Francesco Clemente. In Between chiude domenica 6 settembre 2026 alla Triennale Milano. Per l’ultimo giorno la mostra è visitabile dalle 10:30 alle 20:00, con ultimo ingresso alle 19:00. Il percorso riunisce circa 70 opere dagli anni Settanta a oggi e attraversa i temi che hanno segnato la ricerca dell’artista: autoritratto, corpo, India, New York, viaggio, spiritualità e trasformazione.
| Informazione | Francesco Clemente. In Between |
|---|---|
| Ultimo giorno | 6 settembre 2026 |
| Dove | Triennale Milano, Piano 0, Galleria |
| Indirizzo | Viale Alemagna 6, Milano |
| Opere | Circa 70 |
| Curatori | Francesca Pietropaolo con Robert Storr |
| Orario domenica | 10:30-20:00 |
| Ultimo ingresso | 19:00 |
| Biglietto intero indicato online | 14 euro |
La pagina ufficiale della mostra in Triennale Milano indica il biglietto intero a 14 euro e consiglia l’acquisto anticipato online. Chi vuole visitarla nell’ultima giornata dovrebbe evitare di arrivare vicino alle 19:00, soprattutto se intende seguire con calma i nuclei dedicati agli anni Ottanta e agli autoritratti.
Cosa vedere nella mostra di Francesco Clemente in Triennale

In Between non segue una cronologia rigida. Le opere sono accostate per immagini, ritorni e corrispondenze, così un dipinto degli anni Ottanta può dialogare con un lavoro molto più recente. La visita funziona meglio se si seguono alcuni fili ricorrenti invece di cercare un percorso lineare.
Il titolo indica una condizione di passaggio. Clemente lavora continuamente tra luoghi, culture, identità e dimensioni differenti. Il corpo cambia forma, il volto diventa maschera, l’autoritratto può essere personale e simbolico nello stesso momento.
My House, My Parents e My Journey riuniti dopo oltre quarant’anni
Uno dei nuclei più importanti è formato da My House, My Parents e My Journey, tre grandi dipinti realizzati nel 1982 e presentati insieme alla mostra Zeitgeist al Martin-Gropius-Bau di Berlino.
Le tre opere concentrano già temi destinati a tornare a lungo nella ricerca di Clemente: casa, famiglia e viaggio. Il viaggio, in particolare, non è soltanto uno spostamento geografico. Diventa un modo per mettere in discussione l’idea di un’identità unica e stabile.
Perché l’India è fondamentale per capire Clemente

Il rapporto con l’India comincia negli anni Settanta e modifica profondamente la ricerca dell’artista. Clemente entra in contatto con pratiche, immagini e tradizioni che introducono nuovi modi di rappresentare corpo, spiritualità e relazione tra individuo e universo.
Non si tratta di un semplice repertorio esotico. Nel lavoro di Clemente cambia l’idea stessa di persona: il corpo diventa instabile, molteplice e attraversabile. Il Museum of Modern Art di New York ricorda anche le collaborazioni dell’artista con miniaturisti indiani, artigiani, poeti e stampatori.
In mostra questo passaggio può essere seguito attraverso lavori storici come Two Painters del 1980 e Francesco Clemente Pinxit del 1981, fino alla serie più recente Devigarh del 2017.
Da Napoli a New York: Basquiat e Warhol

Nel 1981 Clemente si trasferisce a New York e incontra una scena in cui pittura, poesia, musica, graffiti e sperimentazione si mescolano con grande libertà. È qui che il suo percorso entra in contatto diretto con alcuni protagonisti della cultura visiva degli anni Ottanta.
Tra le opere esposte compare Saxophone del 1984, realizzata con Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol. Il rapporto con Allen Ginsberg emerge invece anche attraverso il libro d’artista Images from Mind and Space.
Questa fase aiuta a collocare Clemente nel clima della Transavanguardia italiana e dei suoi protagonisti, ma mostra anche quanto il suo lavoro abbia superato presto i confini di un singolo movimento.
Gli autoritratti sono una chiave della mostra

Se c’è un soggetto da seguire lungo tutto il percorso è l’autoritratto. Clemente ritorna continuamente sul proprio volto e sul proprio corpo, ma raramente per descriversi nel senso tradizionale del termine.
Il volto può trasformarsi, perdere stabilità e assumere significati simbolici. In Triennale il tema emerge nel dialogo tra lavori come Father, Taoist Self-Portrait, Alba e Self-Portrait as St. John.
Il punto interessante non è stabilire quanto un volto assomigli fisicamente all’artista, ma osservare come cambi l’idea di identità da un’opera all’altra.
Cosa significa In Between
Il titolo diventa più chiaro procedendo tra le opere. Clemente lavora su stati intermedi: Oriente e Occidente, corpo e immagine mentale, autobiografia e simbolo, tradizione e contemporaneità, individualità e trasformazione.
In Between può quindi essere letta come qualcosa di più di una retrospettiva. Non racconta soltanto dove è arrivato Francesco Clemente, ma mostra quanto restare in movimento sia diventato un metodo.
Francesco Clemente e la Transavanguardia
Clemente è uno dei nomi associati alla Transavanguardia, il movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva alla fine degli anni Settanta. Dopo una stagione dominata da concettualismo e minimalismo, questi artisti riportano al centro pittura, immagine, colore, gesto e soggettività.
La figurazione viene usata liberamente, mescolando storia dell’arte, mito, memoria individuale e culture differenti. Chi vuole confrontare linguaggi nati nello stesso clima può leggere anche il nostro approfondimento su Mimmo Paladino e i Dormienti.
Vale la pena vedere Francesco Clemente il 6 settembre?
Sì, soprattutto per chi è interessato alla pittura contemporanea italiana e al rapporto tra culture differenti. La forza di In Between sta nella possibilità di vedere insieme lavori molto distanti nel tempo e capire quali immagini Clemente abbia continuato a trasformare per più di cinquant’anni.
- Segui gli autoritratti lungo il percorso.
- Confronta le opere legate all’India con quelle della fase newyorkese.
- Osserva il dialogo tra lavori degli anni Ottanta e dipinti recenti.
- Dedica tempo alle collaborazioni con Basquiat e Warhol.
Domenica 6 settembre 2026 è l’ultima occasione per vedere Francesco Clemente. In Between alla Triennale Milano. Con apertura dalle 10:30 alle 20:00 e ultimo ingresso alle 19:00, la scelta più comoda è arrivare nel primo pomeriggio e lasciare almeno un’ora abbondante per il percorso.