Per cinquant’anni uno degli elementi più spettacolari del Museo Poldi Pezzoli di Milano è rimasto sopra le teste dei visitatori senza essere visibile. Nel Salone Dorato, il controsoffitto installato negli anni Settanta aveva nascosto la grande serliana in marmo e bronzo progettata nell’Ottocento. Il restauro concluso nel settembre 2026 l’ha riportata alla luce e ha restituito alla sala proporzioni molto più vicine a quelle originarie.
Il Salone Dorato ha riaperto al pubblico il 15 settembre 2026, dopo circa un anno e mezzo di lavori sostenuti dal World Monuments Fund. Non è solo un riallestimento estetico: il progetto permette di leggere di nuovo una stanza che la guerra e gli interventi del dopoguerra avevano trasformato radicalmente.
| Salone Dorato Poldi Pezzoli | Informazione utile |
|---|---|
| Riapertura | 15 settembre 2026 |
| Cosa è tornato visibile | La grande finestra/serliana in marmo e bronzo nascosta dal controsoffitto degli anni Settanta |
| Dove | Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano |
| Orari | Lunedì e mercoledì-domenica 10:00-18:00; martedì chiuso |
| Ultimo ingresso | 17:30 |
| Biglietto intero | 15 euro |
| Visite speciali | Giovedì alle 13:15 fino al 15 ottobre 2026, su prenotazione |
La finestra rimasta nascosta per mezzo secolo
Il dettaglio che rende questa storia diversa da un normale restauro è proprio ciò che non si vedeva più. Le indagini preliminari hanno confermato che sotto il soffitto in cartongesso installato nel 1974 era ancora intatto l’arco marmoreo della serliana ottocentesca, con elementi in bronzo. Il progetto originario era legato a Lodovico Pogliaghi, mentre le parti bronzee furono realizzate da Giuseppe Speluzzi.
Il Museo Poldi Pezzoli ha spiegato che l’intervento ha rimosso il controsoffitto e recuperato la volumetria della sala, permettendo di vedere nuovamente la grande apertura nella sua interezza. Il progetto è stato realizzato con il sostegno del World Monuments Fund, che ha inserito il recupero del Salone Dorato tra i propri interventi sul patrimonio.
La scoperta non consiste quindi in un oggetto ritrovato in un deposito, ma in una parte dell’architettura che era rimasta fisicamente al suo posto, nascosta dalle trasformazioni del secondo Novecento.
Com’era il Salone Dorato prima dei bombardamenti
Il Salone Dorato nacque nella seconda metà dell’Ottocento come ambiente di rappresentanza della casa-museo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Era pensato come uno spazio unitario: soffitto a cassettoni dorato, pareti rivestite in damasco di seta gialla, affreschi, dipinti disposti su cavalletti e una monumentale serliana aperta verso il giardino.
Quella configurazione fu spezzata nell’agosto del 1943, quando i bombardamenti su Milano distrussero il soffitto, i rivestimenti e buona parte dell’apparato decorativo. Le fotografie storiche mostrano quanto radicale fosse la perdita. Nel dopoguerra il museo venne ricostruito e riallestito, ma le nuove soluzioni modificarono progressivamente le proporzioni della stanza e finirono per occultare alcuni elementi sopravvissuti.
Il Museo Poldi Pezzoli ricostruisce questa sequenza come una storia in tre atti: la sala ottocentesca, la distruzione bellica e le reinterpretazioni del dopoguerra. Il restauro del 2026 non cancella quelle fasi, ma permette di capire meglio che cosa era rimasto nascosto e che cosa è stato possibile recuperare.
Gli arazzi tornati dopo decenni
Il recupero della volumetria ha avuto un’altra conseguenza importante: nel Salone Dorato sono tornati i due arazzi con le Storie di Amadigi di Gaula, firmati da François Spiering. Non erano esposti nella sala da decenni, perché le proporzioni assunte dall’ambiente dopo le trasformazioni novecentesche non consentivano più di ricollocarli nel loro contesto.
Con la riapertura del settembre 2026 i visitatori possono quindi osservare non soltanto la serliana restaurata, ma anche opere che contribuiscono a restituire la logica originaria della stanza. È uno dei punti più interessanti del progetto: il restauro architettonico cambia il modo in cui si leggono anche le opere mobili.
Botticelli, Piero della Francesca e Mantegna: cosa vedere oggi
Il Salone Dorato ospita alcuni dei nuclei rinascimentali più importanti della collezione. Tra le opere messe al centro delle visite speciali organizzate dal museo dopo la riapertura figurano la Madonna del Libro di Sandro Botticelli, il San Nicola da Tolentino di Piero della Francesca e la Madonna con il Bambino di Andrea Mantegna.
Per chi conosce il Poldi Pezzoli soprattutto attraverso le mostre temporanee, il nuovo Salone Dorato è anche un motivo per tornare alla collezione permanente. Negli ultimi anni il museo ha costruito diversi percorsi intorno al Rinascimento, come la mostra su Andrea Solario tra Italia e Francia. Ora il restauro permette di leggere quei capolavori dentro un contesto architettonico che torna a raccontare una parte della storia originaria della casa-museo.
Le visite del giovedì dedicate al restauro
La riapertura è accompagnata da un ciclo di visite brevi intitolato Pausa al Poldi | Speciale Salone Dorato. Gli appuntamenti si tengono il giovedì alle 13:15, durano circa trenta minuti e sono compresi nel biglietto di ingresso, ma richiedono prenotazione.
Dopo il primo incontro del 24 settembre dedicato agli arazzi, il calendario prosegue con:
- 1 ottobre 2026: Botticelli e la Madonna del Libro;
- 8 ottobre 2026: Piero della Francesca e San Nicola da Tolentino;
- 15 ottobre 2026: Mantegna e la Madonna con il Bambino.
Le informazioni e il modulo di prenotazione sono disponibili nella pagina ufficiale Pausa al Poldi.
Come visitare il Salone Dorato
Il Museo Poldi Pezzoli si trova in via Manzoni 12 a Milano, a pochi minuti a piedi dal Teatro alla Scala e dal Duomo. L’orario ordinario indicato dal museo è dalle 10:00 alle 18:00 il lunedì e dal mercoledì alla domenica, con ultimo ingresso alle 17:30. Il martedì è giorno di chiusura.
Il biglietto intero costa 15 euro; sono previste tariffe ridotte per over 65, giovani e studenti. Prima della visita conviene controllare la pagina Info utili, soprattutto se si vuole partecipare a una delle visite guidate legate al Salone Dorato.
Chi vuole costruire un itinerario culturale più ampio a Milano può collegare la visita al Poldi con altri musei del centro. Per restare sul Novecento e sulla fotografia, ad esempio, è disponibile anche il nostro approfondimento su Man Ray a Palazzo Reale.
Perché questa riapertura conta
Il punto più forte del Salone Dorato non è soltanto la bellezza dell’ambiente. Il restauro mostra in modo molto concreto come un museo possa cambiare nel tempo e come ciò che oggi sembra “storico” sia spesso il risultato di ricostruzioni, compromessi e trasformazioni successive.
Per mezzo secolo la grande finestra in marmo e bronzo è rimasta nascosta da una scelta museografica degli anni Settanta. Nel 2026 è tornata visibile non perché sia stata ricreata, ma perché era ancora lì. È questo che rende la storia particolarmente efficace: una parte dell’Ottocento sopravvissuta ai bombardamenti del 1943 è rimasta celata fino al nuovo restauro.
Il Salone Dorato può quindi essere letto insieme come opera d’arte, spazio museale e documento storico. E oggi, dopo la riapertura, è di nuovo possibile vedere come architettura, arazzi e capolavori rinascimentali dialogavano all’interno di una delle case-museo più importanti di Milano.