanno finito per trasformarsi in una delle immagini simbolo non soltanto di Dalí, ma dell’intero Surrealismo.

La Fundació Gala-Salvador Dalí ricorda infatti che l’opera è conosciuta anche semplicemente come The Soft Watches, “Gli orologi molli”.

Dalí tornò sulla Persistenza della memoria?

Sì.

Circa vent’anni dopo Dalí tornò direttamente sul suo quadro più celebre.

Tra il 1952 e il 1954 realizzò La disintegrazione della persistenza della memoria.

Il paesaggio e alcuni elementi della composizione originale sono ancora riconoscibili, ma il mondo sembra letteralmente disgregarsi in elementi geometrici.

È un Dalí ormai diverso.

Nel frattempo si era interessato intensamente alla fisica atomica, alla struttura della materia, alla matematica e alla religione.

È lo stesso periodo culturale che aiuta a comprendere opere come il già citato Corpus Hypercubus e altri lavori della fase mistico-nucleare dell’artista.

Il confronto tra le due opere è particolarmente interessante perché mostra come lo stesso artista abbia reinterpretato il proprio universo simbolico dopo la rivoluzione della fisica del XX secolo.

Quindi cosa significano davvero gli orologi molli di Dalí?

La risposta più prudente parte da ciò che sappiamo direttamente.

Dalí collegò la loro origine alla morbidezza di un Camembert molto maturo e parlò degli orologi come del “Camembert del tempo”.

Da quell’immagine apparentemente assurda nasce però qualcosa di molto più grande.

Un orologio dovrebbe misurare un tempo preciso e universale.

Dalí lo trasforma invece in un oggetto instabile, organico, vulnerabile alla decomposizione.

Possiamo quindi leggere La persistenza della memoria come una riflessione sulla fragilità del tempo, della memoria e della percezione, purché ricordiamo che queste sono interpretazioni dell’opera e non una formula definitiva consegnata dall’artista.

Ed è proprio qui che il quadro continua a funzionare dopo quasi un secolo.

Dalí non ci mostra semplicemente degli orologi che si sciolgono.

Prende lo strumento con cui crediamo di controllare il tempo e ci mostra che, almeno dentro la memoria e il sogno, il tempo potrebbe non obbedire affatto alle nostre regole.

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