Al MART di Rovereto Giacomo Balla non è raccontato soltanto come pittore futurista. La mostra Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna, aperta fino al 18 ottobre 2026, riunisce circa 240 opere tra dipinti, disegni, mobili, oggetti, tessuti e abiti. Il punto centrale è proprio questo: Balla voleva portare il Futurismo fuori dalla tela e trasformarlo in un modo di vestire, arredare e vivere.
Giacomo Balla al MART: date, orari e biglietti
La mostra è visitabile al MART di Rovereto dal 16 maggio al 18 ottobre 2026.
Il museo presenta per la prima volta integralmente in Italia la raccolta di opere di Giacomo Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna, una delle più importanti collezioni private dedicate all’artista.
| Informazione | Dettaglio |
|---|---|
| Mostra | Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia |
| Sede | MART, Rovereto |
| Date | 16 maggio – 18 ottobre 2026 |
| Opere | Circa 240 |
| Biglietto intero | 15 euro |
| Ridotto | 10 euro |
| Venerdì e sabato | 10:00-19:30 |
| Altri giorni di apertura | generalmente 10:00-18:00 |
| Lunedì | chiuso |
Il biglietto del MART permette inoltre di accedere alle mostre temporanee e alla collezione permanente secondo le condizioni previste dal museo.
La visita guidata del 29 agosto
Sabato 29 agosto è prevista una nuova visita guidata in italiano dedicata proprio a Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia.
La prenotazione compare nel sistema ufficiale del MART tra le visite dedicate alla mostra. Per le visite guidate del museo viene normalmente previsto un supplemento rispetto al biglietto d’ingresso e i posti disponibili possono essere limitati, quindi chi vuole partecipare dovrebbe verificare la disponibilità direttamente sul circuito ufficiale.
La visita del 29 agosto è però soltanto un trigger temporale: la mostra resta aperta fino al 18 ottobre, quindi il valore dell’esposizione va molto oltre questo singolo appuntamento.
Perché Laura Biagiotti collezionava Giacomo Balla?

Il rapporto tra Laura Biagiotti e Balla nasce nel 1986, quando la stilista visitò a Roma una mostra dedicata all’artista e alle figlie Elica e Luce.
Da quel momento Biagiotti iniziò a raccogliere sistematicamente opere di Balla, fino a diventare, insieme al marito Gianni Cigna, una delle maggiori collezioniste private dell’artista.
Non era soltanto collezionismo.
Biagiotti riconosceva nel lavoro di Balla qualcosa di molto vicino alla propria attività: la convinzione che colore, forma e movimento potessero uscire dal quadro ed entrare direttamente nell’abbigliamento e nella vita quotidiana.
Per questo il legame tra i due è particolarmente forte quando si parla di moda.
La mostra di Rovereto non mette quindi casualmente accanto dipinti e vestiti: racconta una relazione culturale precisa tra uno dei protagonisti del Futurismo e una stilista che ha costruito parte della propria ricerca osservando quell’universo.
Arte iCrewPlay aveva già raccontato un altro momento del rapporto fra moda e cultura visiva attraverso Laura Biagiotti e la sfilata all’Ara Pacis, dove abito, architettura, danza e spettacolo entravano ancora una volta nello stesso spazio creativo.
Perché Balla iniziò a progettare vestiti?
Per Balla il Futurismo non doveva rimanere confinato alla pittura.
Nel 1914 elaborò il Vestito antineutrale, un manifesto nel quale immaginava un abbigliamento completamente diverso dalla sobrietà tradizionale maschile.
Il vestito futurista doveva essere:
- dinamico;
- colorato;
- asimmetrico;
- modificabile;
- energico;
- distante dall’uniformità borghese.
L’obiettivo era quasi provocatorio: cambiare il comportamento delle persone cambiando ciò che indossavano.
Il manoscritto originale del Vestito antineutrale, acquistato da Laura Biagiotti, è presente nella mostra del MART.
Questo passaggio è fondamentale per capire perché una mostra su Balla possa contenere tessuti, gilet, mobili e oggetti senza perdere il proprio centro.
Non sono materiali accessori alla pittura.
Sono parte dello stesso progetto.
Cos’è la Ricostruzione futurista dell’universo?

Nel 1915 Balla e Fortunato Depero firmarono il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo.
L’idea era radicale: il Futurismo avrebbe dovuto trasformare l’intero ambiente umano, superando la distinzione tra arti maggiori e arti applicate.
Non più soltanto quadri e sculture, quindi, ma anche:
- mobili;
- giocattoli;
- lampade;
- tessuti;
- vestiti;
- oggetti domestici;
- scenografie;
- ambienti.
La Solomon R. Guggenheim Foundation ha descritto proprio questa dimensione multidisciplinare del Futurismo come ricerca di una sorta di opera d’arte totale, capace di coinvolgere pittura, design, moda, fotografia, musica, teatro e architettura.
È qui che Balla diventa particolarmente moderno.
L’artista non progettava soltanto un’immagine: progettava un ambiente.
Sul sito avevamo già incontrato questa idea parlando di Giacomo Balla e delle sue opere futuriste esposte da Bulgari, un altro esempio di come il suo linguaggio riesca ancora oggi a dialogare con moda, gioiello e design.
Cosa vedere alla mostra di Balla al MART
Le 240 opere permettono di attraversare più fasi della produzione dell’artista.
Non conviene quindi cercare soltanto i dipinti più celebri.
Fra gli elementi più interessanti della mostra ci sono:
- Genio Futurista;
- il manoscritto del Vestito antineutrale;
- gilet e abiti futuristi;
- studi per cravatte, sciarpe e cappelli;
- mobili;
- paralumi;
- arazzi;
- disegni;
- progetti per tappeti;
- opere legate al movimento e alla velocità.
La forza della mostra sta proprio nel passaggio continuo dal quadro all’oggetto.
Guardando queste opere diventa più semplice comprendere cosa Balla intendesse quando cercava di trasformare l’estetica futurista in un’esperienza quotidiana.
Genio Futurista: perché è l’opera da non perdere
Tra le opere più importanti esposte a Rovereto c’è Genio Futurista, realizzata nel 1925.
Il MART la presenta come la più grande opera mai realizzata da Balla.
Misura quasi quattro metri di larghezza e circa tre metri di altezza ed è un olio su tela d’arazzo caratterizzato da grandi forme geometriche, colori accesi e linee che sembrano espandersi nello spazio.
L’opera fu presentata a Parigi in occasione dell’Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne del 1925.
Non rappresenta una scena riconoscibile nel senso tradizionale.
Forme triangolari, curve e linee di forza costruiscono invece una figura astratta e monumentale nella quale è possibile intravedere una sorta di presenza umana stilizzata.
È quasi una sintesi visiva del Futurismo maturo di Balla: movimento, energia, colore e decorazione diventano una sola cosa.
Perché il Futurismo entra nella moda

Balla aveva compreso che il vestito è un oggetto visibile in movimento.
Ed è proprio il movimento uno dei grandi problemi artistici affrontati dai futuristi.
Un quadro è immobile.
Un abito no.
Cammina, si piega, ruota, cambia continuamente forma insieme al corpo.
Per un artista ossessionato da velocità e dinamismo, l’abbigliamento diventava quindi un campo di sperimentazione quasi naturale.
Non è casuale che tra le opere conservate nei principali musei internazionali Balla sia ricordato soprattutto per la ricerca sul movimento. Il Museum of Modern Art di New York conserva, per esempio, opere come Speeding Automobile e Swifts: Paths of Movement + Dynamic Sequences, costruite proprio attorno alla percezione della velocità e della sequenza.
Lo stesso principio può trasferirsi dall’automobile a una stoffa.
Il Futurismo voleva cambiare anche la vita quotidiana
La mostra di Rovereto rende evidente un elemento che nei manuali scolastici rischia di rimanere secondario.
Il Futurismo non voleva semplicemente introdurre un nuovo stile pittorico.
Voleva modificare il modo in cui l’uomo moderno percepiva il mondo.
Per questo la separazione tradizionale fra quadro, abito, arredamento e grafica perdeva progressivamente importanza.
Balla decorava mobili.
Disegnava lampade.
Inventava tessuti.
Progettava vestiti.
Trasformava la casa.
In questo senso la mostra del MART consente di leggere la sua produzione in maniera più completa rispetto alla semplice sequenza dei dipinti.
Balla e Depero: due idee simili di arte totale
Il collegamento con Fortunato Depero è inevitabile.
I due artisti firmarono insieme la Ricostruzione futurista dell’universo, ma svilupparono successivamente linguaggi personali molto riconoscibili.
Depero trasferì il Futurismo verso pubblicità, grafica, arredamento, teatro e design.
Balla lavorò invece con particolare intensità sul rapporto tra luce, movimento, colore e vita quotidiana.
Entrambi però condividevano un principio: l’arte non doveva terminare davanti alla cornice del quadro.
Per chi visita Rovereto, questo legame assume un valore particolare perché il biglietto unico del MART comprende anche Casa d’Arte Futurista Depero, permettendo potenzialmente di leggere nella stessa giornata due sviluppi differenti della stessa ambizione futurista.
Vale la pena vedere la mostra?
Sì, soprattutto se si conosce Balla quasi esclusivamente attraverso dipinti come Dinamismo di un cane al guinzaglio o le celebri ricerche sulla velocità.
Lo stile dell’avanguardia permette di vedere un artista molto più difficile da definire soltanto come pittore.
Le 240 opere costruiscono un percorso nel quale arte, moda e design si contaminano continuamente.
E il rapporto con Laura Biagiotti aggiunge un secondo livello di lettura: mostra come le idee futuriste elaborate all’inizio del Novecento abbiano continuato a influenzare la moda italiana molti decenni dopo.
La visita guidata del 29 agosto offre un’occasione immediata per approfondire questo percorso, ma non rappresenta l’ultima possibilità.
La mostra resterà al MART fino al 18 ottobre 2026.
Il motivo più interessante per andarci, quindi, non è soltanto vedere una grande collezione di Balla.
È capire perché un artista futurista arrivò a pensare che cambiare un vestito, una lampada o un mobile potesse significare cambiare l’intero universo.