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Lettura: Francesco Clemente a Milano: cosa vedere in Triennale prima del 6 settembre
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Francesco Clemente a Milano: cosa vedere in Triennale prima del 6 settembre

Circa 70 opere attraversano mezzo secolo di pittura tra Napoli, India e New York: dagli autoritratti alle collaborazioni con Basquiat e Warhol, le chiavi per leggere In Between prima della chiusura.

Massimo 2 ore fa Commenta! 14
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La retrospettiva In Between entra negli ultimi giorni: circa 70 opere raccontano mezzo secolo di pittura tra Napoli, India e New York, dagli autoritratti ai lavori con Basquiat e Warhol. Ecco cosa guardare e come organizzare la visita.

Contenuti
Cosa vedere nella mostra di Francesco Clemente in TriennaleMy House, My Parents e My Journey tornano insieme dopo oltre quarant’anniPerché l’India è fondamentale per capire Francesco ClementeDa Napoli a New York: cosa cambia nella pittura di ClementeGli autoritratti sono una delle chiavi della mostraAlba Clemente, Zoë Kravitz e il ritratto come relazioneCosa significa davvero In BetweenFrancesco Clemente e la Transavanguardia: perché è importanteIl legame con Napoli non scompare maiVale la pena vedere Francesco Clemente prima del 6 settembre?

La mostra Francesco Clemente. In Between alla Triennale Milano si può visitare fino a domenica 6 settembre 2026. È una delle occasioni più complete per vedere in Italia il lavoro dell’artista napoletano: il percorso raccoglie circa 70 opere dagli anni Settanta a oggi, comprese opere raramente esposte, lavori presentati per la prima volta in Italia e dipinti recenti. Non è però una retrospettiva costruita come una cronologia tradizionale: per capirla conviene seguire i continui passaggi tra identità, corpo, India, New York, autoritratto e trasformazione.

InformazioneFrancesco Clemente. In Between
Ultimo giorno6 settembre 2026
DoveTriennale Milano, Piano 0, Galleria
IndirizzoViale Alemagna 6, Milano
OpereCirca 70
CuratoriFrancesca Pietropaolo con Robert Storr
Orario mostreMartedì-domenica 10:30-20:00
Ultimo ingresso19:00
Biglietto intero indicato online14 euro
LunedìChiuso

La pagina ufficiale della mostra in Triennale Milano indica attualmente 14 euro per il biglietto intero. Triennale consiglia inoltre l’acquisto anticipato online e specifica che le mostre sono visitabili dalle 10:30 alle 20:00, con ultimo ingresso alle 19:00. Tariffe e disponibilità possono cambiare, quindi è utile controllare il sito ufficiale prima della visita.

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Cosa vedere nella mostra di Francesco Clemente in Triennale

Francesco clemente a milano: cosa vedere in triennale prima del 6 settembre

Il punto interessante di In Between è che non chiede di seguire Francesco Clemente anno dopo anno. Le opere sono messe in relazione per immagini, ritorni e corrispondenze. Un dipinto degli anni Ottanta può trovarsi vicino a un lavoro recentissimo e mostrare come alcuni temi siano rimasti aperti per decenni.

Il titolo stesso, In Between, indica una condizione di passaggio: stare nel mezzo tra luoghi, culture, identità e dimensioni differenti. È una chiave che aiuta a leggere quasi tutta la mostra.

Clemente non costruisce infatti un’identità pittorica stabile. Il corpo cambia forma, il volto diventa maschera, l’autoritratto può sembrare contemporaneamente personale e simbolico. Oriente e Occidente non vengono presentati come due mondi separati, ma come linguaggi che finiscono per contaminarsi.

Per questo non conviene cercare soltanto il dipinto più famoso. Il vero interesse della visita sta nelle connessioni tra opere lontane nel tempo.

My House, My Parents e My Journey tornano insieme dopo oltre quarant’anni

Uno dei nuclei da non trascurare è formato da My House, My Parents e My Journey, tre grandi dipinti realizzati nel 1982.

Le opere erano state presentate insieme nella mostra Zeitgeist al Martin-Gropius-Bau di Berlino e vengono ora riunite nuovamente. È un passaggio importante perché concentra già nei primi anni Ottanta tre temi che continueranno a tornare nella pittura di Clemente: casa, famiglia e viaggio.

Non sono tre semplici episodi autobiografici. In Clemente l’esperienza personale tende continuamente a trasformarsi in qualcosa di più ambiguo.

Il viaggio, soprattutto, non rappresenta soltanto uno spostamento geografico. Diventa un modo di mettere in discussione un’identità unica e definitiva.

È uno dei motivi per cui In Between funziona meglio se osservata come una rete piuttosto che come una linea del tempo.

Perché l’India è fondamentale per capire Francesco Clemente

Francesco clemente a milano: cosa vedere in triennale prima del 6 settembre

Il rapporto con l’India comincia negli anni Settanta e cambia profondamente la ricerca di Clemente.

L’artista entra in contatto con pratiche, immagini e tradizioni che introducono nella sua pittura nuovi modi di rappresentare il corpo, la spiritualità e la relazione tra individuo e universo. L’influenza indiana non va però letta come un repertorio esotico da cui prelevare simboli.

È più profonda.

Clemente mette in discussione l’idea occidentale di un’identità individuale compatta. Il corpo diventa instabile, molteplice, attraversabile.

Anche il Museum of Modern Art di New York sottolinea come il suo lavoro incorpori influenze culturali molto diverse e ricorda le collaborazioni con miniaturisti indiani, artigiani, poeti e stampatori. Il MoMA colloca inoltre Clemente sia nel clima della Transavanguardia italiana sia nella nuova pittura figurativa che emerge a New York negli anni Ottanta.

In mostra questo passaggio può essere seguito attraverso lavori storici come Two Painters del 1980 e Francesco Clemente Pinxit del 1981, fino alla serie più recente Devigarh del 2017.

Da Napoli a New York: cosa cambia nella pittura di Clemente

Francesco clemente a milano: cosa vedere in triennale prima del 6 settembre

Il secondo grande spostamento avviene nel 1981, quando Clemente si trasferisce a New York.

È un passaggio decisivo perché l’artista entra in una scena culturale molto diversa da quella italiana. Pittura, poesia, musica, graffiti e sperimentazione si incontrano in una città che in quegli anni sta producendo linguaggi destinati a segnare l’arte contemporanea.

Tra le opere che raccontano questa fase c’è Porta Coeli del 1983.

Ma ancora più interessante è osservare come Clemente inizi a lavorare direttamente con altri artisti e scrittori. In mostra compare Saxophone del 1984, realizzata con Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol, mentre il rapporto con Allen Ginsberg emerge anche attraverso il libro d’artista Images from Mind and Space.

La collaborazione non cancella l’identità di Clemente. Fa l’opposto: dimostra quanto la sua ricerca possa assorbire linguaggi differenti senza diventare uniforme.

È uno degli aspetti che collegano bene questa retrospettiva alla stagione della Transavanguardia italiana e ai suoi protagonisti, movimento nel quale Clemente viene generalmente collocato insieme a Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.

Gli autoritratti sono una delle chiavi della mostra

Francesco clemente a milano: cosa vedere in triennale prima del 6 settembre

Se c’è un soggetto da seguire lungo tutto il percorso è l’autoritratto.

Clemente ritorna continuamente sul proprio volto e sul proprio corpo, ma raramente per descriversi nel senso tradizionale del termine.

L’autoritratto diventa piuttosto un laboratorio.

Il volto può trasformarsi, perdere stabilità, assumere significati simbolici o spirituali. Guardando opere realizzate a distanza di molti anni diventa evidente quanto l’artista utilizzi se stesso come una figura da mettere continuamente in discussione.

Il MoMA considera proprio l’autoritratto uno dei soggetti ricorrenti della sua produzione e documenta, tra l’altro, le incisioni realizzate negli anni Ottanta attraverso tecniche tradizionali giapponesi.

In Triennale il tema emerge anche nel dialogo tra lavori come Father, Taoist Self-Portrait, Alba e Self-Portrait as St. John, riuniti in uno dei nuclei espositivi.

Qui il consiglio è semplice: non limitarsi a chiedersi quanto il volto rappresentato assomigli a Clemente. È più interessante osservare quanto cambi l’idea stessa di persona da un’opera all’altra.

Alba Clemente, Zoë Kravitz e il ritratto come relazione

Un altro nucleo permette di seguire l’evoluzione del ritratto.

Tra le opere esposte compaiono lavori dedicati ad artisti, amici e persone vicine a Clemente. Particolarmente importante è la presenza di Alba Clemente, moglie e figura ricorrente nella sua produzione.

Il ritratto del 1997 introduce una composizione orizzontale che ritorna anche nel più recente Alba del 2024.

A questo si affianca Portrait of Zoë Kravitz, Saint Laurent Summer 25, realizzato nel 2025 su commissione di Anthony Vaccarello.

Vedere questi lavori nello stesso percorso permette di evitare una lettura troppo semplice del ritratto come semplice rappresentazione di una persona.

Per Clemente il ritratto è anche una relazione: tra pittore e soggetto, tra presente e memoria, tra identità privata e immagine pubblica.

Cosa significa davvero In Between

Il titolo della mostra può sembrare astratto, ma diventa più chiaro procedendo tra le opere.

Clemente lavora continuamente su stati intermedi:

  • tra Oriente e Occidente;
  • tra corpo fisico e immagine mentale;
  • tra autobiografia e simbolo;
  • tra tradizione e contemporaneità;
  • tra individualità e trasformazione;
  • tra veglia, sogno e spiritualità.

Non è casuale che anche il Metropolitan Museum conservi opere della serie Dormiveglia, il cui stesso titolo indica uno stato di passaggio tra sonno e veglia. Il Metropolitan Museum of Art collega questi dipinti proprio ai temi del viaggio e della trasformazione e ricorda il peso degli anni trascorsi da Clemente in India prima del trasferimento a New York.

In Between può quindi essere letta come qualcosa di più di una retrospettiva.

Non racconta soltanto dove è arrivato Francesco Clemente. Mostra quanto, nel suo lavoro, restare in movimento sia diventato un metodo.

Francesco Clemente e la Transavanguardia: perché è importante

Clemente è uno dei nomi associati alla Transavanguardia, il movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva alla fine degli anni Settanta.

Dopo una stagione dominata da concettualismo, minimalismo e pratiche nelle quali l’oggetto artistico tradizionale era stato spesso messo in discussione, questi artisti riportano al centro pittura, immagine, colore, gesto e soggettività.

Questo non significa un semplice ritorno al passato.

La figurazione viene utilizzata liberamente, mescolando storia dell’arte, mito, memoria individuale, culture differenti e immagini contemporanee.

Il nostro approfondimento sulla mostra dedicata alla Transavanguardia e ai suoi cinque protagonisti permette di collocare Clemente accanto a Chia, Cucchi, De Maria e Paladino e di capire perché quel ritorno alla pittura abbia avuto conseguenze anche fuori dall’Italia.

Chi vuole confrontare linguaggi diversi dello stesso clima artistico può guardare anche al lavoro di Mimmo Paladino e ai suoi Dormienti: entrambi appartengono alla stessa stagione, ma arrivano a risultati visivi profondamente differenti.

Il legame con Napoli non scompare mai

Francesco Clemente nasce a Napoli nel 1952 e, nonostante una biografia costruita tra continenti diversi, il rapporto con la città resta importante.

In Between arriva inoltre dopo oltre quindici anni dall’ultima grande retrospettiva italiana dedicata all’artista, ospitata nel 2009 al Museo Madre di Napoli.

Il legame con il museo napoletano continua anche oggi. Nel recente progetto Gli anni al Madre, dedicato alla memoria dell’arte contemporanea a Napoli compaiono infatti lavori di Clemente accanto ad altri episodi della storia artistica cittadina.

È una connessione utile anche per capire quanto la definizione di artista “italiano” diventi stretta nel suo caso.

Napoli è il punto di partenza, l’India modifica profondamente il suo immaginario, New York lo mette in contatto con alcune delle figure più importanti degli anni Ottanta. Nessuno di questi luoghi, preso da solo, basta a spiegare il suo lavoro.

Vale la pena vedere Francesco Clemente prima del 6 settembre?

Sì, soprattutto se interessa la pittura contemporanea italiana e il rapporto tra culture differenti.

La forza di In Between non dipende soltanto dal numero di opere. Il valore sta nella possibilità di vedere insieme lavori provenienti da momenti molto distanti e capire quali immagini Clemente abbia continuato a trasformare per più di cinquant’anni.

È particolarmente interessante per chi vuole approfondire:

  • la Transavanguardia oltre le definizioni da manuale;
  • il rapporto tra pittura italiana e scena newyorkese degli anni Ottanta;
  • l’influenza dell’India sull’arte occidentale contemporanea;
  • l’autoritratto come strumento di trasformazione dell’identità;
  • le collaborazioni tra Clemente, Basquiat, Warhol e Ginsberg;
  • il modo in cui un artista può attraversare culture differenti senza costruire uno stile immobile.

Chi cerca invece una mostra organizzata cronologicamente potrebbe inizialmente sentirsi meno guidato. È proprio questo, però, uno dei punti del progetto: costringere l’occhio a riconoscere ritorni, somiglianze e trasformazioni anziché affidarsi semplicemente alle date.

Restano pochi giorni: Francesco Clemente. In Between chiude domenica 6 settembre 2026. Per una prima visita, più che cercare di vedere ogni opera con la stessa attenzione, conviene seguire tre fili: gli autoritratti, il passaggio tra India e New York e il rapporto tra opere degli anni Ottanta e lavori recentissimi. È lì che il titolo In Between smette di essere soltanto il nome della mostra e diventa la sua chiave di lettura.

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